Società

I giovani sono sempre meno felici

di Redazione

2 minuti

Essere felici è un qualcosa di difficile definizione, estremamente personale e connesso alla realtà che ci circonda, al contesto sociale nel quale ci troviamo a vivere, alla nostra salute fisica e mentale, al raggiungimento dei nostri obiettivi. È difficile trovare qualcuno che alla domanda “ma tu sei felice?” risponda con un netto e deciso “sì, sono felice”. Molti rincorrono la felicità per tutta la vita senza mai trovarla, altri, invece, la trovano nelle piccole cose, tanti altri non la vedono come un obiettivo, ma come uno stato d’animo altalenante e passeggero. In occasione della Giornata mondiale della felicità, che ricorre il 20 marzo, è stato pubblicato il World Happiness Report, un dettagliato rapporto redatto dal centro di ricerca sul benessere. La raccolta dei dati avviene tramite questionari che Gallup, società di consulenza, sottopone ai cittadini di oltre 140 Paesi.

L’edizione 2024 del report, per la prima volta, ha diviso i risultati per fasce d’età. Da questa modalità di lettura, è emerso un dato molto interessante, rilevante e preoccupante allo stesso tempo: i giovani sono meno felici rispetto alle generazioni passate, perché sembrano soffrire di una sorta di “crisi di mezza età” anticipata. Gli under 30 eleggono la Lituania vincitrice, mentre, per gli over 60, è la Danimarca il Paese più felice. L’Italia perde posizioni rispetto al 2023 scendendo dal 33esimo al 41esimo posto. I Paesi del Nord Europa sono i più felici in assoluto, soprattutto la Finlandia, che rimane, per il settimo anno consecutivo, al primo posto.

In relazione all’approfondimento per fasce d’età, nel report si legge che “dal 2006 al 2010 la felicità tra i giovani, di età compresa tra 15 e 24 anni, è diminuita drasticamente in Nord America, al punto che i giovani sono meno felici degli anziani. Anche in Europa occidentale la felicità giovanile è diminuita, anche se in modo meno marcato”. A commentare il dato sul The Guardian Vivek Murthy, chirurgo generale, deputato alla gestione delle questioni inerenti la salute pubblica negli Stati Uniti. Ha parlato dei risultati come “campanello d’allarme sul fatto che i giovani siano davvero in difficoltà negli Stati Uniti e, sempre più, nel mondo”. Ha parlato dell’utilizzo dei social media da parte dei bambini, “è come dare loro una medicina di cui non è stata dimostrata la sicurezza” e ha definito “folle” il tentativo dei governi di regolamentare l’utilizzo dei social.

Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship

Aggiornato il 03/22/2024

Articoli correlati