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I genitori hanno un figlio preferito. Qual è?

di Redazione

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16/02/2026

L’idea che madri e padri trattino allo stesso modo tutti i figli è profondamente radicata nella nostra cultura, almeno sul piano dei principi. Ma cosa succede davvero nella vita quotidiana delle famiglie? Un’ampia meta-analisi pubblicata sulla rivista Psychological Bulletin suggerisce che, anche quando non ce ne rendiamo conto, i genitori tendono a favorire la figlia femmina rispetto al figlio maschio.

Lo studio, intitolato Parents Favor Daughters: A Meta-Analysis of Gender and Other Predictors of Parental Differential Treatment, ha analizzato oltre quarant’anni di ricerche sul cosiddetto parental differential treatment, ovvero il trattamento differenziato che i genitori riservano ai figli all’interno della stessa famiglia. Gli autori hanno messo insieme i dati di centinaia di studi internazionali, coinvolgendo decine di migliaia di famiglie, con l’obiettivo di capire se esistano schemi ricorrenti e quali fattori li influenzino.

Il risultato principale è sorprendentemente coerente. In media, la figlia femmina riceve un trattamento più favorevole rispetto al figlio maschio. Questo vantaggio emerge, soprattutto, sul piano della qualità della relazione, dell’affetto espresso e della comunicazione emotiva. Le figlie, in altre parole, tendono a essere percepite come più “facili” da gestire, più collaborative e più vicine emotivamente ai genitori.

Questa preferenza non significa necessariamente che il figlio maschio venga trascurato o penalizzato in modo intenzionale. Anzi, gli autori sottolineano come il trattamento differenziato sia spesso sottile, non consapevole e fortemente influenzato da aspettative culturali di genere. Il figlio maschio, ad esempio, riceve in alcuni casi maggiore autonomia o minori restrizioni, ma anche meno supporto emotivo e meno coinvolgimento affettivo diretto.

Lo studio mostra, inoltre, che il trattamento differenziato non dipende solo dal genere. Altri fattori giocano un ruolo importante, come l’età dei figli, l’ordine di nascita, il temperamento, la qualità della relazione genitore-figlio e il contesto culturale. Tuttavia, il genere resta una delle variabili più consistenti nel predire differenze sistematiche nel modo in cui i genitori si relazionano ai propri figli.

Perché tutto questo è importante? Numerose ricerche indicano che il trattamento differenziato all’interno della famiglia può avere conseguenze a lungo termine sul benessere psicologico dei figli, sulle relazioni tra fratelli e sorelle e sullo sviluppo dell’autostima. Sentirsi meno favoriti può aumentare il rischio di problemi emotivi, comportamentali e relazionali, soprattutto se queste differenze vengono percepite come ingiuste.

Gli autori della meta-analisi sottolineano che riconoscere l’esistenza di questi schemi non serve a colpevolizzare i genitori, ma a renderli più consapevoli. Il trattamento differenziato non è necessariamente dannoso in sé, diventa problematico quando è rigido, sistematico e non tiene conto dei bisogni individuali dei figli.

Lo studio invita a superare l’idea di una genitorialità “neutrale” e a interrogarsi su come stereotipi di genere, spesso interiorizzati fin dall’infanzia, continuino a influenzare le relazioni familiari. Essere consapevoli di queste dinamiche può aiutare madri e padri a costruire relazioni più equilibrate, attente e rispettose delle differenze individuali, al di là del genere.

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Aggiornato il 02/10/2026

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