Cultura

«Divulgazione scientifica? Sì, ma senza banalizzare». Intervista a Luca Nardi

di Redazione

6 minuti

Astrofisico specializzato in scienze planetarie, ma anche content creator «con il pallino per la scrittura scientifica». Si definisce così Luca Nardi, classe ’93, impegnato nella comunicazione e divulgazione scientifica. Nel suo percorso di ricerca, chiuso nel 2022 con il dottorato, si è occupato di studiare l’atmosfera di Marte con i dati di sonde europee, ma «la ricerca non faceva per me. Già da qualche anno avevo capito che mi piace molto di più raccontare la scienza e mantenere una visione d’insieme, cosa che nell’iperspecializzazione della ricerca è difficile fare». Luca, infatti, predilige la condivisione della sua passione e la creazione di reti tra persone attraverso la divulgazione di contenuti che, però, non risultino mai banali e portino alla luce quel grado di approfondimento che meritano e che solo chi è davvero interessato riesce ad apprezzare. Noi di S-citizenship lo abbiamo incontrato.

Come è nata la passione per gli astri?
«La mia passione per l’astronomia è nata soprattutto grazie ai racconti di fantascienza. Ero al liceo quando scoprii la fantascienza classica come quella di Asimov, di Clarke o di Star Trek. Certo, è finzione, ma quel senso di esplorazione che soggiace a questi racconti a ben vedere è lo stesso che muove la scienza e la ricerca scientifica. Da lì al primo telescopio, alla saggistica scientifica e allo studio universitario, il passo è stato breve».

Quali sono le direttrici di ricerca sulle quali si è concentrato finora?
«Ho smesso di fare ricerca con il dottorato che ho chiuso nel 2022. Mi sono occupato di studiare l’atmosfera di Marte con i dati di sonde europee, ma la ricerca non faceva per me. Già da qualche anno avevo capito che mi piace molto di più raccontare la scienza e mantenere una visione d’insieme, cosa che nell’iperspecializzazione della ricerca è difficile fare. Ogni tanto però capita che la vecchia indole del ricercatore torni a farsi strada: per esempio a inizio anno ho pubblicato una ricerca che riguarda una curiosa storia in cui sono incappato scrivendo un testo sugli incidenti da meteorite in Italia (qui)».

Cosa significa per lei divulgazione scientifica?
«Per me divulgare significa prima di tutto condividere una passione, raccontare la bellezza delle cose che amo a chi è interessato ad ascoltarla. Ma credo che, oltre al semplice intrattenimento culturale, ci sia anche una sorta di funzione sociale nella divulgazione, perché comunicare significa in primis costruire ponti, reti tra le persone. Non voglio né mettermi in cattedra e “spiegare” né voglio mettere ciò che dico in contrapposizione ad altre linee di pensiero, perché entrambe queste cose creano muri piuttosto che ponti».

Che ruolo hanno giocato e giocano i social media nello sviluppo del suo lavoro e della sua figura professionale?
«Come comunicatore sono nato sui social e ancora adesso sui social media svolgo una buona parte del mio lavoro. Non è forse una cosa particolarmente originale: gran parte delle professioni che riguardano la comunicazione oggi non potrebbero esistere senza i social perché del resto i social network permettono di mettere in contatto moltissime persone. La comunicazione vive di questi contatti. Che sia scienza o cucina o travel blogging, l’importante è essere dove si trovano le persone che possono essere interessate a quei contenuti e che condividono la stessa passione».

Chi sono i suoi follower?
«La cosa bella di internet è che si può parlare anche degli argomenti più specifici del mondo e incontrare così gli appassionati di quei temi, qualcosa che in passato magari non era così scontato. I miei contenuti sono di astronomia e, soprattutto, di scienze planetarie, lo studio dei pianeti. È una nicchia nella nicchia e chi mi segue è, soprattutto, chi è appassionato di questi argomenti molto specifici, a prescindere dall’età o dal genere. Nel mio lavoro mi sforzo di mantenere un livello di approfondimento che ritengo soddisfacente su questi argomenti, perché penso che di contenuti che banalizzano o comunque semplificano troppo la complessità della scienza ce ne siano già a sufficienza. Allora penso che difficilmente mi seguirà chi non ha desiderio di dedicare qualche minuto in più per approfondire gli argomenti che tratto».

