Nella Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini, esperti e neuroscienze concordano sul fatto che il gioco libero non è tempo perso, ma la principale forma di apprendimento tra 0 e 6 anni. Eppure, nella società dell’iper-prestazione, proprio il diritto a giocare è sempre più compromesso.
Rispondere con “ho giocato” alla domanda “cosa hai fatto oggi?” oggi, spesso, inquieta gli adulti. Cresce, infatti, la convinzione che i bambini piccoli perdano tempo se non impegnati in attività strutturate, misurabili, orientate alla performance. È un fraintendimento culturale profondo, come ci dice la pedagogista Giovanna Giacomini. Nella fascia 0-6, giocare è apprendere. E privare i bambini del gioco significa indebolire le fondamenta del loro sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
Nella nostra società il gioco infantile viene spesso visto come un passatempo marginale. I genitori, temendo di “non fare abbastanza”, riempiono le giornate dei figli di attività guidate, corsi, schede e impegni su modello mini-adulto. Il risultato? Meno spazio per il gioco spontaneo che, invece, costituisce la base dello sviluppo delle funzioni esecutive, della motricità , della creatività e dell’autonomia.
Paradossalmente, mentre il gioco viene sottratto ai bambini, il mondo del lavoro lo riscopre come strumento strategico: serious games, simulazioni, team building sono oggi metodi diffusi per migliorare soft skills, creatività e collaborazione. Il settore dei serious games è destinato a più che raddoppiare entro il 2030, dai 17,6 ai 38,7 miliardi di dollari, e quello del team building supererà i 10 miliardi entro il 2033.
«È assurdo. Per i bambini il gioco non è considerato produttivo, mentre per gli adulti diventa lo strumento principe per sviluppare eccellenza e competenze», osserva la pedagogista Giovanna Giacomini, ideatrice del portale Edu-wow.com. «L’ansia da prestazione porta i genitori a sostituire il gioco libero con attività strutturate, soffocando autonomia e creatività ».
Il gioco è una necessità biologica. Durante il gioco libero il cervello attiva le aree responsabili dell’apprendimento, del problem solving, della regolazione emotiva e della motivazione. Si rafforzano le connessioni neuronali, si stabilizzano competenze motorie e cognitive, si sviluppano le funzioni esecutive, fondamentali per tutta la vita.
La Dott.ssa Giacomini propone una classificazione delle principali tipologie di gioco e delle loro funzioni:
– Gioco motorio, rafforza equilibrio, propriocezione, coordinazione, autoregolazione.
– Gioco rischioso controllato, sviluppa coraggio, gestione della paura, resilienza.
– Gioco costruttivo, potenzia logica, concentrazione, problem solving.
– Gioco simbolico, alimenta linguaggio, empatia, competenze sociali.
– Giochi di regole, allenano memoria, gestione della frustrazione, capacità cooperative.
– Gioco sociale, costruisce capacità relazionali e fiducia.
La creatività , sottolinea la pedagogista, non nasce da giocattoli preconfezionati, ma da materiali aperti e non strutturati. Un bastoncino può diventare qualunque cosa, attivando processi cognitivi complessi.
Molti genitori dichiarano di non sapere “come si gioca” con i figli senza strumenti o giochi strutturati. Da qui nasce l’idea della “valigia dei giochi“, una selezione di materiali semplici – teli, scatole, elementi naturali – per stimolare fantasia e autonomia anche a casa. Il gioco del nascondino, ad esempio, è un laboratorio emotivo. Infatti, il bambino che esce subito segnala bisogno di rassicurazione, mentre il bambino che resta nascosto più a lungo manifesta ricerca di autonomia. Il gioco permette di osservare e comprendere lo sviluppo emotivo in modo immediato e naturale.
La pedagogista Giacomini ci fornisce alcune indicazioni pratiche per favorire il gioco dentro e fuori casa: dedicare almeno un’ora al giorno al gioco libero; privilegiare spazi aperti e materiali naturali; non avere paura di acqua, fango, prato; seguire il ritmo del bambino, senza imporgli obiettivi; giocare insieme a lui, perché la relazione è parte del gioco.
Un’infanzia priva di gioco libero porta a un aumento dell’ansia, della fragilità emotiva e della difficoltà nell’affrontare situazioni impreviste. I bambini cresciuti “sotto una campana di vetro”, sempre protetti e mai messi alla prova, diventano adulti più vulnerabili e meno resilienti.
«Il gioco è una forma di pensiero», conclude Giacomini. «Senza gioco si impoveriscono creatività , autonomia, capacità cognitive e regolazione emotiva. È tempo di restituire ai bambini ciò che spetta loro: il diritto di giocare davvero».
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Restituiamo tempo al gioco libero
di Redazione
3 minuti
19/11/2025
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Aggiornato il 11/25/2025