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Pandemia, bonus psicologo e tabù: chiediamo a Unobravo

di Redazione

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«Quando le difficoltà che ci troviamo a fronteggiare arrivano a compromettere la nostra quotidianità, allora è fondamentale chiedere un sostegno psicologico». A parlare è Danila De Stefano, psicologa nonché founder e CEO di Unobravo, l’innovativa startup di psicologia online che lavora ogni giorno sulla necessità di abbattere lo stigma legato ai temi della salute mentale.


Riuscire a diffondere nel mondo la consapevolezza che andare dallo psicologo è importante e, soprattutto, non è qualcosa di cui vergognarsi, è il primo passo per riconoscere a questa disciplina la serietà e il valore di cui ha bisogno. È in questa direzione che va anche l’approvazione del bonus psicologo da parte delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio nel corso delle valutazioni sul decreto Milleproroghe.


Abbiamo fatto due chiacchiere con Danila, per farci raccontare il valore di questa decisione e il quadro generale in cui si trova la salute mentale delle persone dopo oltre due anni di Covid19.


Da un punto di vista clinico, come spiega la tendenza di molti a provare nostalgia nei confronti del lockdown?
«In psicologia la crisi non ha necessariamente un’accezione negativa: per quanto il primo lockdown sia stato un unicum nella vita di quasi tutta la popolazione e i due anni trascorsi abbiano rappresentato un momento di discontinuità, alcuni dei cambiamenti sono stati trampolini verso nuove scoperte. Si pensi al tempo trascorso in famiglia: tantissimi padri hanno affermato come lavorare da casa sia stato un modo per costruire una relazione più intima con i propri figli, con ricadute positive, inoltre, sulla produttività lavorativa. In tanti altri casi, invece, la sospensione dalla routine ha consentito alle persone di interrogarsi sui propri desideri per farne emergere di nuovi. Ci ha avvicinati a bisogni più profondi che dobbiamo aver cura di integrare nella nostra vita, per costruire attorno a noi un contesto che tenga conto di chi siamo davvero».


Proprio a sostegno degli effetti psicologici legati alla pandemia, lo scorso 17 febbraio è stato approvato dalle Commissioni Affari costituzionali e bilancio il tanto discusso bonus psicologo.
«L’approvazione del bonus psicologo rappresenta sicuramente un segnale positivo per la società, soprattutto in una cultura dove ancora oggi alberga lo stigma della salute mentale e molte persone tendono a ‘sopportare’ le sofferenze invece di prendersene cura con un professionista. Tuttavia, per come è stata pensata e per il budget investito, ha decisamente ampi margini di miglioramento.

L’attuale formula prevede lo stanziamento totale di 10 milioni di euro a cui ne verranno aggiunti altri 10 per potenziare i servizi di salute mentale. In base al reddito ISEE, che non può superare i 50.000 euro, ogni persona potrà ricevere fino a un massimo di 600 euro per svolgere sedute di psicoterapia. Si calcola, quindi, che potrebbero usufruire del bonus un totale di appena 16.000 persone su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti».


Pensa che sarà un valido strumento per avvicinare la popolazione italiana alla figura dello psicologo?
«Sì, credo che potrà essere un incentivo per tante persone – pur tagliandone fuori moltissime altre che realmente necessitano di un sostegno psicologico. Dopo l’eliminazione del bonus dello scorso gennaio, è stata creata una petizione su Change.org in cui, a gran voce, centinaia di persone chiedevano di considerare la salute mentale al pari di quella fisica: direi che è un grandissimo passo avanti da parte della popolazione italiana.

Quello della salute mentale è un tema di cui, anche solo fino a cinque o dieci anni fa, non era possibile parlare liberamente. Il perché a mio parere si compone di vari aspetti, uno di questi sono le credenze errate. Andare da un terapeuta è purtroppo associato alla cura di un disturbo mentale grave: seguire un percorso di questo tipo significa, invece, darsi la possibilità di iniziare un viaggio evolutivo, conoscitivo e terapeutico, all’interno di sé per stare meglio, per affrontare la quotidianità e la vita con strumenti a cui non avevamo mai pensato, ma anche per raggiungere obiettivi di carriera lavorativa.

