Sul posto di lavoro la discriminazione di genere non si manifesta sempre in modo plateale. Spesso prende la forma di commenti apparentemente innocui, spiegazioni non richieste, correzioni paternalistiche o idee ignorate e poi riproposte da colleghi uomini. Comportamenti che molte donne riconoscono, ma che non sempre vengono immediatamente letti come violenza di genere.
Un nuovo studio dell’Università di Trento mostra però che queste micro-aggressioni, nel tempo, possono trasformarsi in vere e proprie forme di bullismo e mobbing, contribuendo a erodere la reputazione professionale delle lavoratrici e a rafforzare il cosiddetto soffitto di cristallo.
La ricerca, intitolata “Mansplaining e inciviltà sul posto di lavoro, meccanismi di bullismo rivolti alle donne?”, è stata condotta da Miren Elizabeth Chenevert, dottoranda in Scienze cognitive, sotto la supervisione di Michela Vignoli, professoressa di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Lo studio ha coinvolto 457 donne attive in diversi ambiti professionali, dal settore pubblico a quello privato, incluse libere professioniste, ricercatrici universitarie, datrici di lavoro e allenatrici sportive, con un’età media intorno ai 43 anni.
Al centro dell’indagine c’è il mansplaining, un comportamento che si verifica quando un uomo spiega a una donna un argomento che lei conosce già , utilizzando un tono saccente o paternalistico e presupponendo una sua minore competenza. Attraverso un questionario online somministrato in tre momenti diversi, a distanza di un mese l’uno dall’altro, le partecipanti hanno raccontato esperienze di inciviltà sul lavoro, messa in discussione delle competenze, svalutazione professionale e sovraccarico di mansioni.
I risultati mostrano un quadro chiaro. Ciò che inizia come maleducazione o inciviltà generica può evolvere progressivamente in comportamenti sempre più mirati e dannosi. Le donne che sperimentano mansplaining e altre forme di gender competence questioning, ovvero la sistematica messa in dubbio delle loro capacità professionali, hanno un rischio più elevato di subire in seguito forme di bullismo lavorativo e mobbing. L’escalation non riguarda solo l’intensità delle azioni, ma anche la loro direzione. Col passare del tempo, il maltrattamento tende a colpire in modo sempre più selettivo le competenze femminili.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dallo studio è la scarsa consapevolezza iniziale delle donne coinvolte. Molte partecipanti non interpretavano le esperienze vissute come violenza di genere, ma hanno iniziato a riconoscerle come tali solo rispondendo alle domande del questionario. Questo suggerisce quanto le micro-aggressioni siano normalizzate negli ambienti di lavoro e quanto sia difficile individuarle prima che producano effetti più gravi, come ansia, stress, burnout e insoddisfazione lavorativa.
La ricerca evidenzia anche fenomeni meno noti, ma altrettanto diffusi, come il mancato riconoscimento delle idee e la loro appropriazione da parte di colleghi uomini. In questi casi, contributi ignorati vengono successivamente riproposti da altri e accolti con apprezzamento, rafforzando la percezione di incompetenza attribuita alle donne e minando la loro credibilitĂ professionale. Secondo le ricercatrici, colpire la competenza equivale a colpire la “moneta” fondamentale del successo lavorativo, rendendo piĂą difficile la progressione di carriera.
Nel complesso, lo studio suggerisce che il bullismo di genere non nasce all’improvviso, ma si costruisce attraverso una serie di passaggi graduali, spesso invisibili, che trovano terreno fertile in contesti lavorativi tolleranti verso l’inciviltà . Per questo, secondo le autrici, strumenti di monitoraggio come questionari periodici potrebbero aiutare le organizzazioni a individuare precocemente comportamenti problematici e a prevenirne l’escalation.
Rendere visibili queste dinamiche significa non solo tutelare il benessere delle lavoratrici, ma anche mettere in discussione meccanismi culturali che continuano a ostacolare l’uguaglianza di genere sul lavoro. Perché, come mostra la ricerca, il soffitto di cristallo non è fatto solo di grandi discriminazioni evidenti, ma anche di piccole crepe quotidiane che, sommate nel tempo, diventano barriere difficili da superare.
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Mansplaining sul posto di lavoro, ecco come riconoscerlo
di Redazione
3 minuti
25/01/2026
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Aggiornato il 01/30/2026