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L’Italia investe nei ‘cervelli in fuga’: 50 milioni e la ricerca torna a casa

di Redazione

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16/04/2025

In un momento storico in cui gli Stati Uniti stanno disinvestendo nella ricerca scientifica, l’Italia decide di fare il contrario e lancia un piano ambizioso per riportare nel Paese i giovani ricercatori che oggi si trovano all’estero. Un’idea audace, voluta fortemente dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha annunciato un bando da 50 milioni di euro per sostenere il rientro dei cosiddetti ‘cervelli in fuga’.

“Abbiamo verificato che ricercatori che avevano trovato approdi formativi altrove stanno invertendo la tendenza, per tornare in Europa e, sperabilmente, in Italia”, ha dichiarato la ministra. In Italia il clima sta cambiando radicalmente. Le istituzioni stanno investendo nelle grandi infrastrutture di ricerca e in settori strategici come il supercomputing, le tecnologie quantistiche e le biotecnologie, offrendo così terreno fertile a chi desidera tornare per continuare a fare ricerca di qualità.

Il bando si rivolge a giovani ricercatori, italiani e stranieri, che abbiano completato progetti finanziati dallo European Research Council (ERC) tramite i prestigiosi Starting Grants o Consolidator Grants, e che attualmente lavorano presso istituzioni estere. I progetti di ricerca da presentare potranno durare fino a un massimo di 36 mesi e dovranno essere sviluppati all’interno del sistema universitario o scientifico italiano. L’intento è quello di riportare a casa le menti brillanti formatesi all’estero e, allo stesso tempo, attirare in Italia nuovi talenti da tutto il mondo.

Oltre al bando da 50 milioni, il piano si inserisce in una strategia più ampia che prevede uno stanziamento complessivo di circa 11 miliardi di euro da qui al 2026, destinati al rafforzamento delle infrastrutture di ricerca. A questi si aggiungono altri 5 milioni per progetti di cooperazione internazionale e 20,3 milioni per il supporto alla ricerca di base, secondo quanto stabilito dal decreto First.

L’Italia, oggi terza in Europa per numero di ricercatori premiati con i Consolidator Grant, è ancora solo sesta tra i Paesi che ospitano i relativi progetti. Questo significa che le menti ci sono, sono competitive, vincono, ma poi scelgono di andare altrove per mancanza di opportunità concrete. Con il piano in questione si vuole colmare questo divario, creare le condizioni ideali per trattenere i talenti e offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per esprimersi al meglio.

“Io non temo la fuga dei cervelli. I cervelli non fuggono, si contaminano”, ha dichiarato la Bernini. Chi ha talento deve poterlo sviluppare, ovunque si trovi, e oggi l’Italia vuole essere un posto in cui farlo. Laboratori, incentivi, strutture, risorse, tutto è pronto per accogliere chi ha voglia di tornare e contribuire a costruire un futuro scientifico solido e ambizioso. L’Italia è pronta a fare la sua parte, con la consapevolezza che investire nel sapere è la chiave per non perdere più i propri talenti e, quindi, restare competitivi nel mondo.

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Aggiornato il 04/18/2025

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