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Ritiro sociale tra gli adolescenti italiani: è allarme

di Redazione

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09/02/2025

Negli ultimi anni, il fenomeno del ritiro sociale tra gli adolescenti italiani ha assunto proporzioni preoccupanti, con un incremento significativo dopo la pandemia da Covid-19. Una recente ricerca condotta dal gruppo ‘Mutamenti sociali, valutazione e metodi’ (MUSA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpps) ha individuato i principali fattori che contribuiscono all’isolamento tra gli adolescenti e ha evidenziato come questa tendenza possa trasformarsi in una vera emergenza sociale.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, ha analizzato i dati raccolti nel 2019 e nel 2022 su un campione rappresentativo di adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni. Utilizzando interviste assistite da computer (CAPI), i ricercatori hanno identificato tre profili di adolescenti: le farfalle sociali, gli amico-centrici e i lupi solitari. È proprio in quest’ultimo gruppo che si riscontra un numero crescente di ragazzi e ragazze che evitano completamente la socialità extrascolastica. Il dato più allarmante è che il numero di adolescenti classificati come “ritirati sociali” è quasi raddoppiato, passando dal 5,6% del 2019 al 9,7% del 2022. Ancora più preoccupante è l’aumento dei “lupi solitari”, triplicati nello stesso periodo dal 15% al 39,4%.

Secondo i ricercatori, il fenomeno del ritiro sociale è determinato dall’interazione di diversi fattori psicologici e relazionali. Tra le principali cause emergono la scarsa qualità delle relazioni familiari, soprattutto con la madre; la bassa fiducia nelle relazioni, in particolare verso genitori e insegnanti; le esperienze di bullismo e cyberbullismo, che alimentano un senso di insicurezza e inadeguatezza; l’iperconnessione ai social media, che riduce le interazioni reali e la scarsa attività sportiva accompagnata da insoddisfazione per il proprio corpo, fattori che influiscono in maniera negativa sull’autostima.

L’iperconnessione ai social, in particolare, è stata identificata come un fattore chiave: sebbene inizialmente favorisca la socializzazione virtuale, nel tempo può condurre all’autoisolamento e a un crescente distacco anche dal mondo online. Questo processo progressivo può portare a una condizione simile a quella degli hikikomori giapponesi, giovani che si chiudono completamente nella propria stanza evitando ogni contatto con il mondo esterno.

A differenza di quanto si è ipotizzato in passato, il ritiro sociale non colpisce solo particolari fasce di popolazione. Lo studio ha dimostrato che il fenomeno è diffuso senza sostanziali differenze di genere, area geografica o status socio-economico. Ciò indica che il problema non è legato esclusivamente a condizioni di disagio economico o scolastico degli adolescenti, ma sta diventando un fenomeno globale ed endemico.

Gli autori dello studio sottolineano l’urgenza di interventi educativi e di supporto per prevenire e contrastare il ritiro sociale. È fondamentale sensibilizzare genitori e insegnanti affinché riconoscano i segnali di isolamento nei ragazzi; promuovere attività extrascolastiche che favoriscano la socializzazione e il benessere psicofisico; contrastare il bullismo e il cyberbullismo, riducendo così uno dei principali fattori di insicurezza; regolare l’uso dei social media, educando gli adolescenti a un rapporto più equilibrato con la tecnologia.

Il gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps ha avviato una nuova indagine longitudinale denominata Mutamenti Interazionali e Benessere, che si svilupperà nei prossimi cinque anni. Lo studio coinvolgerà migliaia di adolescenti italiani per monitorare l’evoluzione del fenomeno e individuare strategie più efficaci per prevenire il ritiro sociale. Il rischio, infatti, è che il fenomeno diventi sempre più radicato e difficile da contrastare. Affrontare questa sfida con interventi mirati e una maggiore consapevolezza collettiva è essenziale per garantire il benessere delle nuove generazioni e prevenire un’emergenza sociale di ampia portata.

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Aggiornato il 01/29/2025

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