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Ecco perché la scienza è donna

di Redazione

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“La presenza delle donne nelle istituzioni concorre ad aumentare il tasso di democrazia e sono convinto che, poste ai vertici degli apparati, sappiano trasmettere la loro autorevolezza molto meglio degli uomini. Basta con le congreghe dei maschi, largo alle donne”. A ricordare queste parole, pronunciate dal professor Giuliano Amato, neoeletto Presidente della Corte Costituzionale, è stata la giornalista Nicoletta Cozza, moderatrice della quarta edizione di “Donne nella scienza”, l’evento organizzato dalla Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – VIMM e l’Università di Padova, in collaborazione con la Fondazione Marisa Bellisario, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, celebrata lo scorso 11 febbraio.

Un giorno dedicato alla promozione del cambiamento, alla sensibilizzazione e alla comprensione del ruolo e dell’importanza delle figure femminili nello straordinario mondo della scienza.

L’evento, svoltosi prezzo l’Università degli Studi di Padova e trasmesso in diretta online (si può rivedere qui) , si è aperto con i saluti di Francesco Pagano, presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – VIMM, e l’intervento di Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova e Stefania Zattarin, rappresentante della Fondazione Marisa Bellisario. “I dati parlano chiaro: in tutto il mondo, attualmente, solo il 28% delle ricercatrici sono donne e solo 20 premi Nobel sono stati assegnati ad una di loro a fronte di ben 585 andati agli uomini. È necessario dare fiducia alle donne, lasciare pari opportunità. C’è ancora molto da fare ma, nel nostro ateneo, devo dire che si registrano dati positivi: ad esempio, la presenza di studentesse nei corsi di laurea STEM supera ormai il 30%. Inoltre, in ambito medico la tendenza si è completamente invertita: quest’anno all’esame d’ingresso per la facoltà di medicina dell’Università di Padova abbiamo avuto 3000 candidati, di cui solo 900 erano uomini”, ha dichiarato Daniela Mapelli.

Sono seguite due tavole rotonde composte da nomi di rilievo del panorama scientifico femminile: la prima ha visto protagoniste Gaya Spolverato, ricercatrice Clinica Chirurgica presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche e delegata della Rettrice alle Politiche per le pari opportunità – Università di Padova, Milena Bellin, Principal Investigator VIMM e professoressa ordinaria Dipartimento di Biologia – Università di Padova, e Alice Pretto, Presidente Essay Group S.r.l. e Presidente Gruppo Giovani Imprenditori – Assindustria Venetocentro.

“È importante dare alla propria vita un equilibrio che definisco fluido: ci saranno fasi in cui si lavorerà tanto in sala operatoria, altre in cui bisognerà investire più sulla ricerca, così come, per una donna, ci sarà un periodo in cui stare a casa sei mesi per dare alla luce un figlio. Voglio dirvi una cosa, è giusto che sia così, nessuno vi porterà via le skill che avete acquisito se avete puntato sulla formazione e sulla professionalizzazione. I numeri sono in evoluzione ma lasciano ancora molto riflettere: bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica, abbattere gli stereotipi e promuovere le donne nella scienza così come nella leadership in generale”, ha detto Gaya Spolverato.

A parlare di passione e di quanto questa sia il vero motore che muove una persona a fare ricerca, è stata Milena Bellin che ha raccontato di cosa si occupa: “Preleviamo dal paziente un campione di pelle o sangue e, in laboratorio, attraverso tecniche trasformiamo le cellule della pelle, ad esempio, in cellule staminali e le facciamo diventare cellule del cuore. Con queste costruiamo dei piccoli cuoricini sui quali andiamo a studiare i meccanismi molecolari alla base delle malattie, testiamo farmaci, trattamenti per prevenire le malattie cardiache. Siamo solo all’inizio di una sperimentazione che ha come punto di arrivo lo sviluppo di una medicina personalizzata”.

