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Prendersi cura dei nipoti fa bene alla mente, soprattutto per le nonne

di Redazione

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19/02/2026

Occuparsi dei nipoti non è solo un gesto d’affetto o di supporto familiare, può avere effetti misurabili anche sulla salute cognitiva dei nonni. È quanto emerge da un ampio studio internazionale che ha analizzato il legame tra cura dei nipoti e funzionamento cognitivo in età adulta e anziana, mettendo in luce differenze importanti legate al genere e al tipo di attività svolte.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Psychology and Aging, è stata condotta da Flavia S. Chereches e colleghi delle Università di Tilburg, Ginevra, Charlotte Fresenius Hochschule e del Karolinska Institutet, utilizzando i dati dell’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), uno dei più grandi studi europei sull’invecchiamento. Il campione analizzato comprende oltre 1.700 nonni e nonne con più di 50 anni, seguiti nel tempo per valutare memoria episodica e fluenza verbale, due indicatori chiave della salute cognitiva.

I risultati mostrano che, nel complesso, i nonni che si prendono cura dei nipoti presentano livelli cognitivi più elevati rispetto a chi non svolge attività di caregiving. «Sia le nonne sia i nonni che accudiscono i nipoti mostrano una migliore memoria e una maggiore fluenza verbale rispetto ai coetanei non caregiver», spiegano gli autori. Tuttavia, quando si guarda all’evoluzione nel tempo, emerge una differenza significativa. Solo le nonne che si prendono cura dei nipoti mostrano un declino cognitivo più lento.

Questo dato suggerisce che non basta “fare i nonni” per proteggere il cervello dall’invecchiamento, ma che il modo in cui questo ruolo viene vissuto e praticato può fare la differenza. «Il nostro studio indica che lo status di caregiver, più che il numero di ore dedicate, è associato a un migliore funzionamento cognitivo», sottolineano i ricercatori. In altre parole, non è la quantità di tempo trascorso con i nipoti a contare, ma il fatto stesso di essere coinvolti attivamente nella loro cura.

Un risultato forse controintuitivo riguarda proprio la frequenza del caregiving. Analizzando solo i nonni che si prendono cura dei nipoti, lo studio mostra che il numero di giorni dedicati all’assistenza non predice né livelli cognitivi più alti né un declino più lento. Al contrario, entrano in gioco altri fattori, come il tipo e la varietà delle attività svolte insieme ai nipoti.

Le attività che sembrano associate a migliori performance cognitive sono quelle più stimolanti dal punto di vista mentale e relazionale. Giocare, svolgere attività ricreative insieme o aiutare con i compiti scolastici si associano a una migliore memoria e a una maggiore fluenza verbale. Anche svolgere una gamma più ampia di attività diverse come cucinare, accompagnare i nipoti a scuola, passare del tempo insieme in contesti differenti, è collegato a livelli cognitivi più elevati. «La varietà delle attività può funzionare come una sorta di ‘allenamento incrociato’ per il cervello», spiegano gli autori, perché coinvolge competenze diverse e stimola più processi cognitivi.

Lo studio solleva anche interrogativi importanti. È possibile, ad esempio, che le persone con migliori capacità cognitive siano più propense a impegnarsi in attività varie e stimolanti con i nipoti, piuttosto che il contrario. Inoltre, il caregiving non è sempre vissuto come un’esperienza positiva. Quando è percepito come un obbligo o una fonte di stress, potrebbe non avere gli stessi effetti benefici. «Capire se e quando la cura dei nipoti diventa un peso è fondamentale per interpretare correttamente il legame con la salute cognitiva», sottolineano i ricercatori.

Nonostante questi limiti, lo studio suggerisce che le relazioni intergenerazionali e le attività socialmente e cognitivamente stimolanti possono giocare un ruolo importante nel promuovere un invecchiamento cognitivo più sano. In particolare, per molte nonne, prendersi cura dei nipoti sembra rappresentare non solo un impegno familiare, ma anche una risorsa per mantenere attiva la mente nel tempo.

In un contesto di popolazione sempre più longeva, questi risultati invitano a guardare al ruolo dei nonni non solo come pilastro sociale e affettivo delle famiglie, ma anche come possibile fattore di benessere cognitivo, a patto che il caregiving sia sostenibile, vario e vissuto in modo positivo.

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Aggiornato il 02/23/2026

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