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In Italia, occupazione in lieve crescita e disoccupazione in calo

di Redazione

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30/03/2026

Il mercato del lavoro italiano apre il 2026 con segnali moderatamente positivi. Secondo gli ultimi dati diffusi da Istituto Nazionale di Statistica, a gennaio aumenta il numero di occupati, mentre diminuisce quello delle persone in cerca di lavoro. Allo stesso tempo cresce leggermente anche la quota di inattivi, cioè di coloro che non lavorano e non cercano un’occupazione. Il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro in movimento, caratterizzato da miglioramenti, ma anche da dinamiche demografiche e sociali che continuano a incidere sulla partecipazione al lavoro.

Nel primo mese del 2026 gli occupati raggiungono quota 24 milioni e 181 mila. Rispetto a dicembre si registra un aumento dello 0,3 per cento, pari a circa 80 mila persone in più. La crescita riguarda soprattutto gli uomini, i lavoratori dipendenti e gli autonomi, mentre l’occupazione femminile rimane sostanzialmente stabile. L’incremento coinvolge quasi tutte le classi di età, con l’eccezione dei più giovani tra i 15 e i 24 anni, che mostrano invece una leggera diminuzione. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 62,6 per cento, con un aumento di 0,2 punti percentuali.

Parallelamente cala in modo significativo il numero delle persone in cerca di lavoro. A gennaio i disoccupati diminuiscono del 7,1 per cento su base mensile, pari a circa 99 mila unità in meno. Il calo interessa sia uomini sia donne e tutte le fasce di età. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione scende al 5,1 per cento, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente. Ancora più marcato il miglioramento tra i giovani: il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni scende al 18,9 per cento, in diminuzione di quasi due punti percentuali.

Accanto a questi segnali positivi cresce, però, anche il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che aumenta dello 0,3 per cento, pari a circa 35 mila persone. L’andamento riflette dinamiche diverse tra uomini e donne: tra queste ultime l’inattività aumenta, mentre tra gli uomini si registra una diminuzione. Dal punto di vista delle classi di età, il numero di inattivi cresce tra i più giovani, diminuisce tra le persone tra i 25 e i 49 anni e rimane sostanzialmente stabile tra chi ha almeno 50 anni. Nel complesso, il tasso di inattività raggiunge il 33,9 per cento.

Guardando a un orizzonte temporale più ampio, il confronto tra il trimestre novembre 2025-gennaio 2026 e quello precedente mostra un lieve aumento dell’occupazione, pari allo 0,1 per cento. Nello stesso periodo diminuiscono in modo più consistente le persone in cerca di lavoro, mentre cresce il numero degli inattivi. Questo suggerisce che una parte delle persone che non lavorano non sta partecipando attivamente al mercato del lavoro.

Il confronto su base annua offre un ulteriore elemento di lettura. Rispetto a gennaio 2025 gli occupati sono aumentati di circa 70 mila unità, pari allo 0,3 per cento. L’incremento riguarda soprattutto le donne e le persone con almeno 50 anni, mentre si osserva una diminuzione nelle altre classi di età e una sostanziale stabilità tra gli uomini. Nonostante l’aumento degli occupati, il tasso di occupazione complessivo rimane sostanzialmente invariato rispetto a un anno fa.

Sempre nel confronto annuale si registra una forte diminuzione delle persone in cerca di lavoro, scese del 22,7 per cento, cioè circa 384 mila in meno. Al contrario cresce il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che aumentano del 2,6 per cento, pari a oltre 320 mila unità. Questa dinamica indica che parte della riduzione della disoccupazione è legata anche all’uscita di alcune persone dal mercato del lavoro.

Nel complesso, i dati delineano un mercato del lavoro che continua a mostrare segnali di stabilizzazione dopo le turbolenze degli ultimi anni. L’aumento dell’occupazione e il calo della disoccupazione rappresentano indicatori positivi, ma l’incremento degli inattivi e le difficoltà occupazionali dei più giovani suggeriscono che la partecipazione al lavoro resta una delle sfide centrali per l’economia italiana.

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Aggiornato il 03/10/2026

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