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Progetto “A Scuola con ABC”, quando la fragilità diventa una risorsa per tutta la classe

di Redazione

4 minuti

30/04/2026

In un contesto in cui il bullismo continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema educativo, cresce l’esigenza di strumenti efficaci per promuovere inclusione, empatia e benessere tra gli studenti. Un progetto sviluppato a partire dall’esperienza ospedaliera dei bambini sottoposti a interventi chirurgici sta offrendo una prospettiva innovativa, trasformare la fragilità in una leva educativa capace di coinvolgere l’intero gruppo classe.

Secondo dati Istat, quasi il 70% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni dichiara di aver subito almeno un episodio offensivo o violento nell’arco di un anno, mentre oltre il 20% ne è vittima in modo sistematico. A questo si aggiunge un altro elemento critico cioè l’aumento degli studenti con disabilità, cresciuti del 26% negli ultimi cinque anni, in un sistema scolastico che, pur essendo tra i più inclusivi in Europa, fatica a garantire piena integrazione sociale. Il risultato è che proprio gli studenti più vulnerabili risultano sempre più esposti a fenomeni di esclusione e prevaricazione. 

È in questo scenario che si inserisce il progetto “A Scuola con ABC”, promosso dall’associazione ABC Bambini Chirurgici, realtà attiva nel supporto ai minori che affrontano percorsi ospedalieri complessi. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di portare nelle scuole l’esperienza della fragilità vissuta in ospedale per trasformarla in uno strumento educativo universale.

L’idea di fondo è semplice, ma potente. Le storie dei bambini ricoverati, con le loro difficoltà e capacità di adattamento, diventano un punto di partenza per riflettere sulle fragilità di tutti. Non solo quelle legate alla malattia, ma anche quelle più diffuse e spesso invisibili, come la paura del giudizio, l’insicurezza o la difficoltà a relazionarsi con gli altri. Il progetto si articola in cicli di incontri condotti da psicoterapeute e volontari, durante i quali vengono affrontati temi come l’inclusione, la diversità e il rispetto reciproco. Attraverso attività di role-playing e narrazione, gli studenti sono invitati a mettersi nei panni degli altri, sperimentando in prima persona situazioni emotivamente complesse.

Questo approccio si basa su solide evidenze scientifiche. Una ricerca triennale condotta in collaborazione con l’Università di Trieste ha valutato l’impatto del progetto utilizzando strumenti standardizzati, focalizzandosi in particolare sulla cosiddetta “teoria della mente”, ovvero la capacità di comprendere pensieri, emozioni e intenzioni degli altri. I risultati mostrano che gli studenti coinvolti negli interventi migliorano significativamente queste competenze rispetto a un gruppo di controllo. 

La teoria della mente è considerata un elemento chiave per lo sviluppo delle abilità sociali e dell’empatia. Numerosi studi dimostrano che una maggiore capacità di comprendere il punto di vista altrui è associata a relazioni più positive e a una riduzione dei comportamenti aggressivi. In questo senso, intervenire su queste competenze rappresenta una strategia efficace per prevenire il bullismo.

Un aspetto particolarmente interessante del progetto riguarda il modo in cui viene affrontata la figura del bullo. Contrariamente a uno stereotipo diffuso, non si tratta necessariamente di un individuo privo di competenze sociali. Al contrario, spesso il bullo è in grado di comprendere le emozioni altrui, ma sviluppa una sorta di “barriera emotiva” che gli permette di non essere toccato dal dolore che infligge. Questo meccanismo difensivo serve a proteggere una fragilità interna percepita come minacciosa. 

Lavorare sull’empatia e sull’alfabetizzazione emotiva diventa quindi fondamentale non solo per sostenere le vittime, ma anche per intervenire sui comportamenti aggressivi. Il progetto ABC mira proprio a questo, a trasformare le dinamiche relazionali all’interno della classe, creando un ambiente in cui la vulnerabilità non sia più un elemento di esclusione, ma un terreno condiviso su cui costruire relazioni.

Dal punto di vista dei numeri, l’iniziativa ha già raggiunto una diffusione significativa. Avviato nel 2022 a Trieste, il progetto ha coinvolto oltre 6.500 studenti tra scuole primarie e secondarie, estendendosi progressivamente ad altre aree del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Solo nel 2025 sono stati realizzati 247 incontri, con una crescita del 31% rispetto all’anno precedente. 

I feedback raccolti tra studenti e insegnanti confermano l’efficacia dell’approccio. Molti ragazzi riportano di aver acquisito una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle altrui, oltre a una visione più positiva della diversità. In diversi casi, emergono riflessioni che ribaltano la percezione della fragilità, caratteristiche come la sensibilità o la lentezza vengono riconosciute come risorse, anziché come limiti.

Questo cambio di prospettiva è uno degli elementi centrali del modello. La fragilità non viene negata né minimizzata, ma riconosciuta e valorizzata come parte integrante dell’esperienza umana. In questo modo, si crea uno spazio in cui gli studenti possono sentirsi legittimati a esprimere le proprie difficoltà senza timore di giudizio.

Il progetto si inserisce inoltre in una visione più ampia della cura, definita “sistemica”. L’intervento non si limita al contesto ospedaliero, ma si estende alla scuola e alla comunità, creando una rete di supporto che accompagna il bambino anche dopo il rientro in classe. Questo approccio si è dimostrato efficace nel migliorare il benessere psicologico non solo dei pazienti, ma anche delle loro famiglie e degli operatori coinvolti. 

I risultati ottenuti hanno portato anche a un riconoscimento a livello scientifico e sociale. Il modello è stato descritto in una pubblicazione sulla rivista Social Cognition e ha ricevuto il Premio Impatto 2025 per la capacità di generare cambiamenti concreti e misurabili. Guardando al futuro, l’obiettivo è espandere il progetto su scala nazionale, rispondendo a una domanda crescente da parte delle scuole e delle famiglie. In un contesto in cui il bullismo assume forme sempre più complesse, spesso difficili da individuare, iniziative di questo tipo rappresentano un contributo importante per costruire ambienti educativi più inclusivi.

La sfida, come sottolineano i promotori, è superare una visione dell’inclusione basata sulla semplice presenza in aula. Una scuola davvero inclusiva deve essere in grado di accogliere le fragilità, trasformarle in risorse e promuovere relazioni fondate sul rispetto reciproco.

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Aggiornato il 05/12/2026

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