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Imparare a mangiare da soli aiuta i bambini a parlare prima

di Redazione

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15/02/2026

Imparare a mangiare da soli non è solo una questione di autonomia o di buone maniere a tavola per i bambini. Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Child Development, può diventare anche un potente motore per lo sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita. Lo studio mostra, infatti, che i bambini che, già intorno a un anno di età, mangiano più spesso senza l’aiuto diretto di un adulto sviluppano competenze comunicative più avanzate, sia nel breve sia nel medio periodo.

La ricerca è il risultato di una collaborazione internazionale che ha coinvolto l’Università di Roma Tor Vergata, la Sapienza Università di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr (Cnr-Istc), insieme all’Istituto superiore di sanità e a università statunitensi e britanniche. Il lavoro ha analizzato i comportamenti di quasi duecento bambini e bambine, osservando in particolare ciò che accade durante uno dei momenti più quotidiani e apparentemente semplici della vita familiare cioè il pasto.

«Il momento del pasto non rappresenta solamente un’occasione per soddisfare il bisogno di nutrirsi, ma è un contesto in cui si attivano molteplici processi evolutivi», spiega Giulia Pecora, ricercatrice dell’Università di Roma Tor Vergata. «Quando il bambino condivide il pasto con il resto della famiglia, può osservare i comportamenti altrui, imitarli e assumere un ruolo attivo nelle interazioni sociali». In altre parole, mangiare insieme e in modo autonomo diventa una palestra naturale in cui i bambini si allenano abilità motorie, cognitive, sociali e comunicative.

I dati raccolti mostrano che i bambini che, a dodici mesi, mangiano più spesso da soli producono durante il pasto un numero maggiore di vocalizzazioni e gesti comunicativi. Non si tratta solo di rumori o movimenti casuali, ma di segnali precoci di un uso intenzionale del corpo e della voce per interagire con chi li circonda. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti dello studio cioè il fatto che l’effetto dell’autonomia a tavola non si esaurisce nel presente.

«Ciò che sorprende particolarmente è che questa relazione si mantenga anche a distanza di tempo», sottolinea Pecora. «I bambini che più spesso mangiano da soli a un anno hanno una probabilità circa doppia di produrre frasi a 24 mesi». Un risultato che rafforza l’idea che le esperienze quotidiane, se vissute in modo attivo, possano lasciare tracce durature nello sviluppo.

Secondo le ricercatrici, il legame tra alimentazione autonoma e linguaggio va letto alla luce delle strette connessioni tra sviluppo motorio e sviluppo comunicativo nei primi due anni di vita. «I bambini che imparano precocemente a mangiare in maniera autonoma hanno più occasioni per manipolare il cibo e affinare le abilità motorie fini», spiega Francesca Bellagamba della Sapienza Università di Roma. «Queste competenze si riflettono anche sulla capacità di comunicare attraverso i gesti, che a questa età è cruciale». Gesti, sguardi, attenzione condivisa e imitazione sono, infatti, i mattoni su cui si costruisce il linguaggio verbale.

Il quadro che emerge è quello di uno sviluppo dinamico e interconnesso, in cui le abilità non crescono in compartimenti stagni, ma si rafforzano a vicenda. «I risultati mostrano che incoraggiare l’alimentazione autonoma nelle prime fasi di vita può stimolare in modo reciproco abilità motorie e comunicative», conclude Elsa Addessi del Cnr-Istc. «Pediatri, operatori sanitari e genitori possono integrare queste evidenze nelle routine quotidiane e nei programmi di intervento».

Dietro un cucchiaio impugnato con goffaggine o una manciata di cibo portata alla bocca, potrebbe nascondersi l’inizio di una conversazione.

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Aggiornato il 02/09/2026

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