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Povertà minorile: la situazione in Italia oggi

di Redazione

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La povertà minorile è una condizione in cui bambini e adolescenti vivono senza accesso sufficiente a risorse essenziali come cibo, istruzione e assistenza sanitaria. Questo stato di privazione compromette il loro sviluppo fisico, mentale ed emotivo, limitando le loro opportunità future e perpetuando un ciclo di povertà intergenerazionale.

In Italia, la povertà minorile è un problema crescente, con oltre un milione di bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta, e particolarmente diffuso nelle regioni del Sud e nelle periferie urbane, dove l’accesso a servizi essenziali è spesso limitato, aggravando le disuguaglianze sociali. Secondo l’Istat un milione trecentomila bambini, bambine e adolescenti crescono “senza il necessario per una vita dignitosa”.

Una nuova ricerca di Save the Children, Domani (Im)possibili, analizza le diverse dimensioni della povertà minorile dal punto di vista dei giovani, evidenziando l’impatto di questa condizione sul loro presente e sulle prospettive future. Lo studio mostra come le circostanze personali, familiari e ambientali influenzino fortemente le aspettative sul futuro, penalizzando chi vive in condizioni socioeconomiche sfavorevoli. Inoltre, i risultati dell’indagine hanno evidenziato ulteriori fattori, tra cui il genere, che incidono sulle prospettive future dei ragazzi e delle ragazze.

In Italia, più di un minore su quattro, pari al 28,5%, è a rischio di povertà o esclusione sociale. Secondo le stime elaborate dall’organizzazione, circa 108.000 giovani tra i 15 e i 16 anni (9,4%) vivono in condizioni di grave deprivazione materiale. Il 17,9% dei ragazzi riferisce che i genitori faticano a sostenere le spese per alimenti, vestiti o bollette. Alcuni vivono in case senza riscaldamento (7,6%) o con il frigo vuoto (6,4%), rinunciano a uscire (15,1%), non praticano sport per i costi elevati (16,2%), non vanno in vacanza per ragioni economiche (30,8%) e non possono acquistare scarpe nuove nonostante ne abbiano bisogno (11,6%).

Queste carenze materiali hanno un forte impatto sulle opportunità educative. All’inizio dell’anno scolastico, il 23,9% dei giovani tra i 15 e i 16 anni non ha potuto comprare tutti i libri e i materiali necessari per studiare, mentre il 24% segnala difficoltà economiche dei genitori per pagare le gite scolastiche. Inoltre, il 18,6% di loro svolge qualche attività lavorativa per aiutare economicamente la famiglia, anche prima dell’età legale consentita.

Quasi tutti i ragazzi e le ragazze intervistati (oltre il 90%), indipendentemente dalla loro condizione socioeconomica, considerano fondamentale avere un lavoro stabile che permetta di guadagnare abbastanza per soddisfare i bisogni materiali propri e della famiglia, oltre a essere gratificante e in linea con i propri interessi. Le privazioni vissute durante l’adolescenza influenzano la visione del futuro: tra coloro chi proviene da situazioni di svantaggio economico, solo il 54,7% crede di poter realizzare i propri desideri nella vita o fare ciò per cui si sente portato (59,5%), contro il 75% e il 77,8% rispettivamente di chi vive in condizioni favorevoli. Questa percezione si riflette anche nella visione del futuro lavorativo, con il 67,4% degli adolescenti in condizioni di deprivazione materiale che teme, anche lavorando, di non avere sufficienti risorse economiche, ritrovandosi nella condizione di “working poor”.

Per quanto riguarda il percorso di studi, solo il 35,9% dei giovani in condizioni sfavorevoli prevede di frequentare l’università. In generale, la consapevolezza delle difficoltà che incontreranno nel realizzare i propri desideri porta il 40% di loro a provare ansia, sfiducia e paura. Inoltre, sono preoccupati per le sfide che la loro generazione dovrà affrontare: il 43,2% teme le crisi climatiche, il 37,1% l’intelligenza artificiale, e il 34,8% le discriminazioni e la violenza. Quasi un adolescente su tre (32%) considera la crisi economica una delle principali sfide, mentre il 30,9% è preoccupato per l’aumento delle diseguaglianze economiche.

Dal punto di vista di genere, emerge un divario tra ragazze e ragazzi riguardo al percorso di studi e alla realizzazione professionale. Le ragazze sono più fiduciose nel completare gli studi: solo il 6% pensa che non finirà la scuola e andrà a lavorare, rispetto al 15,7% dei ragazzi. Tuttavia, pensando al futuro dopo gli studi, il quadro si inverte. I ragazzi hanno aspettative più alte rispetto alle ragazze riguardo al mondo del lavoro e alla possibilità di fare ciò che desiderano. Il 46,1% delle ragazze teme di non trovare un lavoro dignitoso, contro il 30,5% dei ragazzi.

Il rapporto include un’indagine quali-quantitativa realizzata da Save the Children in collaborazione con Caritas Italia, che analizza i bisogni e le fragilità delle famiglie con bambini di 0-3 anni che si rivolgono alla rete di assistenza. Dai dati emerge una grande difficoltà nell’acquisto di prodotti comuni come pannolini (58,5% dei rispondenti), indumenti per bambini (52,3%), alimenti per neonati (40,8%) e giocattoli (37,2%). Per quanto riguarda le cure dei figli, quasi una famiglia su sette (15,2%) non accede al pediatra per libera scelta, mentre il 33,8% dei genitori rinuncia a prendersi cura della propria salute.

Secondo Save the Children, i dati del rapporto evidenziano le profonde disuguaglianze presenti nel nostro Paese e sottolineano l’urgenza di un intervento su larga scala per garantire a tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti il diritto di aspirare a costruire liberamente il proprio futuro. Per l’ONG, è fondamentale che questo diventi un obiettivo prioritario nell’agenda politica italiana, attraverso una strategia a lungo termine che integri politiche per l’istruzione, la salute, il lavoro e l’abitazione, insieme a un chiaro investimento di risorse a favore dell’infanzia e dell’adolescenza.

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Aggiornato il 07/08/2024

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