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«Vita oltre la Terra? La troveremo nei prossimi 10/20 anni»

di Redazione

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Direttrice del Dipartimento di scienze planetarie e ricercatrice senior del Jet Propulsion Laboratory della NASA, Rosaly Lopes è una delle scienziate più importanti al mondo, entrata nel Guinness dei primati nel 2006 per aver scoperto il maggior numero di vulcani dell’universo. Dal 2002 al 2018 ha lavorato alla missione Cassini su Saturno e, oggi, studia i dati acquisiti dall’orbiter, in particolare la geologia e la potenziale abitabilità del satellite naturale, in qualità di ricercatrice presso l’Istituto di Astrobiologia della NASA, alla guida di un team internazionale.


Con più di 140 pubblicazioni, ha partecipato a numerosi programmi televisivi su Discovery Channel, National Geographic Channel, History Channel, PBS, Nightline e ha collezionato diversi riconoscimenti tra cui il premio Woman of the Year in Science and Technology nel 1997, il Women at Work Award 2007 e il NASA Exceptional Service Medal 2007. È, inoltre, membro dell’Unione Astronomica Internazionale (UAI), della Società Geofisica Americana, della Royal Geographical Society e dell’Explorers Club.


Abbiamo fatto due chiacchiere con la dottoressa Lopes riguardo progetti, studi e passioni.



Geologa planetaria, vulcanologa e ricercatrice alla NASA: come riesce ad essere tante cose insieme?
«Succede spesso che il mio lavoro cambi, ma, al momento, circa la metà del mio tempo sono scienziata capo nell’area delle scienze planetarie del Jet Propulsion Laboratory, e l’altra metà mi occupo di ricerca su progetti personali, insieme ad altri colleghi. Sono principalmente coinvolta nelle ricerche su Titano, la luna più grande di Saturno, e Io, luna vulcanica di Giove».


Come è nata la passione per la vulcanologia?
«Sono sempre stata appassionata di astronomia e, durante gli studi in Inghilterra, ho trovato particolarmente interessante il corso in geologia planetaria. Il professore era un vulcanologo e, un giorno, si era assentato per andare a lavorare in loco dopo l’eruzione dell’Etna. Sono rimasta molto colpita da questo aspetto del suo lavoro e così, appena tornato, sono andata a chiedere di fare un PhD in quella materia e iniziai».


Quanto è importante effettuare ricerca in ambito di geologia planetaria e vulcanologia?
«La geologia planetaria ci aiuta a comprendere meglio la geologia della Terra, così come la vulcanologia ci aiuta a conoscere l’entità dei vulcani. Pensiamo ad esempio ai crateri che è possibile osservare guardando con il telescopio la Luna: negli anni ‘60 si pensava fossero crateri vulcanici fino a che gli astronomi non iniziarono a sospettare che si trattasse di crateri di altro genere.


Un geologo americano stava studiando un cratere da impatto in Arizona, chiamato Barringer Crater, e confrontandolo con quelli presenti sulla Luna, ci si rese conto che anche quelli erano frutto dell’effetto di un meteorite. Così abbiamo iniziato a osservare se ci fossero altri crateri dello stesso tipo sulla Terra e ne abbiamo trovati diversi.


Ci siamo quindi resi conto che questo processo di impatto dei meteoriti è molto più comune sulla Terra di quanto ci si aspettasse. Oggi esiste un programma chiamato di “difesa planetaria” in grado di osservare se gli asteroidi che si stanno avvicinando al nostro pianeta sono in grado di provocare danni o di aprire un cratere».


Cosa ha significato per lei entrare nel Guinness dei primati?
«È successo per caso quando ho iniziato scoprire nuovi vulcani sulla luna Io di Giove. Il vulcanismo su Io è stato scoperto dalla sonda Voyager, che aveva individuato una dozzina di vulcani nel 1979. Poi, tra il 1996 e il 2001, ero stata incaricata di studiare la presenza di altri vulcani su Io grazie all’ausilio dello strumento a infrarossi della sonda Galileo: ne trovai tanti altri. Ogni giorno mandavo una mail al mio team dicendo che avevo trovato un nuovo vulcano e loro, scherzando, mi dicevano che sarei dovuta entrare nel Guinness dei primati per la quantità di vulcani che stavo scoprendo.


