Articoli

Essere madre nell’Italia del 2025: il nuovo report di Save the Children

di Redazione

3 minuti

08/05/2025

In Italia, essere madre significa spesso affrontare una corsa a ostacoli quotidiana, un equilibrio precario tra lavoro, cura dei figli e realizzazione personale. Il nuovo report di Save the Children, “Le Equilibriste 2025”, offre uno spaccato nitido e drammatico della condizione della maternità nel nostro Paese, mettendo in luce disuguaglianze, ritardi strutturali e carenze di politiche di sostegno.

Il dato più eclatante, e al tempo stesso più simbolico, è quello demografico. Nel 2023, le nascite in Italia sono state solo 379.390. È il punto più basso mai registrato dal dopoguerra. In vent’anni, dal 2003 al 2023, il calo è stato del 34,2%, con quasi 200.000 nascite in meno. Un dato che, da solo, racconta molto del contesto in cui oggi una donna si trova a diventare madre.

La natalità, infatti, non è solo questione di scelte individuali, ma riflette un sistema che non supporta adeguatamente chi desidera avere figli. E la crisi delle nascite è solo una delle tante spie di un malessere più profondo, che riguarda in primo luogo la donna, e in particolare la madre.

Per misurare le condizioni delle madri, Save the Children ha elaborato l’Indice delle Madri, un indicatore che integra dati su occupazione femminile, servizi per l’infanzia, presenza nei ruoli decisionali e salute. I risultati mostrano un’Italia divisa in due: ai vertici troviamo la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana; in coda, la Campania, la Calabria e la Sicilia.

La classifica non è solo una curiosità statistica. Racconta il livello di supporto istituzionale, culturale ed economico che le madri ricevono nei diversi territori. Dove ci sono più asili nido, servizi di conciliazione, lavoro stabile e welfare locale, le donne diventano madri più facilmente e in condizioni più sostenibili.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’edizione 2025 del report è il focus sul cosiddetto “carico mentale” ovvero la responsabilità di gestire, pianificare e coordinare la vita familiare, spesso invisibile, ma onnipresente. Secondo il sondaggio condotto da Ipsos per Save the Children, il 74% delle madri italiane si occupa da sola dell’organizzazione della vita familiare. Solo il 26% delle donne intervistate dichiara che tale carico è condiviso equamente con il partner.

Un altro dato allarmante è che il 35% delle madri si occupa sempre anche delle faccende domestiche, a fronte del 4% dei padri. Inoltre, il 26% delle donne afferma che la maternità ha influito negativamente sulla propria carriera lavorativa, contro appena il 3% degli uomini.

Il report si concentra anche sulle madri under 34, le più vulnerabili sul mercato del lavoro. Solo il 50,5% delle giovani madri lavora, a fronte del 72% delle coetanee senza figli. Una donna su tre in questa fascia d’età è inoccupata o inattiva, spesso per mancanza di alternative compatibili con la cura dei figli. Non a caso, tra le madri giovani si registrano i tassi più alti di rinunce lavorative e di impieghi part-time non scelti. Il 60% delle giovani madri che lavorano a tempo parziale lo fanno per esigenze di cura. Il tutto in un contesto in cui l’offerta di servizi pubblici per l’infanzia è ancora largamente insufficiente, solo il 28% dei bambini tra 0 e 2 anni ha accesso a un asilo nido o un servizio integrativo pubblico.

Un altro dato inquietante riguarda le discriminazioni subite. Il 19% delle donne intervistate ha subito domande inopportune in sede di colloquio di lavoro sulla volontà di avere figli. E una madre su tre ha rinunciato a opportunità professionali per conciliare esigenze familiari. La maternità continua ad essere percepita, nel mondo del lavoro, come un problema più che come un valore da tutelare. A pagarne il prezzo sono le donne, ma anche l’intero sistema Paese, che perde forza lavoro, competenze e futuro.

Nel report, Save the Children lancia un appello per una vera riforma del sistema di supporto alla genitorialità, con una serie di proposte concrete come rafforzare il congedo di paternità e incentivare la sua fruizione; aumentare l’offerta di servizi educativi per l’infanzia, garantendo accesso universale e gratuito; rendere strutturali i sostegni economici alle famiglie, superando logiche assistenzialistiche.; contrastare il part-time involontario e la precarietà lavorativa delle madri; promuovere una cultura della condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne.

Infatti, senza un cambiamento radicale delle politiche e dei paradigmi culturali, la maternità in Italia continuerà ad essere un percorso ad ostacoli. Sostenere le “equilibriste” non è solo una questione di giustizia sociale, ma una condizione necessaria per invertire la rotta demografica, economica e culturale del Paese. Rendere la maternità una scelta davvero libera, sostenibile e condivisa è la sfida che l’Italia deve affrontare, oggi, prima che sia troppo tardi.

Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship

Aggiornato il 05/08/2025

Articoli correlati