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Una spugna di sughero per depurare l’acqua

di Redazione

3 minuti

21/07/2026

Trasformare uno scarto industriale in una risorsa per la tutela dell’ambiente. È questo l’obiettivo raggiunto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec), che ha sviluppato un innovativo materiale capace di rimuovere oli e sostanze inquinanti dall’acqua utilizzando gli scarti della lavorazione del sughero. La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Università del Salento, è stata pubblicata sulla rivista Journal of Hazardous Materials e rappresenta un esempio concreto di come economia circolare e nanotecnologie possano contribuire ad affrontare una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo cioè la protezione delle risorse idriche.

L’accesso ad acqua pulita è, infatti, una delle principali criticità globali. La crescente pressione esercitata dall’industrializzazione, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici rende sempre più necessario sviluppare tecnologie in grado di depurare le acque in modo efficace, sostenibile e a basso impatto ambientale. È in questo contesto che nasce il progetto MSP4Water, finanziato dal Fondo per la crescita sostenibile del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per migliorare la qualità dell’acqua e affrontarne la crescente scarsità.

La nuova tecnologia parte da un materiale tanto comune quanto prezioso cioè il sughero. Gli scarti prodotti dall’industria del settore, normalmente destinati ad altri utilizzi o allo smaltimento, vengono trasformati attraverso un processo sostenibile in carbonio grafitico. Questo materiale viene poi incorporato in una struttura altamente porosa che funziona come una vera e propria spugna capace di assorbire selettivamente oli e contaminanti presenti nell’acqua.

Uno degli aspetti più interessanti della tecnologia riguarda proprio il processo produttivo. A differenza di molti materiali utilizzati per la bonifica ambientale, la nuova spugna viene realizzata senza ricorrere a solventi chimici aggressivi. Le tecniche impiegate riducono l’impatto ambientale della produzione e permettono di ottenere un materiale non tossico, facilmente riutilizzabile e adatto a un possibile impiego su scala industriale.

Secondo Antonio Turco, ricercatore del Cnr-Nanotec e responsabile del gruppo di ricerca EDGE-Tech, il materiale combina tre caratteristiche fondamentali per le operazioni di bonifica: elevata capacità di assorbimento, rapidità d’azione e possibilità di essere riutilizzato più volte. Qualità che lo rendono promettente sia per affrontare sversamenti accidentali di oli sia per il trattamento di acque contaminate provenienti da attività industriali.

La ricerca si inserisce in un filone di studi che il Cnr-Nanotec porta avanti da anni nel campo dei materiali avanzati per applicazioni ambientali. Il gruppo aveva già sviluppato sistemi basati su nanotubi di carbonio e grafene per separare acqua e olio o rimuovere sostanze contaminanti. Il nuovo materiale rappresenta un’evoluzione di questo percorso scientifico, con un’attenzione ancora maggiore ai principi dell’economia circolare. Invece di utilizzare materie prime dedicate, valorizza, infatti, un sottoprodotto industriale trasformandolo in una risorsa ad alto valore aggiunto.

La scelta del sughero non è casuale. Oltre a essere un materiale naturale e rinnovabile, possiede una struttura cellulare che, opportunamente modificata, si presta particolarmente bene alla realizzazione di materiali porosi. La trasformazione in carbonio grafitico consente, inoltre, di ottenere proprietà superficiali ideali per trattenere oli e sostanze idrofobiche, lasciando invece passare l’acqua. Le possibili applicazioni sono numerose. Il nuovo materiale potrebbe essere impiegato nella gestione degli sversamenti di idrocarburi, nella depurazione delle acque reflue industriali, negli impianti di trattamento delle acque e, più in generale, in tutti quei contesti in cui sia necessario separare rapidamente oli e contaminanti dall’acqua. La sua riutilizzabilità rappresenta inoltre un vantaggio economico e ambientale rispetto a molti assorbenti tradizionali monouso.

Secondo i ricercatori, questa innovazione conferma il ruolo crescente della ricerca sui materiali avanzati nello sviluppo di tecnologie sostenibili per la tutela dell’ambiente. Il lavoro svolto a Lecce rafforza, inoltre, la posizione del territorio salentino come uno dei principali poli italiani dedicati allo studio delle nanotecnologie applicate alla bonifica ambientale, un settore destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore nei prossimi anni.

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Aggiornato il 07/13/2026

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