Alice Pretto ha, invece, raccontato quanto le donne siano fondamentali all’interno dell’azienda di cui lei, donna, è manager: “Il nostro organico è formato per il 45% da donne, siamo una grande squadra e la componente femminile per noi che ci occupiamo di saldatura ad alta frequenza su materia plastica morbida, è fondamentale. L’attenzione al dettaglio, la delicatezza, la cura dei particolari sono aspetti vitali nella nostra produzione. Il mio ruolo in Confindustria, invece, mi ha resa consapevole del fatto che la strada sta cambiando: soltanto nel nostro gruppo giovani di Padova e Treviso, il 37% degli iscritti sono giovani imprenditrici. Può sembrare un numero basso ma in realtà per me non lo è, significa che sta cambiando la mentalità”.

L’evento è proseguito con la seconda tavola rotonda a cui hanno preso parte Sara Montagnese, professoressa associata presso il Dipartimento di Medicina – Università di Padova, Cecilia Laterza, ricercatrice VIMM e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria industriale – Università di Padova, e Martha Giovanna Pamato, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Geoscienze – Università di Padova.

“La disciplina di cui mi occupo aggrega molte donne, è sempre stato un settore dominato da giganti al femminile, basti pensare che al momento sia la presidentessa della società europea che quella della di società americana di cronobiologia sono donne. Inoltre, per la medicina del sonno e lo studio dei ritmi circadiani è un momento speciale. Nel 2017 il premio Nobel per la medicina è andato a tre colleghi che hanno contribuito a spiegare i meccanismi molecolari che sottendono i ritmi circadiani e da allora c’è stata una spinta di ricerca straordinaria”, ha dichiarato Sara Montagnese, consigliando agli spettatori di vivere secondo le proprie inclinazioni, di assecondarsi per evitare conseguenze importanti sulla propria salute.

A raccontare la sua ricerca sulle cellule staminali, ma stavolta nel cervello, e a esortare i giovani ad andare all’estero per poi tornare a casa, è stata, invece, Cecilia Laterza: “A partire dalle cellule del paziente, riesco a rigenerare in forma ovviamente molto semplificata dei piccoli organoidi; quindi, dei mini-cervelli che rispecchiano le caratteristiche del paziente da cui li ho creati, molto utili per studiare malattie e sviluppare terapie paziente specifiche. Ritengo che sia molto importante investire sulla propria carriera, sulla propria formazione e rendersi uniche da un punto di vista di competenze. Per farlo è necessario confrontarsi con nuove realtà, frequentare università estere è un passaggio chiave soprattutto nell’ambito della ricerca biomedica. Nel mio caso, ad esempio, ho portato dalla Svezia molte tecniche che ora utilizziamo in università a Padova, mixando l’ingegneria con biologia per cercare di riconnettere il cervello con alcuni tessuti circostanti dopo un trauma”.

A chiudere è stata Martha Giovanna Pamato parlando della sua ricerca, di quanto sia stato importante l’appoggio dei genitori e, soprattutto, della sua lunga e positiva esperienza all’estero compensata dal desiderio, ora realizzato, di tornare a casa. “Sono una geologa e sapevo di volerlo essere da quando avevo otto anni. Mi sono laureata a Padova e ho deciso di studiare i processi che avvengono all’interno della terra, in profondità. Sono andata in Germania e sono rimasta quasi sei anni e mezzo, dopodiché sono stata negli Stati Uniti, a Londra, e poi, dopo quasi undici anni all’estero, ho deciso che era l’ora di tornare a casa, perché volevo portare tutta questa conoscenza che ho ricevuto all’estero nel mio Paese, volevo tornare a fare ricerca in Italia. In tutto il mio percorso, ho avuto come supervisor due donne, mamme di tre figli, grande fonte di ispirazione per me, mi hanno sempre motivata ad andare avanti e credere in me stessa. Questo è qualcosa che vorrei essere in grado di fare anche io in futuro, per i ragazzi e le ragazze che incontrerò nel corso della mia carriera. È fondamentale cercare di avere intorno persone a cui aspirare, con cui confrontarsi costantemente”.

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