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Sviluppato un nuovo materiale sostenibile per restaurare le barriere coralline

di Redazione

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I cambiamenti climatici stanno danneggiando le barriere coralline su diversi fronti. L’aumento delle temperature marine causa lo sbiancamento dei coralli, mentre l’acidificazione degli oceani ne indebolisce le strutture calcaree. Questi fenomeni compromettono la salute e la biodiversitĂ  delle barriere coralline, mettendo a rischio gli ecosistemi marini e le comunitĂ  che dipendono da essi.

Il recupero attivo delle barriere coralline è un’operazione che consiste nel far crescere nuove colonie di corallo in ambienti protetti, solitamente vivai sommersi chiamati nurseries, per poi trasferirle nelle aree danneggiate della barriera. Per effettuare questo trapianto, si utilizzano materiali che permettono l’adesione del corallo alle superfici sottomarine, garantendo tempi di esecuzione ottimali. Tuttavia, i prodotti attualmente disponibili, spesso derivati dall’industria del petrolio, possono risultare tossici per l’ambiente. Inoltre, il loro indurimento può richiedere da un’ora a un giorno intero, un lasso di tempo lungo durante il quale il corallo deve rimanere in posizione nonostante le correnti marine che potrebbero spostarlo riducendo il successo del trapianto.

L’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Acquario di Genova, ha realizzato un nuovo materiale biodegradabile e indurente ideato per le operazioni sottomarine di recupero delle barriere, descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Advanced Sustainable Systems .

Il nuovo materiale, composto da due componenti di origine vegetale, è biodegradabile e non inquina. Una volta mescolate le due parti, il tempo di indurimento è di soli 20-25 minuti, facilitando il successo del trapianto e accelerando il restauro delle barriere coralline.

Le capacità del materiale sono state verificate in esperimenti condotti sia all’Acquario di Genova  che alle Maldive presso il MaRHE Center (Marine Research and Higher Education Center), diretto dal professor Paolo Galli. Durante il periodo di osservazione, i coralli hanno mostrato una crescita senza segni di stress.

La ricerca di questo nuovo materiale non solo supporta il cruciale lavoro di ripristino delle barriere coralline in natura, ma risponde anche alla volontĂ  di istituzioni come l’Acquario di Genova di introdurre tecniche e procedure di mantenimento delle specie in ambiente controllato che siano piĂą sostenibili e rispettose dell’ambiente.

Il materiale è oggetto di una domanda di brevetto ed è stato sviluppato grazie anche ai finanziamenti del progetto “Futuro Centro Nazionale per la Biodiversità” del PNRR.

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Aggiornato il 06/10/2024

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