In un’epoca in cui gli adolescenti crescono esposti a messaggi contrastanti su sessualità , identità e relazioni affettive, l’educazione sessuale e affettiva si conferma uno strumento cruciale di prevenzione e crescita. Ma a che punto siamo in Italia?
Un recente report a cura dell’Istituto Superiore di Sanità , in collaborazione con Save the Children, getta luce sulla situazione nazionale, analizzando esperienze, bisogni e percezioni di oltre 8.000 studenti tra i 13 e i 18 anni. I risultati rivelano un panorama frammentato, con forti differenze territoriali, lacune informative e un ruolo centrale, ma ancora debole, della scuola.
L’indagine mostra come gran parte degli adolescenti riceva informazioni su affettività e sessualità da amici (54%) e internet (41%), mentre solo il 22% le ottiene in ambito scolastico. Una percentuale preoccupante, se si considera che i ragazzi stessi dichiarano di desiderare un ruolo più attivo della scuola nel fornire conoscenze corrette e scientificamente fondate. Le tematiche più richieste sono contraccezione, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, rispetto del consenso, identità di genere e orientamento sessuale.
Solo il 32% degli studenti intervistati ha partecipato ad almeno un progetto di educazione affettiva o sessuale a scuola. E dove esistono, questi percorsi risultano spesso saltuari, legati a iniziative locali o sensibilità individuali, anziché parte di una strategia nazionale strutturata. In Europa, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non prevedere un programma obbligatorio di educazione sessuale nelle scuole. Eppure, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda l’introduzione sin dalla scuola primaria, con contenuti calibrati per età e contesto socio-culturale.
Il report evidenzia anche una differenza di genere nell’interesse per questi temi. Le ragazze risultano più motivate a partecipare a percorsi formativi inerenti la sessualità , ma anche più consapevoli delle carenze attuali. Sono più attente alla dimensione relazionale ed emotiva e più propense a segnalare la mancanza di adulti di riferimento capaci di affrontare con competenza e senza pregiudizi le loro domande.
L’indagine si conclude con alcune raccomandazioni chiave come integrare l’educazione sessuale nei programmi scolastici in modo sistematico; formare insegnanti e operatori per affrontare i temi legati alla sessualità n con competenza e sensibilità ; promuovere ambienti scolastici inclusivi, dove ogni identità sia rispettata; valorizzare il dialogo tra scuola, famiglia e servizi socio-sanitari.
L’educazione all’affettività e alla sessualità non è solo una questione di salute pubblica, ma un diritto fondamentale dei giovani. È importante che l’Italia colmi il divario con il resto d’Europa, offrendo ai ragazzi strumenti per diventare adulti consapevoli, rispettosi e liberi.
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Educare gli adolescenti alla sessualità , a che punto siamo in Italia?
di Redazione
2 minuti
16/05/2025
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Aggiornato il 05/19/2025