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Asili nido in Italia: più posti disponibili, ma restano le disuguaglianze territoriali

di Redazione

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26/02/2026

In Italia l’offerta di asili nido e servizi educativi per la prima infanzia è in crescita, ma non abbastanza da garantire pari opportunità a tutti i bambini. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sull’anno educativo 2023/2024, che fotografa un sistema in espansione, sostenuto dagli investimenti pubblici e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ma ancora segnato da forti divari territoriali e sociali.

Nel corso dell’ultimo anno educativo sono attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati, con un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Anche il rapporto tra posti disponibili e numero di bambini sotto i tre anni migliora gradualmente. Oggi, in media, ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini. Un dato in crescita, favorito anche dal calo delle nascite, ma ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi europei, che fissano al 45% il tasso di frequenza entro il 2030.

Guardando al territorio, però, il quadro si fa molto meno omogeneo. Il Centro e il Nord del Paese presentano livelli di copertura nettamente superiori alla media nazionale, mentre nel Mezzogiorno l’offerta resta fortemente carente. Nelle regioni del Sud e delle Isole, con la sola eccezione della Sardegna, i posti disponibili coprono meno del 20% dei bambini residenti sotto i tre anni. Al contrario, in alcune regioni del Centro e del Nord si superano già i target europei previsti per il 2030, soprattutto nei Comuni capoluogo.

Queste differenze non riguardano solo la disponibilità dei servizi, ma anche la spesa pubblica. In media, i Comuni italiani spendono 1.183 euro all’anno per ogni bambino sotto i tre anni, ma la cifra varia enormemente da territorio a territorio: si passa dai 234 euro della Calabria ai oltre 3.300 euro della Provincia autonoma di Trento. Anche considerando il contributo statale del Bonus asilo nido e i fondi regionali, le disuguaglianze restano marcate e incidono concretamente sulle possibilità di accesso delle famiglie.

Nonostante l’aumento dell’offerta, la domanda continua a crescere. Nel 2023/2024 quasi il 60% dei nidi ha registrato la presenza di liste d’attesa, una quota in aumento rispetto agli anni precedenti. Il fenomeno è particolarmente evidente nei servizi pubblici, ma coinvolge anche quelli privati, soprattutto nelle aree dove l’offerta è storicamente insufficiente. In molte strutture, oltre un quarto delle domande non riesce a essere soddisfatto, segno che il sistema non riesce ancora a rispondere pienamente ai bisogni delle famiglie.

Un altro aspetto critico riguarda i criteri di accesso ai nidi comunali. Se la tutela dei bambini con disabilità e la conciliazione tra lavoro e famiglia sono ampiamente riconosciute, la funzione dei nidi come strumento di contrasto alle disuguaglianze sociali è ancora poco valorizzata. Solo poco più di un quarto dei Comuni considera la condizione economica delle famiglie tra i criteri di priorità, e appena il 5% assegna a queste situazioni il punteggio massimo. Ne deriva che i bambini provenienti da contesti di povertà o con background migratorio continuano ad avere minori opportunità di accesso ai servizi educativi per la prima infanzia.

Il report Istat mette, quindi, in evidenza una dinamica ambivalente: da un lato un sistema in crescita, sostenuto da investimenti pubblici e da una maggiore consapevolezza del valore educativo del nido; dall’altro, un quadro ancora frammentato, in cui il luogo di nascita continua a determinare fortemente le opportunità educative nei primi anni di vita.

IIn un Paese che invecchia rapidamente e in cui la denatalità è una delle principali sfide sociali, rafforzare e rendere più equa l’offerta dei servizi per la prima infanzia non è solo una questione di welfare, ma un investimento strategico sul futuro. Come suggeriscono i dati, aumentare i posti non basta. Servono politiche mirate per ridurre i divari territoriali, sostenere i Comuni più in difficoltà e garantire che l’accesso al nido diventi davvero un diritto universale, indipendente dal reddito e dal territorio di residenza.

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Aggiornato il 03/06/2026

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