L’Italia continua a fare i conti con fattori di rischio per la salute ampiamente diffusi, ma in parte modificabili. È questo il quadro che emerge dal nuovo report pubblicato dall’ISTAT, che analizza quattro grandi determinanti degli stili di vita: eccesso di peso, sedentarietà , fumo e consumo di alcol. Si tratta di comportamenti che, insieme, sono responsabili di una quota rilevante delle malattie croniche non trasmissibili, oggi tra le principali cause di morte nel mondo.
Nel 2025, quasi la metà degli adulti italiani si trova in una condizione di eccesso di peso. Il dato è pari al 46,4%, corrispondente a oltre 23 milioni di persone, di cui circa 5,7 milioni obese. Si tratta di un valore sostanzialmente stabile negli ultimi anni, ma che nasconde una tendenza più profonda. Nell’arco dell’ultimo decennio l’obesità è aumentata, passando dal 9,8% all’11,6%, mentre il sovrappeso è leggermente diminuito. Questo significa che, pur non crescendo nel complesso, il fenomeno tende a spostarsi verso forme più gravi e più rischiose per la salute.
La situazione riguarda anche i più giovani. Tra i bambini e gli adolescenti tra i 3 e i 17 anni, circa uno su quattro è in eccesso di peso (26%), con picchi che raggiungono il 34,1% nelle regioni del Sud. Si tratta di un dato particolarmente rilevante perché l’obesità infantile aumenta il rischio di sviluppare patologie croniche già in età adulta, come diabete e malattie cardiovascolari.
Accanto al peso corporeo, un altro elemento centrale è la sedentarietà . Nel 2025 il 30,8% della popolazione dichiara di non praticare né sport né attività fisica nel tempo libero, una quota in calo rispetto all’anno precedente, ma ancora molto elevata. Il fenomeno presenta forti disuguaglianze sociali: tra le persone con basso livello di istruzione la sedentarietà raggiunge il 49,8%, mentre tra i laureati scende al 15%. Anche il genere e l’età giocano un ruolo importante: le donne risultano più sedentarie degli uomini (34,2% contro 27,2%) e la quota cresce significativamente con l’avanzare dell’età .
Nonostante l’Italia presenti livelli relativamente più bassi di obesità rispetto ad altri Paesi europei, si distingue negativamente proprio per la scarsa diffusione dell’attività fisica, spesso al di sotto delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità . Questo squilibrio rappresenta un elemento critico, perché la sedentarietà è un fattore di rischio indipendente per numerose patologie.
Il quadro si completa con i comportamenti legati al consumo di sostanze. Nel 2025 il 18,6% della popolazione di 11 anni e più si dichiara fumatore, mentre il 15,1% presenta almeno un comportamento di consumo di alcol a rischio. Se da un lato si osserva una leggera diminuzione del fumo tradizionale, dall’altro cresce rapidamente l’uso di dispositivi alternativi: in soli quattro anni il consumo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato, passando dal 3,9% al 7,4%. Questo spostamento solleva nuove questioni di salute pubblica, ancora oggetto di studio.
Per quanto riguarda l’alcol, il dato complessivo nasconde dinamiche diverse. Diminuisce il consumo abituale eccedentario, ma aumentano gli episodi di binge drinking, cioè l’assunzione di grandi quantità di alcol in un’unica occasione. Si tratta di comportamenti particolarmente diffusi tra i giovani e associati a rischi acuti, oltre che cronici.
Nel loro insieme, questi fattori contribuiscono in modo significativo al carico di malattia. Secondo il Piano Nazionale della Prevenzione, sono responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili. Non sorprende, quindi, che oltre la metà della popolazione adulta italiana (51,1%) presenti almeno una patologia cronica se si include anche l’obesità , riconosciuta oggi come una vera e propria malattia.
Un elemento chiave che emerge dal report è il ruolo delle disuguaglianze sociali e territoriali. Nel Mezzogiorno, ad esempio, quasi una persona su due è in eccesso di peso, con valori superiori al 50% in alcune regioni come Campania, Puglia e Sicilia. Anche la sedentarietà è più diffusa nelle aree meridionali, delineando un chiaro gradiente geografico che riflette differenze socioeconomiche, culturali e di accesso alle opportunità di salute.
La buona notizia è che tutti questi fattori sono, almeno in parte, modificabili. Il monitoraggio continuo, la diagnosi precoce e le politiche di prevenzione rappresentano strumenti fondamentali per ridurre l’impatto delle malattie croniche. In questa direzione si inseriscono anche recenti interventi normativi, come il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e l’avvio di programmi nazionali dedicati alla prevenzione e al trattamento.
La sfida, tuttavia, non è solo sanitaria ma anche culturale. Promuovere stili di vita più sani significa intervenire su abitudini radicate, condizioni sociali e contesti ambientali. Significa, in altre parole, ripensare il modo in cui viviamo quotidianamente il nostro corpo, il movimento, l’alimentazione e il rapporto con sostanze come alcol e tabacco.
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Quali sono i maggiori fattori di rischio per la nostra salute?
di Redazione
3 minuti
19/04/2026
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Aggiornato il 04/08/2026