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L’IA cambierà il modo in cui le università comunicano?

di Redazione

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L’Intelligenza Artificiale (IA) sta trasformando il panorama della comunicazione accademica. Dalla comprensione di testi tecnico-scientifici alla traduzione, dalla produzione di immagini al supporto strategico, le IA generative, come ChatGPT e Gemini, stanno ridefinendo il modo in cui le università si presentano al pubblico. Ma dove siamo in questo processo di cambiamento e quali sono le sfide emergenti?

Un recente studio condotto da Justus Henke dell’Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg, pubblicato sul Journal of Science Communication (‘Navigating the AI Era: University Communication Strategies and Perspectives on Generative AI Tools’), offre uno spaccato della situazione in Germania. I dati raccolti indicano che il cambiamento è già in atto, sebbene con alcune limitazioni dovute all’organizzazione delle università e alla necessità di sviluppare linee guida comuni che includano la formazione del personale e la gestione degli aspetti etici.

Dal lancio di ChatGPT 3 nel novembre 2022, le discussioni sull’intelligenza artificiale si sono intensificate: è vista sia come un’opportunità senza precedenti, sia come una minaccia per il lavoro e la creatività. Nel frattempo, le IA generative sono diventate strumenti quotidiani, anche negli uffici comunicazione delle università. Henke ha analizzato l’adozione delle IA nelle università tedesche circa sei mesi dopo il lancio di ChatGPT 3. Attraverso un questionario distribuito a tutti gli uffici stampa e comunicazione delle università, ha ottenuto 101 risposte, pari a circa un terzo del totale. Quasi tutti i rispondenti hanno dichiarato di utilizzare le IA generative, principalmente per traduzioni, correzioni e creazioni di testi. Funzioni come la creazione di immagini, la produzione di slide o l’analisi dei documenti sono risultate meno comuni.

“L’intelligenza artificiale viene adottata principalmente per aumentare l’efficienza dei processi, permettendo di fare più cose in meno tempo”, spiega Henke. Tuttavia, emergono anche prudenza e consapevolezza riguardo agli aspetti etici, come la protezione dei dati. “Ci si chiede se sia saggio o giusto nutrire queste intelligenze, proprietà di compagnie private, con i dati dell’università”, commenta il ricercatore. Per affrontare queste preoccupazioni, sempre più università in Germania stanno rilasciando proprie istanze di chatbot di IA generativa su server dedicati, per mantenere il controllo su questi aspetti delicati. “Non c’è solo un cambiamento tecnologico in atto, ma anche uno culturale”, aggiunge Henke. I giovani professionisti, più aperti al cambiamento, sono generalmente i primi ad adottare queste tecnologie.

Henke ritiene che sia importante che le università imparino a utilizzare questi nuovi strumenti senza mettere in discussione il lavoro svolto finora e gli obiettivi futuri già pianificati. “La comunicazione serve a costruire relazioni e fiducia. In particolare uno degli scopi principali della comunicazione della scienza (di cui quella universitaria è un caso particolare) serve a creare fiducia e relazioni fra il pubblico e la ricerca scientifica”, dichiara Henke. “Se le comprometti usando comunicati stampa ‘automatizzati’ o bot per parlare con il pubblico, questo finirà per perdere interesse o peggio, comincerà ad avere dubbi sull’istituzione stessa. È importante tenere gli esseri umani nel processo di lavoro”.

L’intelligenza artificiale deve migliorare la comunicazione, non sostituirla.

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Aggiornato il 06/05/2024

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