Ultimamente ha pubblicato un libro sui giganti gassosi del nostro sistema solare.
«Il libro si chiama Giganti Ghiacciati. Sulle orme delle sonde Voyager alla scoperta di Urano e Nettuno ed è il primo libro in italiano che sia esclusivamente dedicato appunto ai giganti ghiacciati del Sistema solare. L’ho scritto a quattro mani insieme a Fabio Nottebella per Edizioni Dedalo e racconta tutto quello che sappiamo su questi mondi ai confini del sistema planetario e sulle loro lune ghiacciate, a cominciare dalla possibilità che possano essere dei luoghi adatti per la vita. È una grande soddisfazione aver potuto dedicare un libro intero a un argomento così affascinante e allo stesso tempo specifico, anche perché in Italia fatta eccezione per Marte e la Luna è davvero difficile ci siano libri che trattino di pianeti, in generale».

L’Italia è in prima linea nello studio dello spazio, con la partecipazione a progetti internazionale come il LISA Consortium. Cosa pensa dell’attuale mondo dell’astrofisica italiana?
«Non sono un fan del sottolineare la bandiera delle ricerche e dei ricercatori, perché la scienza e le sue scoperte sono un patrimonio dell’umanità. Ma va riconosciuto che nel nostro Paese la ricerca sia spesso molto più avanzata di quel che crediamo, in tutti gli ambiti della scienza e tecnologia ma, in particolare, in quello dell’astrofisica. Spesso team di italiani partecipano a progetti internazionali di punta come LISA o Einstein Telescope o molti altri. Anche il luogo in cui ho studiato per la tesi magistrale e per il dottorato, l’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell’INAF, è uno dei più grandi poli di ricerca nell’ambito delle scienze planetarie in Europa.

Ma potremmo elencare le moltissime industrie nell’ambito aerospaziale che rappresentano una delle maggiori voci di peso nell’economia italiana. La cosa strana è che spesso queste cose si scoprono solo verso la fine dell’università, quando ci si apre un po’ al mondo esterno, magari in occasione di tesi o dottorati: c’è forse poca comunicazione tra il mondo accademico e quello dell’industria e della ricerca extra-universitaria».

Qualche suggerimento a chi vorrebbe intraprendere un percorso di studi nelle scienze?
«Sembra scontato ma: non arrendersi. Perché un mondo spesso competitivo e ricco di giudizi e confronti non salutari come quello accademico può portare allo sconforto e far abbandonare gli studi. Ma ognuno di noi fa storia a sé e confrontarsi con gli altri è utile solo quando ciò porta a un arricchimento. Non è per nulla scontato che un voto alto all’esame indichi una maggior predisposizione alla ricerca o al lavoro futuro. Ricordiamoci perché abbiamo scelto la scienza: difficilmente per fama o denaro, più facilmente perché la scienza è meravigliosa».

E per i “profani”, invece? Qualche consiglio su come scoprire e coltivare la propria curiosità verso la scienza?
«C’è tanta divulgazione scientifica per tutti i gusti e i livelli di approfondimento che si desiderano: libri, podcast, radio, canali YouTube o su qualsiasi altra piattaforma. Ovunque ci sono persone che vogliono, per lavoro o per passione, condividere i propri interessi. Scavando un po’ nell’internet e in libreria, si possono trovare senz’altro i contenuti che cerchiamo. Se, invece, si preferisce un po’ di sano contatto sociale, cercherei qualche circolo o gruppo di appassionati con cui condividere quella passione. Anche qui: se ne trovano ovunque e se così non fosse, si può sempre crearlo».



Luca Nardi nasce nel 1993. Astrofisico specializzato in scienze planetarie, si occupa di comunicazione scientifica in quest’ambito. È un content creator con il pallino per la scrittura scientifica: si occupa di creazione di contenuti web e di prodotti editoriali, collabora con varie riviste tra cui Wired.it per la scrittura di articoli e la produzione di video brevi. Parla di astronomia e pianeti su tutti i principali social network, soprattutto su YouTube. Fuori dal web, fa conferenze-spettacolo in giro per l’Italia e è astronomo divulgatore presso il Planetario di Roma. Ha scritto “Un Mese a Testa in Giù” (Geo4Map, 2021) e “Giganti Ghiacciati“(Dedalo, 2023).

I suoi canali social:
https://www.instagram.com/lucanardi_science/
https://www.youtube.com/channel/

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Aggiornato il 03/13/2024

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