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Natalità ai minimi storici: nel 2024 meno di 370mila nascite in Italia

di Redazione

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30/10/2025

In Italia il calo delle nascite continua a peggiorare e raggiunge nuovi record negativi. Secondo il rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2024” diffuso dall’Istat, nel 2024 sono venuti al mondo 369.944 bambini, quasi diecimila in meno rispetto al 2023 (-2,6%).

Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18, il valore più basso mai registrato, e i dati provvisori dei primi sette mesi del 2025 indicano un’ulteriore flessione fino a 1,13. Il tasso di natalità si ferma a 6,3 nati per mille abitanti, quando nel 2008 era pari a 9,7, un crollo costante che in 16 anni ha visto scomparire più di 207mila nascite, pari a una riduzione complessiva del 35,8%.

La progressiva diminuzione delle generazioni nate dagli anni Settanta in poi, unite a un persistente calo della propensione a diventare genitori, ha contribuito a restringere il bacino dei potenziali nuovi nati. A pesare sono fattori ormai strutturali come l’instabilità del lavoro giovanile, l’allungamento dei tempi di formazione, la precarietà economica e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che portano molti giovani a posticipare o rinunciare del tutto alla genitorialitá.

Nel 2024 la contrazione ha riguardato sia i primi figli sia quelli successivi. I primogeniti sono stati 181.487 (-2,7%), i secondi 133.869 (-2,9%) e i nati di ordine superiore all’1,5%. Le perdite sono più accentuate nel Mezzogiorno (-4,3%) rispetto al Nord (-1,8%) e al Centro (-2,0%), a conferma di un divario territoriale che tende ad ampliarsi. La diminuzione delle nascite riguarda, soprattutto, le coppie italiane, responsabili di oltre tre quarti dei nuovi nati (78,2%). I figli di genitori entrambi italiani sono stati 289.183, in calo del 3,3% rispetto all’anno precedente.

Stabili, invece, le nascite da coppie con almeno un genitore straniero (80.761, pari al 21,8% del totale), tra cui si registra una lieve diminuzione dei figli di entrambi stranieri (-1,7%) e un piccolo aumento dei nati da coppie miste (+2,3%). Le cittadinanze più rappresentate tra i nuovi nati sono quella rumena (10.532), marocchina (9.448) e albanese (9.115). Nel Nord Italia, dove la presenza straniera è più radicata, quasi un neonato su tre ha almeno un genitore non italiano. Le differenze regionali restano marcate. La quota di nati con almeno un genitore straniero è del 30,6% al Nord, del 24% al Centro e solo del 9,3% nel Mezzogiorno. In Emilia-Romagna e Liguria si superano addirittura il 21% di nati stranieri sul totale, mentre in Sardegna la quota scende al 4%.

I dati provvisori del 2025 confermano che la discesa continua. Tra gennaio e luglio le nascite sono state 197.956, circa 13mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6,3%), con un tasso di natalità sceso al 3,4 per mille. Le regioni più colpite sono Abruzzo (-10,2%), Sardegna (-10,1%), Umbria (-9,6%), Lazio (-9,4%) e Calabria (-8,4%), mentre si osservano lievi incrementi solo in Valle d’Aosta (+5,5%) e nelle province autonome di Bolzano (+1,9%) e Trento (+0,6%).

La crisi demografica italiana assume, dunque, i contorni di un fenomeno strutturale, che non potrà essere invertito senza interventi di lungo periodo capaci di sostenere le famiglie, favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata e restituire ai giovani la stabilità economica e sociale necessaria per progettare un futuro con figli. Secondo l’Istat, senza un cambio di rotta deciso la contrazione delle nascite avrà conseguenze sempre più profonde sulla sostenibilità del sistema pensionistico, sul mercato del lavoro e sull’equilibrio complessivo del welfare nazionale.

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Aggiornato il 11/17/2025

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