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e-lezioni22 | Crisi di Governo. E ora?

di Marco Improta

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Il governo Draghi, che si occuperà della gestione degli affari correnti fino alle elezioni, era nato come esecutivo di unità nazionale, sostenuto cioè da un’ampia maggioranza parlamentare e da quasi tutte le forze politiche. Dopo la caduta del governo Conte II, infatti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva richiamato i partiti ad un atto di responsabilità, per scongiurare turbolenze in ambito economico e nella gestione della pandemia. Nonostante l’iniziale supporto a Draghi da parte delle forze politiche di governo, l’avvicinamento delle elezioni ha inevitabilmente modificato gli incentivi e i disincentivi dei partiti, provocando la terza crisi di governo di questa legislatura. Le crisi di governo in Italia rappresentano ormai una caratteristica strutturale del nostro sistema politico e la loro frequenza incide in modo decisivo sulla instabilità dei governi italiani (durata media: 1 anno).

I protagonisti della crisi di governo sono prevalentemente quattro: Giuseppe Conte (M5S), Matteo Salvini (Lega), Silvio Berlusconi (Forza Italia) e lo stesso Mario Draghi. Conte è il “first mover” della crisi. Ha mosso infatti per primo le pedine nella scacchiera, segnalando l’insoddisfazione del Movimento 5 Stelle riguardo la gestione di alcuni temi come il salario minimo e il reddito di cittadinanza. L’insoddisfazione si è tradotta nella mancata partecipazione del gruppo pentastellato alle votazioni sul Decreto Aiuti, impalcatura fondamentale dell’azione di governo. Al di là degli aspetti tecnici, si è trattato di un segnale d’allarme per Draghi, che si è presentato da Mattarella per dimettersi. Rifiutando le dimissioni, Mattarella ha avviato la “parlamentarizzazione” della crisi: Draghi si è presentato alle camere e le forze politiche hanno dovuto comunicare la loro posizione in assemblea.

Il discorso di Draghi in parlamento modifica lo scenario. Il discorso infatti non è solo rivolto a criticare il comportamento del M5S, ma vi sono critiche anche per i partiti del “centrodestra di governo” (Forza Italia e Lega). Anziché mitigarsi, la crisi dunque si inasprisce con la defezione da parte di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che contribuiscono a “staccare la spina” al governo. Alla base della crisi, dunque, vi sono due spiegazioni principali. Da un lato, l’esigenza di natura elettorale da parte del M5S di riguadagnare consensi presentandosi come forza anti-sistema e da parte di Forza Italia e Lega di anticipare la probabile formazione di un governo di centrodestra. Dall’altro lato, la sostanziale indisponibilità di Mario Draghi di partecipare al gioco della politica, segnalata tramite un discorso in parlamento tutt’altro che disponibile alla ricucitura degli strappi creatisi.



Marco Improta (Napoli, 1995) è dottorando di ricerca in Politics e Teaching Assistant presso la LUISS Guido Carli. È stato Visiting Research Fellow presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Hebrew University of Jerusalem, in Israele. Attualmente è Visiting Research Student presso il Dipartimento di Politics e International Relations della University of Oxford. Ha ottenuto la Laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna – Campus di Forlì e la Laurea magistrale in Governo e Politiche presso la LUISS. 

È autore di contributi pubblicati in volumi e riviste scientifiche su temi relativi a governi, partiti, elezioni. È collaboratore di ricerca del CISE ed è membro di varie associazioni scientifiche nazionali e internazionali tra cui IPSA, CES, SISP, SISE, ISPSA ed ECPR.

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