Circa due anni dopo, mentre lavoravo con la sonda Cassini, uno studente post-doc dall’Inghilterra iniziò a lavorare con me e, sentendo queste battute, contattò un suo amico che lavorava per il Guinness. Hanno fatto le ricerche del caso e mi hanno incluso nell’edizione del 2006 come record di categoria inedita».


Che relazione c’è tra i vulcani e la vita su altri pianeti?
«Il vulcanismo è il modo che hanno i corpi celesti, come pianeti e lune, di perdere calore, necessario per la vita, almeno per come la conosciamo, insieme ad energia, acqua e materiale organico. Il vulcanismo è una fonte di calore ed energia. È possibile che in alcuni astri, come la luna di Giove Europa, la luna di Saturno Encelado e anche Titano, dove ci sono oceani di acqua liquida, la vita sia già stata sviluppata. Io, invece, non ha acqua e, sebbene abbia molti vulcani, non ci sono condizioni adatte alla vita».


Siamo vicini al giorno in cui troveremo vita oltre la Terra?
«È difficile da dire, ma è uno degli obiettivi principali della NASA al momento. Stiamo preparando una missione per riportare campioni da Marte e forse in questi campioni ci saranno segni di vita microscopica. Stiamo anche pianificando una missione sulla luna Europa, che verrà lanciata nel 2024. Non per cercare vita, ma per constatare se ci sono le condizioni necessarie. Effettueremo anche una missione su Titano, con un tipo di drone chiamato Dragonfly che farà una misurazione chimica della superficie e potrà raccogliere qualche indizio.


Non è facile trovare vita oltre la Terra e queste missioni sono costose e richiedono tempo. Non posso dire che troveremo presto la vita, ma penso che ci sia una possibilità nei prossimi 10 o 20 anni. Come diceva Carl Sagan, “extraordinary claims require extraordinary evidence”».


A proposito di Carla Sagan, nel 2005 ha ricevuto la medaglia che porta il suo nome per il suo lavoro sull’inclusione nell’istruzione pubblica, specialmente per giovani e donne.
«Ho sempre trovato estremamente importante divulgare la scienza al grande pubblico e incoraggiare i giovani a studiare materie scientifiche e tecnologiche. I giovani devono seguire i propri sogni, devono studiare ciò che li appassiona.


A volte, soprattutto le ragazze, rinunciano ad intraprendere una carriera scientifica perché è una professione a maggioranza maschile. Vorrei dire loro che, se decidono di dedicarsi a questo settore, avranno sempre buone possibilità di trovare lavoro. È importante incoraggiare le nuove generazioni, così come è importante divulgare la scienza al pubblico che finanzia le ricerche e le missioni. Negli Stati Uniti, ad esempio, il budget della NASA proviene dalle casse pubbliche».


La corsa allo spazio da parte di privati è in continuo aumento: qual è la sua opinione sul tema?
«Ho un’opinione positiva, perché sta aprendo il campo dell’esplorazione spaziale. Ad esempio, per fare l’astronauta ora non è più necessario essere straordinario fisicamente e mentalmente. Ora devi avere soldi, e questo apre il settore a più persone. Inoltre, le aziende private, che non hanno vincoli di budget o metodologia da parte del Governo, possono lavorare in maniera più agile e ottenere più rapidamente dei risultati.


E poi non sono solo più Stati Uniti, Europa e Russia a occuparsi di esplorazioni spaziali, ma anche altri Paesi come Emirati Arabi, Corea del Sud, Giappone, Brasile. C’è maggiore partecipazione».







Rosaly Lopes è una geologa e vulcanologa nata a Rio de Janeiro. Scienziata a capo del Dipartimento di scienze planetarie e ricercatrice senior del Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha partecipato a diversi studi anche con l’Agenzia Spaziale Europea e alle missioni Galileo e Cassini. I suoi maggiori interessi includono i processi delle superfici planetarie e terrestri, con particolare focus sui vulcani. Autrice di oltre 100 articoli di ricerca, capitoli di libri e voci enciclopediche, è entrata nel Guinness dei primati nel 2006 per aver scoperto il maggior numero di vulcani dell’universo, registrandone 71 sulla luna Io di Giove. Ha partecipato a numerosi programmi su Discovery Channel, National Geographic Channel, History Channel, PBS e su Nightline.

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