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L’AI è una necessità, ma non sostituirà il lavoro dell’uomo

di Editor

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Gli strumenti di AI sono assistenti che velocizzano, migliorano e valorizzano il lavoro delle persone, senza sostituirsi a loro. È questo uno dei messaggi principali emersi nel corso del convegno “AI al centro: novità, applicazioni e regole” organizzato dall’Osservatorio Artificial Intelligence e svoltosi ieri presso l’Aula De Carli del Campus Durando di Milano. Oltre a presentare i risultati della Ricerca dell’Osservatorio, durante il convegno sono stati illustrati i numeri del mercato in Italia nel 2023, le progettualità più diffuse e le principali novità tecnologiche.

In relazione all’alto tasso di timori relativi alla sostituzione dell’AI alle figure umane, uno dei temi affrontati nel corso dell’evento è stato quello della trasformazione dell’Italia e dell’impatto che l’AI sta avendo e avrà sul mondo del lavoro. A parlarne, nel corso della mattinata, è stato Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, esponendo i risultati della ricerca condotta in merito al ruolo che l’AI gioca nell’equilibrio del mercato del lavoro nazionale, con focus sul trend dell’offerta di lavoro nella popolazione italiana e sul potenziale di automazione dell’AI. Miragliotta ha parlato delle previsioni per i prossimi dieci anni illustrando una situazione alquanto preoccupante per cui perderemo 2.8 milioni di persone attive che, quindi, generano valore e avremmo, al contempo, più di 2.3 milioni in più di persone in pensione. Per il 2033 si prevedono 21.2 milioni di occupati, il 7% in meno rispetto al 2023, e 26.8 milioni di occupati necessari per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale. Per colmare questo gap saranno necessari 5.6 milioni di posti di lavoro, cioè un +25% del totale degli occupati nel 2023.

Per calcolare l’impatto percentuale della nuova automazione, l’Osservatorio ha utilizzato un algoritmo che mixa il potenziale di automazione dell’AI per ciascuna capacità con la quota di percentuale richiesta per ogni attività, la quota di tempo spesa su ciascuna attività in ciascun settore e la quota di occupati in Italia per settore. Utilizzando questo algoritmo, il 50% del carico lavorativo della popolazione italiana oggi dovrebbe essere già automatizzato. A rendere questo potenziale non fruibile ci sono limiti sostanziali come gli investimenti cospicui, considerare che il lavoro umano, in alcune occasioni, è più competitivo, considerare i vincoli regolatori, la capacità di orchestrare il lavoro e il fatto che l’AI è un supporto che potenzia il lavoro dell’uomo senza sostituirlo.

Per calcolare quale possa essere la potenzialità dell’AI da qui a 10 anni i ricercatori dell’Osservatorio hanno analizzato le curve di adozione della tecnologia quante aziende si avvalgono dell’AI nel corso degli anni. La previsione, in base ai dati analizzati, è che, tra dieci anni, il 18% del lavoro umano sarà automatizzato, soprattutto a causa della grande pressione che si genererà nel mondo del lavoro, quel famoso gap tra domanda e offerta di cui si parlava sopra.

Giovanni Miragliotta ha, infine, illustrato gli obiettivi del programma strategico AI 2022-2024 e i risultati che nel corso di questi anni si sono raggiunti. È emerso che l’Italia mantiene una buona posizione nella produzione scientifica, l’attenzione del settore privato sembra essere molto buona con conseguente forte crescita del mercato e c’è un forte aumento della capacità di formare ricercatori di AI in Italia con PhD e contratti di ricerca. Dall’altra parte, le ombre di questi risultati sulle quali è necessario lavorare ancora per il futuro sono la criticità nell’attrarre talenti dall’estero e nel trattenere in Italia le persone formate, la difficoltà delle startup italiane nel competere con i maggiori innovatori in ambito AI e la quasi totale assenza dell’AI nelle PMI che costituiscono la prevalenza del tessuto economico nostrano.

“Nella diatriba relativa all’AI come problema o possibilità, la nostra risposta è che si tratta di una necessità. Dobbiamo farlo per una questione di competizione sia a livello di micro impresa che di macro sistema Paese”, ha concluso Giovanni Miragliotta.

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