Un’altra credenza errata è che andare dallo psicologo sia inutile, o che lo psicologo “ascolti e basta”. Invito chiunque pensi ciò a provare. Gli psicologi sono molto diversi tra loro, esistono numerose scuole di psicoterapia e fare terapia oggi è un toccasana per la qualità della propria vita».


Senza dubbio sarà uno strumento di fondamentale importanza per affrontare tutti quei comportamenti che possiamo definire “figli della pandemia” a cui, spesso, non sappiamo dare un senso.
«L’esperienza che abbiamo vissuto ha profondamente influenzato ognuno di noi. È assolutamente normale avere timori e preoccupazioni: la pandemia ci ha costretti a mantenere le distanze e questo ha avuto implicazioni molto forti sulla capacità di relazionarsi da parte di ognuno. Ma è importante ricordare che si tratta di momenti transitori, non permanenti, e che dobbiamo concedere a noi stessi il giusto tempo per superarli. Qualora si riscontrassero difficoltà in grado di compromettere la quotidianità, è fondamentale chiedere un sostegno psicologico».


Parliamo di Unobravo. Come nasce l’idea?
«Dopo aver conseguito la laurea ed essermi trasferita nel Regno Unito, nel 2016 ho iniziato a lavorare come educatrice in una casa di cura psichiatrica. Ho sentito l’esigenza di rivolgermi a uno psicologo ma ho dovuto far fronte a costi esorbitanti e lunghe liste d’attesa. Mi sono messa nei panni degli italiani all’estero e ho iniziato a propormi per dare supporto psicologico da remoto ad altri connazionali expat, autopromuovendomi su diversi gruppi Facebook: le richieste sono arrivate subito, la mia agenda era sempre più fitta di appuntamenti. Così ho creato un sito web molto semplice e, grazie al sostegno delle colleghe Corena Pezzella e Valeria Fiorenza Perris, oggi rispettivamente HR Manager e Supervisore Clinico di Unobravo, e Gregorio Maria Diodovich, oggi COO, il servizio ha iniziato a prendere la forma di una vera e propria azienda in fase di startup».


Unobravo è nata prima della pandemia. Qual è stata la sua evoluzione?
«Con l’emergenza pandemica, il progetto ha visto un’evoluzione delle sue prospettive. Il team inizialmente contava solo 9 professionisti e circa 40 pazienti. All’inizio del 2020 siamo stati poi selezionati per un programma di accelerazione dall’incubatore di startup a impatto sociale SocialFare, che ci ha aiutati a trasformare l’idea in un vero e proprio progetto imprenditoriale innovativo. Oggi l’azienda presenta un team di oltre 1500 psicologi, 23mila pazienti per 40 mila sedute al mese. Una crescita tale da richiedere l’espansione del core team da quattro a 85 persone».


Chi è l’utente tipo di Unobravo?
«In Italia, per quanto riguarda la terapia tradizionale in presenza, l’età media dei pazienti è di 40 anni, mentre per Unobravo scende a 33: questo significa che raggiungiamo moltissimi giovani, anche grazie all’utilizzo dei social network. Inoltre, la comodità della consulenza online, l’abbattimento dei costi della seduta, la proposta di un terapeuta scelto dal sistema grazie a un innovativo algoritmo di matching,
l’ “effetto schermo”, che mette a proprio agio molte persone, sono tutti fattori che incentivano un pubblico eterogeneo a unirsi alla nostra community».




Danila De Stefano è psicologa e imprenditrice. Nell’agosto 2019 ha fondato la startup Unobravo, un servizio di psicologia online inizialmente rivolto agli italiani all’estero. In passato, è stata ricercatrice presso la Goldsmiths – University of London.

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