Negli ultimi anni la lotta alla dispersione scolastica è diventata una delle priorità delle politiche educative in Europa. In Italia, dove storicamente il fenomeno ha registrato valori superiori alla media comunitaria, i dati più recenti indicano però un cambiamento significativo: nel 2025 il tasso di abbandono precoce degli studi è sceso all’8,3%, un risultato che supera di quasi due punti percentuali l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per lo stesso periodo, pari al 10,2%.
L’annuncio è arrivato nel gennaio 2026 dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha parlato di un traguardo “storico” per il sistema educativo italiano. Dietro questo risultato c’è una strategia nazionale che negli ultimi anni ha combinato interventi mirati contro l’abbandono, investimenti nell’edilizia scolastica e programmi dedicati alle aree più vulnerabili del Paese.
Nel linguaggio delle politiche educative europee, la dispersione scolastica indica la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che non frequentano più percorsi di istruzione o formazione e non possiedono un titolo di studio secondario superiore. Il fenomeno non riguarda solo il sistema educativo. È strettamente collegato alle disuguaglianze sociali, alle opportunità occupazionali e alla mobilità sociale.
Per molti anni l’Italia ha registrato livelli di abbandono relativamente elevati. Nel 2020, ad esempio, il tasso di dispersione si attestava intorno al 13%, significativamente sopra la media dell’Unione Europea. Inoltre, il fenomeno ha sempre mostrato forti squilibri territoriali. Alcune regioni del Mezzogiorno e diversi contesti urbani caratterizzati da disagio socio-economico presentavano valori molto più alti rispetto alla media nazionale.
Ridurre la dispersione è, quindi, diventato uno degli obiettivi centrali delle strategie europee per la cosiddetta “società della conoscenza”, che punta a garantire pari opportunità educative e maggiore inclusione sociale. I dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione mostrano che il risultato raggiunto nel 2025 è il punto di arrivo di una tendenza positiva iniziata negli anni precedenti. Dal 13% del 2020 si è passati all’11,2% nel 2022, fino all’attuale 8,3%.
Un aspetto rilevante riguarda la capacità del sistema scolastico di individuare in anticipo gli studenti a rischio. Secondo il Ministero, circa 1 milione e 100 mila studenti sono stati intercettati attraverso programmi di monitoraggio e accompagnamento personalizzato, con interventi che hanno coinvolto scuole, famiglie e servizi territoriali.
Anche il divario geografico tra Nord e Sud, pur ancora presente, si sta riducendo gradualmente. Le regioni meridionali, tradizionalmente più esposte al fenomeno, hanno registrato negli ultimi anni le diminuzioni più significative. Una parte importante della strategia nazionale si è basata su due programmi paralleli: Agenda Sud e Agenda Nord, progettati per adattare gli interventi alle diverse condizioni territoriali. Le iniziative hanno coinvolto oltre quattromila istituti scolastici, 2.164 nel Mezzogiorno e circa 2.100 nel Nord Italia. Gli interventi hanno incluso il potenziamento delle attività pomeridiane – laboratori, sport, lingue straniere – ma anche servizi di supporto psicologico e programmi di orientamento.
In molte scuole sono stati introdotti tutor e mediatori culturali, mentre le famiglie sono state coinvolte attraverso forme di collaborazione educativa più strutturate. In diversi territori sono state sperimentate anche formule di “scuola aperta”, con edifici scolastici accessibili oltre l’orario delle lezioni per attività culturali e sociali.
Accanto agli interventi didattici, un ruolo importante è stato svolto dagli investimenti nell’edilizia scolastica. Negli ultimi cinque anni sono stati destinati circa 12 miliardi di euro alla riqualificazione degli edifici, con lavori che hanno riguardato sicurezza, accessibilità e innovazione degli spazi. Tra gli interventi più diffusi figurano l’adeguamento antisismico, la creazione di laboratori tecnologici, l’ampliamento degli spazi per attività extracurriculari e il miglioramento dell’efficienza energetica. L’obiettivo non è solo migliorare la sicurezza degli edifici, ma anche creare ambienti più stimolanti e inclusivi. La qualità degli spazi scolastici, sottolineano molti studi pedagogici, può influenzare in modo significativo la motivazione degli studenti e il senso di appartenenza alla comunità educativa.
La riduzione della dispersione scolastica non dipende da un singolo intervento, ma da una combinazione di fattori. Tra i più importanti vi sono l’individuazione precoce delle difficoltà scolastiche, il coinvolgimento delle famiglie e la collaborazione tra scuola e territorio. Sempre più istituti stanno sperimentando modelli didattici più flessibili, con laboratori interdisciplinari, attività pratiche e percorsi personalizzati. Parallelamente, si stanno rafforzando i servizi di supporto psicologico e orientamento, che aiutano gli studenti a individuare percorsi formativi coerenti con le proprie aspirazioni.
Un ruolo chiave è svolto anche dalle politiche contro la povertà educativa, che mirano a garantire l’accesso a strumenti digitali, trasporti scolastici, mense e materiali didattici.
Nonostante i progressi, la dispersione scolastica non può considerarsi un problema risolto. Alcune aree periferiche delle grandi città e diverse zone rurali continuano a registrare livelli di abbandono più elevati. Un’altra sfida riguarda l’inclusione degli studenti stranieri di prima generazione, che spesso incontrano maggiori difficoltà nel percorso scolastico. Nei prossimi anni sarà , inoltre, fondamentale rafforzare la formazione dei docenti sulle metodologie didattiche innovative e sull’inclusione di studenti con bisogni educativi complessi.
L’obiettivo indicato dalle strategie europee per il prossimo decennio è scendere sotto il 7% entro il 2030, riducendo allo stesso tempo le differenze territoriali.
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Dispersione scolastica in Italia: nel 2025 scende all’8,3%, sotto il target europeo
di Redazione
4 minuti
09/03/2026
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Aggiornato il 03/06/2026