Oggi, 25 novembre, ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un momento per riflettere sulle problematiche del femminicidio e delle diverse forme di violenza di genere. Questa ricorrenza è stata istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite in onore delle sorelle Mirabal, attiviste politiche brutalmente assassinate nel 1960 nella Repubblica Dominicana, e il suo significato non si ferma alla mera commemorazione, ma invita a un impegno concreto e urgente contro la violenza nei confronti delle donne.
Attraverso l’analisi dell’IPSAD (Italian Population Survey on Alcohol and Other Drugs), condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è emersa la diffusione allarmante nel nostro Paese di esperienze legate a episodi di violenza nella popolazione femminile italiana: quasi 12,5 milioni di donne tra i 18 e gli 84 anni (50,9%) hanno dichiarato di essere state vittime di almeno un episodio di violenza psicologica e/o fisica nel corso della vita, ma solo il 5% ha denunciato l’accaduto.Â
Nel corso del 2022, oltre 2 milioni e mezzo di donne (10,1%) hanno riferito di stare vivendo situazioni di violenza psicologica, subendo atti di controllo, denigrazione e umiliazioni; mentre circa 12 milioni hanno sperimentato questo tipo di violenze nel corso della vita. Tali atti sono perpetrati principalmente da conoscenti/amici (34,2%), familiari conviventi (25,4%) e partner (25,1%).
Attualmente, sono circa 80.000 donne (0,3%) vittime di violenza fisica, mentre poco meno di 2 milioni (8,7%) hanno riferito di aver avuto nel corso della vita esperienze in cui persone vicine le “colpivano con forza o le trattenevano contro la loro volontà ”. Gli autori di tali atti di violenza fisica sono soprattutto familiari conviventi (46,9%) ed ex partner (35,6%). Le donne colpite da episodi di violenza sono principalmente coniugate e conviventi con il partner, e oltre la metà ha figli.
“Le donne che hanno subito episodi di violenza, sia essa psicologica o fisica, si caratterizzano per la presenza di uno stato di malessere generalizzato: dichiarano livelli più elevati di stress e/o difficoltà nel sonno e una maggiore propensione all’isolamento”, commenta Sabrina Molinaro, ricercatrice di Cnr-Ifc responsabile dello studio. “Altro elemento interessante è proprio la bassa percentuale di donne che riferisce di avere denunciato l’episodio, nonostante il forte impatto che tali violenze assumono nella gestione della quotidianità “, continua Molinaro.
“Analizzando le motivazioni, il 50,3% afferma che l’atto non era perseguibile per legge; il 16,6% afferma di aver perdonato e/o giustificato il proprio aggressore; l’11,3% non voleva più pensare all’accaduto; il 9,8% non ha denunciato per vergogna; il 7,1% per paura dell’aggressore, il 6,8% per sfiducia nel sistema giudiziario e il 6,6% per paura di non essere creduta. Dati, questi, che indicano chiaramente quanto sia importante diffondere la conoscenza del fenomeno e sensibilizzare la popolazione per contrastare le tendenze a normalizzare dal punto di vista culturale le esperienze legate alla violenza”.
SocietÃ
Violenza di genere: i dati in Italia
di Redazione
2 minuti
24/11/2023
Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship
Aggiornato il 05/15/2024