Società

Ricerca e innovazione in Italia: a che punto siamo?

di Redazione

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È stata presentata lo scorso 18 gennaio a Roma, presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche il risultato della quarta edizione della “Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia. Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia”. A presenziare il Presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza e il Direttore del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Dsu) del Cnr Salvatore Capasso. Sono emerse due diverse visioni di scienza: una prima definita di scienza “tangibile”, cioè in grado di rendere le nostre vite più semplici, confortevoli e sane e una seconda di scienza “salvifica”, in grado cioè di fornire risposta a qualsiasi tipo di problema (visione, questa, che non favorisce la partecipazione ai temi tecno-scientifici). Investire sulla crescita delle conoscenze nella società si conferma un obiettivo essenziale per valorizzare una fiducia costante e matura nella scienza e per alimentare una relazione costruttiva tra scienza e società, che non sia di disinteresse e distanza, ma di vicinanza e dialogo. 

Il documento (che può essere consultato in forma integrale al link
https://www.dsu.cnr.it/relazione-sulla-ricerca-e-linnovazione-in-italia/) è frutto della collaborazione fra l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Cnr-Irpps), l’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile (Cnr-Ircres) e l’Istituto per gli studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie (Cnr-Issirfa). Delinea, attraverso dati quantitativi, la posizione del nostro Paese rispetto al contesto internazionale, approfondendo tematiche di interesse nell’attuale dibattito sulla politica della scienza e dell’innovazione.  

“Nel momento di profonda trasformazione che il mondo della ricerca sta attraversando a livello globale, è particolarmente importante fermarsi a riflettere sul contesto nazionale in cui operiamo, prendere coscienza dei dati, dei numeri e poter misurare il grado di innovazione anche in rapporto ad altre realtà internazionali”, ha affermato la Presidente Carrozza. “Questa Relazione rappresenta, pertanto, un’utile occasione di confronto e uno stimolo a migliorare rivolto a tutta la comunità di ricercatori e ricercatrici, studiosi e innovatori del nostro Paese”.




La Relazione è articolata in cinque capitoli: il primo riguarda il tema dell’assegnazione competitiva di finanziamenti pubblici per lo svolgimento di progetti di ricerca e sviluppo presentati in risposta a bandi pubblici competitivi, analizzati nel periodo 2012-2021 e comparati con programmi analoghi in Austria, Germania, Svizzera e Regno Unito. Relativamente al quadro italiano, dall’analisi emerge una bassa numerosità degli strumenti competitivi attivati e un ridotto orientamento degli strumenti di finanziamento verso obiettivi di ricerca collegati alle grandi sfide sociali e alle Tecnologie Abilitanti lanciate dai Programmi Quadro Europei. Una novità è, tuttavia, rappresentata dal PNRR, che sta fornendo risorse per una massiccia quantità di nuovi investimenti da cui scaturirà un ri-finanziamento per lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche.  

Il secondo capitolo della Relazione riguarda l’impatto della mobilità dei dottorandi offrendo una riflessione su quanto sia importante, nel mondo globalizzato, svolgere un’esperienza internazionale già durante il dottorato di ricerca. I dati, acquisiti attraverso il database “Mobility Survey of the Higher Education Sector” (More), prendono in esame ricercatori e dottorandi in oltre trenta Paesi europei, di cui il 35% italiani. Emerge come la mobilità favorisca le opportunità di formazione e di crescita personale, la conoscenza diretta di ambiti lavorativi diversi da quelli nazionali, la creazione e il consolidamento di una rete di contatti personali, di fatto ampliando le possibilità di trovare lavoro e accedere a salari più alti.

Il terzo capitolo, invece, parla delle tendenze brevettuali. I brevetti anticipano di qualche anno quelli che saranno i prodotti, processi e servizi introdotti nell’economia e nella società. L’analisi comparata dei profili di specializzazione tecnologica con i principali Paesi dell’area OCSE mostra come l’Italia sia prevalentemente specializzata in industrie tradizionali, quelli associati al Made in Italy, non avendo ancora sviluppato adeguate competenze in quei settori ad alto contenuto tecnologico che presentano maggiori opportunità economiche. Fa eccezione il settore delle “microstrutture e nanotecnologie”, in cui il nostro Paese vanta una quota brevettuale superiore al 3% del totale mondiale. Il profilo di specializzazione italiano è in linea con quelli degli altri Paesi europei. Anche l’attività brevettuale italiana riflette il ristretto numero di grandi imprese moderne e, al contempo, la presenza di un numero elevato di imprese di piccole e medie dimensioni.

Strettamente legato a questo tema, è l’argomento del quarto capitolo, ovvero il trasferimento tecnologico della ricerca pubblica, analizzato attraverso la lente delle strutture impegnate a gestirne l’attuazione e l’efficacia (Uffici di Trasferimento Tecnologico o “TTO”), il cui compito è appunto quello di mettere in connessione mondo accademico e imprese. L’analisi si sofferma su esperienze e modelli di successo quali l’Oxford University Innovation Office (Regno Unito), la KU Leuven Research & Development – Tech Transfer Office (Belgio), la società Max Planck Innovation di supporto al Max Planck Institute (Germania), il Dipartimento Innovazione e Relazioni con le Imprese (Dire) del Centre National de la Recherche Scientifique (Francia). Emerge un progressivo miglioramento delle prestazioni dei TTO che operano a livello nazionale a sostegno di Università ed Enti Pubblici di Ricerca, anche se permane ancora un divario in termini di risorse destinate a sostenere l’interazione pubblico-privato in materia di processi di innovazione. Anche in questo caso, un ruolo strategico può essere svolto dal PNRR che ha stanziato importanti risorse a favore del trasferimento tecnologico. 

L’ultimo capitolo è dedicato a “Visioni di scienza e fiducia nei vaccini” e prende in esame dati di indagini internazionali (in particolare gli Eurobarometri sui vaccini e su Scienza e Tecnologia e il Wellcome Global Monitor) facendo emergere alcune questioni legate alle relazioni tra scienza e società quali la propensione a vaccinarsi, la relazione tra efficacia e sicurezza nella percezione dei vaccini, l’individuazione di diverse visioni di scienza nell’opinione pubblica. Con specifico riferimento alla fiducia nei vaccini, è interessante vedere come la percentuale di popolazione italiana che ritiene che i vaccini siano efficaci, registrata dalle indagini Eurobarometro tra 2019 e 2022, sia aumentata in seguito alla pandemia di ben 14 punti percentuali, raggiungendo il 92% e superando così la media europea.

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Aggiornato il 05/15/2024

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