Salute

Unicef: la povertà alimentare infantile riguarda tutti

di Redazione

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L’Unicef ha introdotto il concetto di povertà alimentare infantile per mettere in evidenza la deprivazione alimentare e la scarsa qualità della dieta nella prima infanzia nel quadro degli sforzi globali per raggiungere gli obiettivi nutrizionali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Per conseguire il Goal 2 “Sconfiggere la fame” dell’Agenda 2030, è necessario un impegno globale per combattere la povertà alimentare infantile, un problema che non colpisce solo i più poveri.

L’Unicef definisce la povertà alimentare infantile come l’incapacità dei bambini di accedere e consumare una dieta nutriente e diversificata nella prima infanzia. In tutto il mondo, milioni di genitori e famiglie faticano a fornire ai bambini alimenti nutrienti e diversificati necessari per il loro pieno sviluppo. Le crescenti disuguaglianze, i conflitti, le crisi climatiche, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la sovrabbondanza di alimenti non salutari, le strategie di marketing dannose e le pratiche di alimentazione infantile inadeguate stanno condannando milioni di bambini alla povertà alimentare, compromettendo la loro crescita e sviluppo.

La povertà alimentare infantile colpisce tutti i bambini, ma è particolarmente dannosa nella prima infanzia, quando una dieta povera di nutrienti essenziali può danneggiare fortemente la sopravvivenza, la crescita fisica e lo sviluppo cognitivo, intrappolando bambini e famiglie in un ciclo di povertà e privazioni.

L’Unicef ha recentemente pubblicato il rapporto “Child Food Poverty: Nutrition deprivation in early childhood”, che per la prima volta esamina le cause e le conseguenze della privazione alimentare tra i bambini piccoli in circa 100 Paesi e vari gruppi di reddito. La ricerca offre un’analisi approfondita dello stato, delle tendenze, delle disuguaglianze e dei fattori determinanti della povertà alimentare infantile nella prima infanzia, e del loro impatto.

Le analisi si basano sul database globale dell’Unicef, che raccoglie dati provenienti da 670 sondaggi nazionali rappresentativi condotti in 137 Paesi e territori, coprendo il 90% di tutti i bambini piccoli a livello mondiale.

A livello globale, il 27% dei bambini sotto i cinque anni, pari a 181 milioni, vive in condizioni di grave povertà alimentare. La maggior parte di loro è concentrata principalmente in Asia meridionale e Africa subsahariana (68%).

Nonostante i progressi siano lenti, alcune regioni e paesi stanno dimostrando che è possibile migliorare la situazione. Tuttavia, la crisi alimentare e nutrizionale globale, i conflitti localizzati e gli shock climatici stanno aggravando la povertà alimentare infantile, soprattutto nei Paesi fragili. La pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina e i conflitti locali hanno peggiorato la situazione, con un bambino su tre nei Paesi fragili che vive in grave povertà alimentare, raggiungendo picchi del 49% in Afghanistan, 63% in Somalia e 90% nella Striscia di Gaza.

L’Unicef individua tre cause principali della grave povertà alimentare infantile: ambienti alimentari sfavorevoli, pratiche di alimentazione inadeguate nella prima infanzia e povertà delle famiglie. I sistemi alimentari, sanitari e di protezione sociale spesso non garantiscono ai bambini il diritto a una buona alimentazione.

La povertà alimentare infantile colpisce sia bambini di famiglie povere che non povere, suggerendo che il reddito familiare non è l’unico fattore determinante. Questi bambini hanno scarso accesso ad alimenti nutrienti, mentre gli alimenti non salutari sono sempre più presenti nelle loro diete.

La povertà alimentare colpisce sia le famiglie povere che quelle più ricche: il 46% dei bambini in grave povertà alimentare proviene dai due quintili più bassi di ricchezza, mentre il 54% appartiene a famiglie di ceto medio e alto. Questi bambini spesso ricevono solo latte materno, prodotti lattiero-caseari o alimenti ricchi di amido, con meno del 10% che consuma frutta e verdura e meno del 5% che consuma proteine animali. I cibi e le bevande non salutari sono sempre più presenti nelle loro diete, a causa di sistemi alimentari inefficaci, difficoltà economiche delle famiglie e pratiche alimentari inadeguate. In molti contesti, gli alimenti ultra-lavorati e le bevande zuccherate, economici e poveri di nutrienti, sono aggressivamente commercializzati e diventano la norma per l’alimentazione dei bambini.

La ricerca propone un’agenda per affrontare il problema, che include azioni per trasformare i sistemi alimentari, utilizzare i sistemi sanitari e attivare i sistemi di protezione sociale, garantendo il diritto dei bambini all’alimentazione e alla nutrizione nella prima infanzia.

Per combattere la malnutrizione infantile, governi e partner devono investire per migliorare l’accesso dei bambini a diete varie e nutrienti e porre fine alla grave povertà alimentare infantile. L’Unicef sottolinea la necessità di un’azione coordinata sia nei contesti di sviluppo che umanitari e invita governi nazionali, partner umanitari e di sviluppo, donatori, società civile e organizzazioni mediatiche, accademiche e di ricerca a:

– Considerare la riduzione della povertà alimentare infantile come fondamentale per gli obiettivi di nutrizione e sviluppo, utilizzandola come misura del successo nel garantire il diritto all’alimentazione, e destinare risorse per eliminarla.

Trasformare i sistemi alimentari per rendere gli alimenti nutrienti, diversificati e sani accessibili, economici e desiderabili per i bambini, assicurando il rispetto delle politiche di protezione.

– Utilizzare i sistemi sanitari per fornire servizi nutrizionali essenziali, come consulenza e supporto sull’alimentazione infantile, con particolare attenzione ai bambini più vulnerabili.

Attivare i sistemi di protezione sociale per rispondere alle esigenze alimentari e nutrizionali dei bambini vulnerabili e delle loro famiglie, includendo trasferimenti sociali per proteggerli dalla povertà alimentare.

– Rafforzare i sistemi di raccolta dati per valutare e monitorare la povertà alimentare infantile, individuare rapidamente gli aumenti, anche in contesti fragili e umanitari, e monitorare i progressi nella sua riduzione.

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Aggiornato il 06/27/2024

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