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La chimica può smettere di fare paura?

di Redazione

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26/03/2026

Alzi la mano chi, almeno una volta, ha temuto una lezione di chimica a scuola. Per molti studenti questa disciplina appare complessa, astratta e lontana dalla vita quotidiana. Una percezione che spesso finisce per influenzare l’interesse verso la materia e scoraggiare la scelta di percorsi accademici o professionali legati alle scienze chimiche.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista JCOM – Journal of Science Communication suggerisce però che il problema non sia tanto la chimica in sé, quanto il modo in cui viene insegnata. La ricerca mostra, infatti, che attività di educazione non formale, come quelle tipiche dei musei della scienza, possono aumentare l’interesse degli studenti e migliorare la loro motivazione verso la disciplina.

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatrici dell’Instituto de Química de São Carlos dell’Universidade de São Paulo composto da Ariane Carolina da Rocha, Ana Carolina Steola e Ana Cláudia Kasseboehmer.

Esiste persino un termine per descrivere l’avversione diffusa verso questa materia, cioè “chemofobia“.
«È la percezione negativa della chimica ed è spesso associata all’idea che sia pericolosa, troppo difficile o scollegata dalla vita quotidiana», spiega da Rocha. «Questa percezione deriva generalmente da una mancanza di informazioni e dal modo in cui la chimica viene insegnata».

Uno dei motivi principali è che la disciplina richiede di lavorare con concetti astratti, simboli e rappresentazioni matematiche. Senza esempi concreti o esperienze pratiche, molti studenti faticano a vedere il legame tra le formule studiate in classe e il mondo reale.

Inoltre, i metodi di insegnamento tradizionali tendono spesso a privilegiare la trasmissione dei contenuti rispetto al coinvolgimento attivo degli studenti. In questo scenario, gli approcci educativi utilizzati nei musei della scienza o nei science centre possono rappresentare un importante complemento alla didattica scolastica.

Per analizzare l’impatto di queste esperienze, le ricercatrici hanno utilizzato come riferimento teorico la Self-Determination Theory, sviluppata negli anni Ottanta dagli psicologi Edward Deci e Richard Ryan. Secondo questa teoria, la motivazione delle persone dipende dal soddisfacimento di tre bisogni psicologici fondamentali che sono autonomia, cioè la possibilità di sentirsi protagonisti del proprio apprendimento, competenza, ovvero la percezione di essere capaci di comprendere e affrontare le sfide e relazionalità, il senso di connessione con gli altri durante l’esperienza

«Abbiamo scelto questo quadro teorico perché ci permette di capire non solo cosa apprendono gli studenti, ma anche come si sentono durante il processo di apprendimento», spiega da Rocha.

La ricerca ha coinvolto studenti delle scuole superiori di sei istituti pubblici situati nelle periferie di São Carlos, in Brasile. L’obiettivo era offrire a studenti con minori opportunità l’accesso a esperienze di educazione scientifica legate all’università. Oltre 250 studenti hanno partecipato a una mostra interattiva dedicata ai processi di ossidazione avanzata (Advanced Oxidation Processes, AOP). Si tratta di tecniche chimiche utilizzate per degradare composti organici inquinanti trasformandoli in sostanze meno tossiche attraverso metodi considerati ecocompatibili.

I risultati dello studio indicano che le attività di educazione non formale possono avere un impatto significativo sulla percezione della disciplina. Gli studenti che hanno partecipato alla mostra, infatti, hanno mostrato maggiore interesse, coinvolgimento e fiducia nelle proprie capacità rispetto alla chimica. L’interazione diretta con i modelli e la possibilità di discutere i fenomeni osservati hanno rafforzato in particolare il senso di competenza, uno dei fattori chiave della motivazione secondo la Self-Determination Theory.

In altre parole, la cosiddetta chemofobia non dipenderebbe solo dalla complessità dei contenuti, ma anche dagli ambienti e dalle modalità di apprendimento. «Quando gli studenti vivono contesti significativi, interattivi e accoglienti, le percezioni negative della chimica tendono a diminuire», conclude da Rocha.

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Aggiornato il 03/10/2026

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