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I bambini sono gentili per istinto molto prima di esserlo per scelta

di Redazione

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29/07/2026

La gentilezza nasce dall’educazione o è già presente nei bambini fin dai primi anni di vita? È una domanda che da tempo interessa psicologi, neuroscienziati ed esperti di sviluppo infantile. Un nuovo studio pubblicato su Nature Human Behaviour suggerisce che le basi del comportamento prosociale emergono molto prima di quanto si pensasse. I bambini piccoli tendono, infatti, ad aiutare gli altri in modo spontaneo e intuitivo, mentre con la crescita imparano a trasformare questa inclinazione naturale in una scelta sempre più consapevole.

La ricerca, coordinata dall’Università di Milano-Bicocca insieme alla London School of Economics, all’Università di Stavanger e alla Northwestern University, ha coinvolto 537 bambini italiani tra i 3 e i 10 anni ed è tra le prime a distinguere in modo sistematico la prosocialità “di pancia” da quella frutto della riflessione.

Con il termine prosocialità gli psicologi indicano l’insieme dei comportamenti orientati al benessere degli altri come cooperare, condividere, aiutare, comportarsi in modo onesto o sacrificare un vantaggio personale per favorire qualcun altro. Comprendere come queste capacità si sviluppino durante l’infanzia è fondamentale sia per la psicologia dello sviluppo sia per la progettazione di percorsi educativi efficaci.

Per studiare il fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato alcuni dei più noti esperimenti dell’economia comportamentale, adattandoli all’età dei partecipanti. I bambini sono stati coinvolti in cinque giochi sociali nei quali la “ricompensa” consisteva in caramelle e altri dolciumi. Le prove simulavano situazioni molto diverse tra loro. In alcuni casi i partecipanti dovevano decidere quante caramelle condividere con un altro bambino sconosciuto che non avrebbe potuto ricambiare il favore; in altri dovevano scegliere se contribuire a un bene comune, se accettare una divisione ingiusta pur di ottenere qualcosa oppure rinunciare a tutto per protestare contro un trattamento iniquo. Altri test valutavano la propensione a dire la verità anche quando mentire avrebbe portato un vantaggio personale, oppure affrontavano semplici dilemmi morali ispirati al celebre “problema del carrello ferroviario”.

In totale ogni bambino ha preso 19 decisioni.

L’aspetto più originale dello studio riguarda però il modo in cui queste decisioni sono state raccolte. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due condizioni sperimentali. Nel primo gruppo dovevano rispondere entro 10 secondi, così da favorire una decisione intuitiva. Nel secondo gruppo, invece, erano obbligati ad aspettare almeno 10 secondi prima di scegliere, stimolando una riflessione deliberata. Questo semplice accorgimento ha permesso ai ricercatori di osservare come cambiasse il comportamento prosociale quando prevaleva l’istinto oppure il ragionamento.

I risultati mostrano un quadro particolarmente interessante. Nei bambini più piccoli la gentilezza emerge soprattutto nelle decisioni rapide. Quando agiscono d’istinto tendono a cooperare, condividere e aiutare gli altri più facilmente rispetto a quando sono costretti a riflettere. Con il passare degli anni, però, accade qualcosa di diverso. La prosocialità intuitiva rimane sostanzialmente stabile, mentre cresce progressivamente quella deliberativa. In altre parole, i bambini non diventano necessariamente più gentili crescendo, imparano piuttosto a sostenere con il ragionamento quelle stesse inclinazioni prosociali che da piccoli emergevano spontaneamente.

«Il risultato principale è stato che nei bambini più piccoli la prosocialità appare più forte quando decidono rapidamente, quindi in modo intuitivo», spiega Elena Nava, ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice dello studio. «Con l’età, però, la prosocialità deliberativa aumenta: i bambini più grandi non sono prosociali solo “di pancia”, ma sembrano integrare sempre di più cooperazione, altruismo e onestà in processi riflessivi».

Secondo gli autori, questo risultato supera la contrapposizione, spesso presente nel dibattito scientifico, tra chi considera la moralità un prodotto dell’educazione e chi, al contrario, ritiene che sia completamente innata. Lo studio suggerisce, infatti, una prospettiva più sfumata. I bambini sembrano possedere fin dai primi anni una predisposizione naturale verso comportamenti socialmente positivi. Lo sviluppo cognitivo non sostituisce questa intuizione, ma la rende progressivamente più stabile, flessibile e consapevole.

«Crescere non significa abbandonare l’intuizione sociale», osserva ancora Elena Nava. «Significa imparare a trasformarla in una scelta più consapevole».

Dal punto di vista teorico, la ricerca propone un nuovo modello dello sviluppo morale. Finora molti studi avevano analizzato singolarmente altruismo, cooperazione o onestà. Questo lavoro mostra, invece, che questi diversi comportamenti possono essere interpretati come manifestazioni di una stessa dimensione prosociale, la cui base psicologica cambia nel corso dello sviluppo, inizialmente sostenuta soprattutto dall’intuizione, successivamente sempre più dalla deliberazione.

Le implicazioni riguardano anche il mondo della scuola e dell’educazione. Se la tendenza ad aiutare gli altri è già presente nei bambini molto piccoli, il compito degli adulti potrebbe non essere tanto quello di “insegnare” la gentilezza da zero, quanto piuttosto quello di coltivare e rafforzare una predisposizione già esistente. Favorire esperienze di cooperazione, dialogo e condivisione potrebbe aiutare i bambini a trasformare queste inclinazioni spontanee in competenze sociali durature, capaci di guidare le loro decisioni anche quando le situazioni diventano più complesse e richiedono riflessione.

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Aggiornato il 09/04/2026

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