Il fenomeno dei discorsi d’odio online continua a essere oggetto di numerose ricerche internazionali. Uno studio condotto dall’Università Sapienza di Roma e pubblicato su Nature apre nuovi scenari sulla comprensione di come il linguaggio tossico nasca e si propaghi sulle principali piattaforme social. Il team, guidato da Michele Avalle e Niccolò Di Marco e composto da ricercatori italiani e internazionali, ha analizzato oltre 500 milioni di commenti da piattaforme come Facebook, Twitter, YouTube e Reddit, gettando luce sulle dinamiche che portano alla proliferazione di messaggi tossici online.
Lo studio, frutto della collaborazione con Antonio Scala dell’Istituto di Sistemi Complessi del CNR e Andrea Baronchelli della City University di Londra, esplora come, indipendentemente dalla piattaforma o dal tema trattato, le conversazioni più lunghe tendano a diventare più tossiche. Questo comportamento si manifesta in modo simile su social diversi, da Facebook a Telegram, dimostrando una tendenza universale e preoccupante che potrebbe rivelarsi cruciale per lo sviluppo di nuovi strumenti di moderazione e contrasto al linguaggio d’odio.
Conversazioni tossiche
Una delle scoperte principali riguarda la relazione tra la durata delle conversazioni online e la tossicità dei messaggi. Mentre le conversazioni si protraggono, il numero di partecipanti tende a diminuire, ma coloro che rimangono diventano più attivi e, spesso, più aggressivi. Questo aspetto si collega a quanto riscontrato da altri studi recenti, che rilevano come gli scambi prolungati su argomenti controversi – in particolare tra persone con opinioni divergenti – abbiano maggiori probabilità di degenerare in discussioni tossiche.
“È interessante notare che, nonostante l’aumento della tossicità , le persone non evitano questi ambienti e continuano a partecipare, anche se si trovano di fronte a un linguaggio d’odio”, commentano i ricercatori. Il team ha sottolineato come l’assenza di segnali non verbali e la distanza data dall’interfaccia digitale possano agire da schermo, rendendo i partecipanti meno inclini a comportarsi con il rispetto e la moderazione che mostrerebbero in un’interazione faccia a faccia.
Echo chamber e troll
Il concetto di echo chamber, o “camera dell’eco”, rappresenta un altro fattore chiave nella diffusione del linguaggio d’odio. Online, gli utenti tendono a cercare informazioni che confermano le proprie convinzioni, spesso ignorando o escludendo prospettive contrastanti. Questo comportamento alimenta la polarizzazione, creando un terreno fertile per l’escalation del linguaggio tossico, specialmente in conversazioni che toccano argomenti politicamente o socialmente controversi.
I troll, utenti intenzionati a provocare e infiammare i dibattiti, sono un altro fattore che contribuisce alla degenerazione delle conversazioni. Quando intervengono, aumentano il livello di tossicità , prolungando e radicalizzando il tono delle discussioni. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo studio smentisce l’idea che la visibilità (come i “mi piace” ricevuti) dei commenti tossici o la mancanza di moderazione contribuiscano a creare un effetto a catena. Non sono state trovate, infatti, evidenze significative che i commenti senza moderazione incoraggino la nascita di nuovi contenuti tossici.
Qual è il ruolo dei social media?
I social media, con i loro algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento, possono accidentalmente amplificare il linguaggio d’odio. Il sistema premia i contenuti che generano interazioni, anche quando queste sono negative o tossiche, e così facendo può contribuire, involontariamente, a creare un clima di negatività e conflitto.
I ricercatori hanno posto l’accento sull’importanza di monitorare la polarizzazione e di intervenire precocemente. Questo monitoraggio potrebbe essere una strada utile per anticipare le escalation, specialmente nei dibattiti più delicati. Ma restano aperte domande su altre dinamiche, come l’impatto degli influencer e la presenza di troll, nonché sulle differenze culturali e demografiche che possono influenzare la propensione alla tossicità .
Verso un web più sicuro
La ricerca rappresenta un passo avanti nella comprensione del linguaggio tossico online, aprendo nuove prospettive per strategie che possano ridurre l’impatto dell’odio sui social. Capire i meccanismi alla base della nascita e diffusione dei discorsi d’odio è cruciale per sviluppare tecniche di moderazione più efficaci e creare un ambiente digitale più sicuro e rispettoso. In un momento storico in cui il discorso pubblico si svolge in gran parte online, questo studio dimostra la necessità di un impegno collettivo per preservare lo spazio online da comportamenti dannosi e promuovere un uso consapevole delle piattaforme social, soprattutto per tutelare i più giovani.
Articoli
Come il linguaggio d’odio diventa virale sui social media
di Redazione
3 minuti
08/11/2024
Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship
Aggiornato il 11/11/2024