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e-lezioni22 | Intervista a Lorenzo Castellani

di Redazione

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Le elezioni politiche del 25 settembre, stando ai sondaggi, sembrano lasciare poche incognite sul risultato e sulle priorità da affrontare, meno sui comportamenti elettorali che, dal 2013 ad oggi, ci hanno abituato a una successione di terremoti elettorali. A poche settimane al voto, abbiamo chiesto a Lorenzo Castellani, professore di Storia delle Istituzioni Politiche presso la Luiss Guido Carli di Roma, di mettere un po’ di ordine.


Professore, il vecchio motto dice che si vince al centro. Secondo lei, in Italia, invece, si stanno ricomponendo gli opposti estremismi?
«C’è stata certamente una polarizzazione in Italia negli ultimi anni come in molte altre Nazioni dell’Occidente, ma non credo il paese stia deragliando nell’estremismo. Oggi gli elettori cercano maggiore chiarezza e durezza, c’è più sfiducia nella classe politica, più malessere e insicurezza economica, fattori che spiegano la polarizzazione a destra e sinistra.


Tuttavia, i cosiddetti partiti moderati sono ancora importanti: senza Forza Italia il centrodestra non vincerebbe le elezioni e il Pd rischia di farsi molto male sul piano elettorale per non aver chiuso un accordo con Renzi e Calenda». 


Quale sarà il tema che influenzerà maggiormente il voto degli elettori?
«Senza dubbio, in questo momento, sarà il caro vita e la crisi energetica. Poi ci sono le influenze residue della pandemia e delle politiche sanitarie; i problemi di posizionamento in politica estera, soprattutto sull’Ucraina e sul rapporto con la Cina; la questione del welfare, in particolare per quanto riguarda pensioni e revisione del reddito di cittadinanza. Infine, i temi classici: fisco, immigrazione, lavoro e questioni etiche».


Si prevede un forte tasso di astensionismo: come si spiega questo fenomeno?
«Vediamo se sarà così alto, credo che l’affluenza possa scendere un po’ (5-10%) rispetto al dato storico. Comunque, in Italia la partecipazione alle politiche è mediamente elevata rispetto a tanti altri paesi. In questo caso penso si possa spiegare con il fatto che le elezioni si terranno in un periodo inedito, con una campagna elettorale brevissima a causa dell’estate. E poi molti elettori hanno capito che la politica interna conta sempre meno rispetto ai vincoli internazionali, europei e finanziari.


Sulle questioni importanti non si decide tutto a Roma, ma concorrono tanti poteri e livelli di governo diversi. Mentre i partiti non esistono nella vita quotidiana dei cittadini, i leader sono oramai ologrammi social. Ecco, credo che questi fattori insieme non aiutino la partecipazione».


Quali saranno, in ordine di priorità, i temi che il nuovo governo dovrà inserire nella sua agenda?
«Energia, inflazione, attuazione PNRR, livello e qualità di occupazione e salari. Sono tutte questioni che si tengono l’una con l’altra. Presuppongono tutte una azione coordinata con l’Unione Europea considerando che fronteggiamo tutti problemi sovranazionali e poi la capacità di attuare e svolgere i provvedimenti decisi in materia.


Gran parte del lavoro di un esecutivo risiede nel tenere unito con efficacia il fronte interno e il fronte esterno. Vale soprattutto per il governo che verrà, dato che non ci si potrà più riparare dietro Draghi».


La crisi energetica sarà una delle prime emergenze da affrontare del nuovo Esecutivo. Potrebbe essere questo un tema di destabilizzazione che potrebbe portare a un rimpasto dell’esecutivo?
«Se il mandato politico uscito dalle urne sarà forte non credo ci sia bisogno di rimpasti nei primi mesi. I rimpasti in genere avvengono quando si alterano gli equilibri tra forze politiche, sono dunque meno probabili ad inizio legislatura. Senza dubbio l’energia rappresenterà la prima difficoltà e il primo banco di prova per la nuova maggioranza.


Chi governerà in questo momento difficile avrà comunque un vantaggio: mentre la pandemia sorprese tutti all’improvviso, oggi chi guiderà il paese sa che dovrà affrontare una crisi energetica. La stessa opinione pubblica è già preparata alle difficoltà. Non è un vantaggio da poco».



Lorenzo Castellani è assegnista di ricerca in Storia delle Istituzioni Politiche presso la Luiss Guido Carli di Roma. Nel 2017 è stato Postdoc Researcher presso l’Einaudi Institute for Economics and Finance dalla Banca d’Italia.

Nel 2016 ha conseguito il dottorato in Political History presso l’IMT di Lucca. Dal 2014 al 2016 è stato visiting scholar presso il King’s College di Londra. Si occupa prevalentemente di storia anglo-americana e di analisi di scenari politici.

Cura il Monthly Report on Italy della Luiss School of Government e scrive di politica e storia per varie testate nazionali. Il suo ultimo libro è The Rise of Managerial Bureaucracy. Reforming the British Civil Service (Palgrave Macmillan, 2018).

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Aggiornato il 09/24/2022