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Condivisione di immagini intime senza consenso e cultura della mascolinità. Che relazione c’è?

di Redazione

3 minuti

19/01/2026

La diffusione non consensuale di immagini intime online è oggi una delle forme più pervasive di violenza digitale e colpisce in modo sproporzionato le donne, con conseguenze profonde sul benessere psicologico e sociale delle vittime.

Spesso liquidato come un comportamento individuale o come una vendetta privata, questo fenomeno è in realtà radicato in dinamiche culturali e relazionali più ampie. A mostrarlo è un nuovo studio dell’Università di Torino, pubblicato sulla rivista Psychology of Men & Masculinities dell’American Psychological Association, che analizza il legame tra mascolinità egemonica e propensione maschile a diffondere immagini intime senza consenso.

La ricerca, condotta dalle psicologhe Elisa Berlin e Chiara Rollero, rappresenta la prima revisione sistematica internazionale sul tema. Analizzando diciannove studi scientifici selezionati attraverso una rigorosa procedura metodologica, le autrici mostrano come la diffusione non consensuale di materiale intimo non possa essere interpretata come un gesto isolato o impulsivo. Al contrario, emerge come un comportamento che si sviluppa all’interno di specifici contesti sociali, in particolare quelli omosociali, come chat di gruppo, comunità online e ambienti scolastici o universitari, dove i giovani uomini costruiscono e negoziano la propria mascolinità.

Al centro dell’analisi c’è il concetto di mascolinità egemonica, intesa come un insieme di norme culturali che valorizzano competitività, dominio, distacco emotivo e successo sessuale, legittimando al contempo la subordinazione delle donne. In questo quadro, la condivisione di immagini intime può assumere la funzione di una vera e propria valuta simbolica. I materiali vengono trattati come trofei o prove di conquista, utili a ottenere approvazione e status all’interno del gruppo maschile, mentre il consenso femminile perde valore o viene del tutto ignorato. Il corpo delle donne diventa così una risorsa collettiva, funzionale al rafforzamento delle gerarchie di potere tra uomini.

Lo studio evidenzia anche come la diffusione di immagini intime non consensuali svolga un ruolo importante nella costruzione dei legami maschili. Anche la partecipazione passiva, come la semplice visione di contenuti diffusi illegalmente, contribuisce a mantenere una cultura di gruppo in cui parlare di sesso eterosessuale diventa un rituale di appartenenza e in cui mostrare empatia verso le vittime può essere percepito come una minaccia alla propria identità virile e mascolinità. In questo senso, la violenza digitale non è solo un atto diretto contro le donne, ma anche un meccanismo attraverso cui gli uomini regolano le proprie relazioni reciproche.

Secondo Berlin e Rollero, contrastare efficacemente la diffusione non consensuale di immagini intime richiede quindi un cambiamento profondo dell’approccio preventivo. Non è sufficiente intervenire sul piano legale o tecnologico. È necessario agire sulla dimensione culturale che sostiene questi comportamenti. Promuovere modelli di mascolinità alternativi, basati su empatia, rispetto e parità di genere, e rafforzare l’educazione al consenso e alla responsabilità digitale rappresentano passaggi fondamentali per prevenire una forma di violenza che sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.

La ricerca suggerisce, infine, che comprendere le radici sociali della violenza digitale è essenziale non solo per tutelare le vittime, ma anche per costruire ambienti digitali più sicuri e relazioni più sane. In un contesto in cui la tecnologia amplifica comportamenti e dinamiche già presenti nella società, affrontare il tema della mascolinità diventa una chiave cruciale per immaginare un futuro digitale più equo.

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Aggiornato il 01/26/2026

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