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Come il linguaggio d’odio diventa virale sui social media

di Redazione

3 minuti

08/11/2024

Il fenomeno dei discorsi d’odio online continua a essere oggetto di numerose ricerche internazionali. Uno studio condotto dall’Università Sapienza di Roma e pubblicato su Nature apre nuovi scenari sulla comprensione di come il linguaggio tossico nasca e si propaghi sulle principali piattaforme social. Il team, guidato da Michele Avalle e Niccolò Di Marco e composto da ricercatori italiani e internazionali, ha analizzato oltre 500 milioni di commenti da piattaforme come Facebook, Twitter, YouTube e Reddit, gettando luce sulle dinamiche che portano alla proliferazione di messaggi tossici online.

Lo studio, frutto della collaborazione con Antonio Scala dell’Istituto di Sistemi Complessi del CNR e Andrea Baronchelli della City University di Londra, esplora come, indipendentemente dalla piattaforma o dal tema trattato, le conversazioni più lunghe tendano a diventare più tossiche. Questo comportamento si manifesta in modo simile su social diversi, da Facebook a Telegram, dimostrando una tendenza universale e preoccupante che potrebbe rivelarsi cruciale per lo sviluppo di nuovi strumenti di moderazione e contrasto al linguaggio d’odio.

Conversazioni tossiche
Una delle scoperte principali riguarda la relazione tra la durata delle conversazioni online e la tossicità dei messaggi. Mentre le conversazioni si protraggono, il numero di partecipanti tende a diminuire, ma coloro che rimangono diventano più attivi e, spesso, più aggressivi. Questo aspetto si collega a quanto riscontrato da altri studi recenti, che rilevano come gli scambi prolungati su argomenti controversi – in particolare tra persone con opinioni divergenti – abbiano maggiori probabilità di degenerare in discussioni tossiche.

“È interessante notare che, nonostante l’aumento della tossicità, le persone non evitano questi ambienti e continuano a partecipare, anche se si trovano di fronte a un linguaggio d’odio”, commentano i ricercatori. Il team ha sottolineato come l’assenza di segnali non verbali e la distanza data dall’interfaccia digitale possano agire da schermo, rendendo i partecipanti meno inclini a comportarsi con il rispetto e la moderazione che mostrerebbero in un’interazione faccia a faccia.

Echo chamber e troll
Il concetto di echo chamber, o “camera dell’eco”, rappresenta un altro fattore chiave nella diffusione del linguaggio d’odio. Online, gli utenti tendono a cercare informazioni che confermano le proprie convinzioni, spesso ignorando o escludendo prospettive contrastanti. Questo comportamento alimenta la polarizzazione, creando un terreno fertile per l’escalation del linguaggio tossico, specialmente in conversazioni che toccano argomenti politicamente o socialmente controversi.

I troll, utenti intenzionati a provocare e infiammare i dibattiti, sono un altro fattore che contribuisce alla degenerazione delle conversazioni. Quando intervengono, aumentano il livello di tossicità, prolungando e radicalizzando il tono delle discussioni. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo studio smentisce l’idea che la visibilità (come i “mi piace” ricevuti) dei commenti tossici o la mancanza di moderazione contribuiscano a creare un effetto a catena. Non sono state trovate, infatti, evidenze significative che i commenti senza moderazione incoraggino la nascita di nuovi contenuti tossici.

Qual è il ruolo dei social media?
I social media, con i loro algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento, possono accidentalmente amplificare il linguaggio d’odio. Il sistema premia i contenuti che generano interazioni, anche quando queste sono negative o tossiche, e così facendo può contribuire, involontariamente, a creare un clima di negatività e conflitto.

I ricercatori hanno posto l’accento sull’importanza di monitorare la polarizzazione e di intervenire precocemente. Questo monitoraggio potrebbe essere una strada utile per anticipare le escalation, specialmente nei dibattiti più delicati. Ma restano aperte domande su altre dinamiche, come l’impatto degli influencer e la presenza di troll, nonché sulle differenze culturali e demografiche che possono influenzare la propensione alla tossicità.

Verso un web più sicuro
La ricerca rappresenta un passo avanti nella comprensione del linguaggio tossico online, aprendo nuove prospettive per strategie che possano ridurre l’impatto dell’odio sui social. Capire i meccanismi alla base della nascita e diffusione dei discorsi d’odio è cruciale per sviluppare tecniche di moderazione più efficaci e creare un ambiente digitale più sicuro e rispettoso. In un momento storico in cui il discorso pubblico si svolge in gran parte online, questo studio dimostra la necessità di un impegno collettivo per preservare lo spazio online da comportamenti dannosi e promuovere un uso consapevole delle piattaforme social, soprattutto per tutelare i più giovani.

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Aggiornato il 11/11/2024

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