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High-Tech Economy, la tecnologia come motore della crescita

di Redazione

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06/11/2025

Un dollaro di valore aggiunto generato dai settori ad alta tecnologia produce, in media, 3,9 dollari di PIL nei Paesi dell’Unione Europea. È questo uno dei dati più significativi emersi dal Rapporto Strategico 2026 del Centro Economia Digitale (CED), presentato lo scorso 29 ottobre al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla presenza del ministro Giancarlo Giorgetti. Il documento, dal titolo “High-Tech Economy: il nuovo ciclo competitivo globale”, fotografa un’economia europea in profonda trasformazione e individua nella diffusione delle tecnologie di frontiera la chiave per affrontare le sfide del nuovo ciclo competitivo mondiale.

High-Tech Economy


Secondo l’analisi econometrica condotta dal CED su 14 Paesi OCSE, i settori high-tech mostrano una capacità di attivazione economica tre volte superiore rispetto a quelli a bassa tecnologia. Infatti, ogni dollaro investito genera fino a 3,9 dollari di PIL nei Paesi UE e 3,18 nei Paesi OCSE. Anche l’impatto sull’occupazione è positivo. Uno shock di 10 miliardi di dollari nel valore aggiunto high-tech porta, nei tre anni successivi, alla creazione media di 161 mila nuovi posti di lavoro nell’Unione Europea e 177 mila nei Paesi OCSE, smentendo la narrazione secondo cui la tecnologia distruggerebbe occupazione.

“Siamo entrati in un nuovo ciclo competitivo globale, in cui la velocità con cui adottiamo e integriamo le tecnologie è decisiva, forse più della loro scoperta stessa”, ha dichiarato Rosario Cerra, Presidente del Centro Economia Digitale. “La nostra analisi dimostra che l’economia high-tech non solo moltiplica il PIL, ma aumenta la produttività e crea lavoro qualificato. Abbracciare questa transizione significa rafforzare autonomia, sicurezza e resilienza del Paese”.

Il rapporto distingue la High-Tech Economy (HTE) dalla più circoscritta Digital Economy. La prima rappresenta un processo dinamico e pervasivo, che integra tecnologie emergenti, dall’intelligenza artificiale generativa al quantum computing, fino alle biotecnologie avanzate, in ogni settore produttivo e sociale.

L’analisi delinea un quadro globale in cui Stati Uniti e Cina consolidano la leadership mondiale nei settori ad alta intensità tecnologica e di conoscenza (KTI), mentre la quota dell’UE è scesa dal 22% al 17% tra il 2010 e il 2022. Tuttavia, l’Italia mostra segnali incoraggianti. L’export high-tech, infatti, è passato dall’1,4% del PIL nel 2010 al 2,7% nel 2024, e la quota di occupati nei settori KTI ha raggiunto il 9,3%, seconda solo alla Germania tra i grandi Paesi europei.

L’evento, moderato dalla giornalista Manuela Perrone, ha riunito rappresentanti del mondo accademico e delle principali aziende partner del CED – tra cui Amazon Web Services, Cisco, Enel, Eni, FiberCop, Google, Gruppo FS, Hewlett Packard Enterprise, Microsoft, Open Fiber e Terna – che hanno discusso il ruolo delle infrastrutture digitali e delle tecnologie abilitanti nella transizione verso un’economia ad alta tecnologia.

Dalle reti elettriche e di telecomunicazioni alla mobilità sostenibile, dai servizi cloud all’intelligenza artificiale, le imprese hanno sottolineato la necessità di investimenti coordinati in innovazione, competenze e infrastrutture, per assicurare all’Italia una posizione di leadership nel nuovo ciclo tecnologico globale.

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Aggiornato il 11/14/2025

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