Essere colpiti da un’alluvione non basta, da solo, a rendere una comunità più preparata. È una delle conclusioni più nette che emerge da una nuova ricerca dell’Università di Bologna, pubblicata sull’International Journal of Disaster Risk Reduction, che ha indagato la percezione del rischio alluvionale in Emilia-Romagna e Toscana dopo gli eventi estremi degli ultimi anni. Lo studio mostra come, nonostante l’esperienza diretta, il rischio venga ancora sottovalutato e la preparazione resti insufficiente, soprattutto di fronte a eventi rari, ma potenzialmente devastanti.
L’indagine, condotta nell’estate del 2024 su un campione rappresentativo di 3.423 adulti residenti nelle due regioni, ha combinato questionari sulla percezione individuale del rischio con mappe ufficiali di pericolosità idraulica. Questo approccio ha permesso alle ricercatrici di confrontare ciò che le persone credono di sapere con il rischio reale di alluvioni a cui sono esposte.
«La nostra indagine mostra che essere stati colpiti in prima persona da un’alluvione non è sufficiente a garantire una preparazione adeguata, soprattutto rispetto a eventi estremi, ma poco frequenti», spiega Irene Palazzoli, prima autrice dello studio. In altre parole, l’esperienza diretta aumenta la consapevolezza, ma non sempre si traduce in comportamenti concreti di prevenzione.
I risultati indicano che chi vive nei comuni colpiti dalle alluvioni del 2023 percepisce effettivamente un rischio maggiore rispetto a chi risiede in aree non colpite. Tuttavia, questa percezione risulta allineata al pericolo reale solo per le alluvioni più probabili. «I rischi legati a eventi rari, ma ad alto impatto sono ancora fortemente sottostimati», sottolinea Serena Ceola, professoressa dell’Università di Bologna e coordinatrice dello studio. Ed è proprio questo tipo di eventi, sempre più frequenti con il cambiamento climatico, a causare i danni più gravi.
Il contesto europeo rende il quadro ancora più preoccupante. Negli ultimi trent’anni, le alluvioni hanno colpito ogni anno circa 1,6 milioni di persone e rappresentano oltre l’80% delle perdite economiche legate a eventi climatici estremi. L’Italia è tra i Paesi più esposti. È seconda solo alla Germania per numero di eventi e concentra il 38% delle morti da alluvione registrate in Europa.
Nonostante questo, prima delle alluvioni recenti quasi la metà degli intervistati non aveva adottato alcuna misura preventiva. Le azioni di mitigazione, come barriere anti-alluvione o scorte di emergenza, restano poco diffuse e sono più frequenti tra le fasce di popolazione economicamente avvantaggiate. Famiglie a basso reddito, affittuari e persone anziane risultano, invece, significativamente meno preparati.
«Le alluvioni degli ultimi anni hanno mostrato che le comunità locali sono ancora vulnerabili», osserva Chiara Binelli, professoressa associata di Scienze Politiche e Sociali. «Servono strategie di gestione del rischio più mirate, che includano anche un aumento della consapevolezza e della preparazione dei cittadini». Secondo le ricercatrici, fattori come l’esperienza diretta, le condizioni socioeconomiche e il modo in cui le informazioni vengono comunicate giocano un ruolo chiave nel determinare il livello di preparazione.
Un dato, però, lascia spazio a un cauto ottimismo. «Il 63% degli intervistati ha dichiarato che si sarebbe comportato in modo diverso se fosse stato a conoscenza della pericolosità reale di alluvioni», evidenzia Palazzoli, «e il 30% sarebbe anche disponibile a un’eventuale rilocalizzazione». Segno che una comunicazione più efficace potrebbe incidere concretamente sulle scelte delle persone.
Oggi, invece, la conoscenza dei piani di gestione del rischio di alluvioni resta molto limitata. Più della metà degli intervistati non sa se il proprio Comune disponga di piani di emergenza o di evacuazione, e nove persone su dieci si dicono insoddisfatte delle informazioni ricevute, che arrivano soprattutto da meteo, televisione e social media. Eppure, circa due terzi ritiene che conoscere meglio questi piani migliorerebbe la percezione del rischio e ridurrebbe l’esposizione ai danni.
Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro. La prevenzione non può basarsi solo sull’esperienza del disastro, ma deve essere costruita prima, attraverso informazione, partecipazione e politiche mirate. Rafforzare la comunicazione istituzionale e coinvolgere attivamente i cittadini nella gestione del rischio potrebbe fare la differenza tra una comunità vulnerabile e una davvero resiliente di fronte alle alluvioni che, sempre più spesso, segneranno il nostro futuro.
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Alluvioni: perché Emilia-Romagna e Toscana restano vulnerabili?
di Redazione
3 minuti
12/02/2026
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Aggiornato il 02/04/2026