Il lavoro da remoto, esploso durante la pandemia di Covid-19, è diventato una componente stabile dell’organizzazione del lavoro anche in Italia. Tuttavia, nonostante la forte crescita degli ultimi anni, il nostro Paese rimane ancora al di sotto della media europea per diffusione dello smart working. È quanto emerge da un’analisi basata sui dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni dell’Istat, che fotografa come il lavoro a distanza stia progressivamente trasformando il rapporto tra attività professionale, tempo libero e vita familiare.
Nel 2023 circa 3,4 milioni di occupati, pari al 13,8% del totale, hanno svolto almeno un giorno di lavoro da remoto nelle quattro settimane precedenti la rilevazione. Si tratta di un valore quasi triplicato rispetto al periodo precedente alla pandemia. Nel 2019, infatti, solo il 4,8% dei lavoratori utilizzava questa modalità . Dopo il picco registrato nel 2021, quando la quota aveva raggiunto il 15,1%, il fenomeno sembra essersi stabilizzato su livelli comunque molto più elevati rispetto al passato.
Il lavoro agile, dunque, non appare più come una soluzione emergenziale, ma come una forma organizzativa ormai consolidata. La possibilità di lavorare da casa o da luoghi diversi dall’ufficio ha contribuito a ridefinire il confine tra vita privata e lavoro, riducendo i tempi di spostamento e offrendo maggiore flessibilità nella gestione delle attività quotidiane.
Nonostante questa crescita, però, il confronto internazionale mostra come l’Italia resti indietro rispetto ad altri Paesi europei. Secondo i dati Eurostat, nel 2023 solo il 5,9% degli occupati italiani ha lavorato da remoto per almeno metà dei giorni lavorativi, contro una media dell’Unione europea del 9,1%. In alcuni Paesi del Nord Europa il fenomeno è molto più diffuso: in Finlandia e Irlanda, ad esempio, oltre un lavoratore su cinque svolge abitualmente la propria attività da casa.
Lo smart working in Italia non è distribuito in modo uniforme sul territorio. Le percentuali più alte si registrano nelle grandi aree urbane e nelle regioni economicamente più dinamiche. Lazio e Lombardia guidano la classifica nazionale. A Milano lavora da remoto il 38,3% degli occupati, mentre a Roma la quota sfiora il 30%. Questa concentrazione riflette la struttura produttiva delle grandi città , dove sono più diffusi settori e professioni compatibili con il lavoro a distanza.
Un altro elemento che emerge con chiarezza riguarda il livello di istruzione. Più alto è il titolo di studio, maggiore è la probabilità di lavorare da remoto. Tra i laureati, ad esempio, circa il 29% ha sperimentato almeno qualche giorno di lavoro a distanza. Il fenomeno riguarda soprattutto le professioni altamente qualificate, dove l’autonomia organizzativa e l’uso delle tecnologie digitali rendono più semplice svolgere le attività fuori dall’ufficio.
Anche i settori economici mostrano differenze marcate. Il lavoro agile è particolarmente diffuso nei servizi di informazione e comunicazione, dove coinvolge oltre il 60% degli occupati, e nelle attività finanziarie e assicurative, con una quota superiore al 43%. Si tratta di ambiti in cui gran parte delle mansioni può essere svolta attraverso strumenti digitali, senza la necessità di una presenza fisica continua.
Lo smart working appare, inoltre, leggermente più diffuso tra le donne rispetto agli uomini. Nel 2023 lo ha utilizzato il 15,2% delle lavoratrici, contro il 12,7% dei lavoratori. Per molte persone il lavoro a distanza rappresenta soprattutto una possibilità di migliorare la conciliazione tra lavoro e vita familiare, uno degli aspetti più citati tra i benefici percepiti.
La diffusione del lavoro agile, tuttavia, solleva anche nuove sfide. Se da un lato offre maggiore flessibilità e riduce i tempi di spostamento, dall’altro richiede un ripensamento degli spazi domestici, delle modalità di collaborazione e delle politiche aziendali. Inoltre, la sua distribuzione diseguale rischia di ampliare le differenze tra settori e categorie professionali.
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Smart working in Italia: aumentato, ma siamo ancora sotto la media europea
di Redazione
3 minuti
12/03/2026
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Aggiornato il 03/19/2026