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Sustainable Development Report 2024: Italia al 23esimo posto

di Redazione

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Il Sustainable Development Solutions Network (SDSN), operativo dal 2012 sotto la direzione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, mira a facilitare l’apprendimento condiviso e a promuovere soluzioni per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali globali. Inoltre, l’SDSN monitora i progressi e suggerisce strategie per rispettare l’accordo di Parigi sul clima.

Nel 2024, l’SDSN ha pubblicato la nona edizione del suo rapporto annuale, il Sustainable Development Report 2024. Il rapporto recentemente presentato delinea un quadro preoccupante: nessuno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) è in linea per essere raggiunto entro il 2030.

Oltre 100 scienziati ed esperti internazionali hanno contribuito alla redazione del rapporto, che ha identificato le priorità per la riforma delle Nazioni Unite. Il rapporto propone cinque strategie per colmare le lacune di finanziamento, supportare le politiche di sviluppo sostenibile e affrontare le sfide del Ventunesimo secolo. Tra le possibili azioni suggerite vi è la creazione di nuove istituzioni globali capaci di implementare una politica fiscale mondiale.

“A metà strada tra la fondazione dell’Onu e l’anno 2100, non possiamo più affidarci al business as usual”, ha dichiarato Jeffrey D. Sachs, presidente dell’SDSN e autore principale del rapporto. “Il mondo si trova di fronte a grandi sfide globali. Siamo a un bivio. In vista del Summit del futuro organizzato dalle Nazioni Unite (UN Future Summit), la comunità internazionale deve fare il punto sui risultati fondamentali e sui limiti del sistema dell’Onu, e lavorare per il miglioramento del multilateralismo nei decenni a venire” ha concluso.

Solo il 16% degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) è in linea per essere raggiunto entro il 2030, mentre l’84% mostra progressi limitati o regressi. Dal 2020, i progressi sono stagnanti per i Goal 2 (Fame zero), 11 (Città e comunità sostenibili), 14 (Vita sott’acqua), 15 (Vita sulla terra) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide). I cinque target con maggiore inversione di tendenza dal 2015 sono: tasso di obesità (Goal 2), libertà di stampa (Goal 16), Red List Index (Goal 15), gestione sostenibile dell’azoto (Goal 2) e aspettativa di vita alla nascita (Goal 3).

Gli obiettivi legati ai sistemi alimentari sono particolarmente critici, con 600 milioni di persone che soffriranno ancora la fame entro il 2030, un aumento dell’obesità e quasi un quarto delle emissioni globali di gas serra provenienti da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo. Al contrario, gli obiettivi relativi all’accesso a infrastrutture e servizi di base, come il Goal 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), mostrano tendenze leggermente più positive, sebbene i progressi siano ancora lenti e disomogenei tra i Paesi.

Il progresso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile varia notevolmente tra i Paesi. I Paesi nordici, come Finlandia, Svezia e Danimarca, guidano la classifica, con l’Italia al 23esimo posto. La relazione evidenzia un miglioramento nei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), ma il divario tra Paesi sviluppati e poveri si sta ampliando. L’Asia orientale e meridionale ha compiuto i maggiori progressi dal 2015. Tuttavia, gli obiettivi per città sostenibili e lotta alla fame sono particolarmente arretrati, mentre quelli per la gestione dell’azoto e i tassi di obesità sono più avanti. Nel 2024, la Finlandia è prima nell’SDGs Index, seguita da Svezia, Danimarca, Germania e Francia, mentre l’Italia ha un punteggio di 79.29/100.

Il Rapporto sottolinea che nessuna nazione può affrontare da sola le sfide attuali, come la crisi climatica, la transizione energetica equa, la pace e la sicurezza, la protezione degli ecosistemi e le minacce tecnologiche. Il sistema delle Nazioni Unite necessita di ammodernamento e potenziamento per sostenere il nuovo mondo multipolare, richiedendo riforme che includano un Parlamento dell’ONU, nuovi finanziamenti globali e strategie per garantire il rispetto del diritto internazionale e la pace tra le potenze maggiori.

È necessario un nuovo multilateralismo efficace, basato su cinque pilastri fondamentali:

– Potenziare le nazioni e le regioni per perseguire percorsi significativi di sviluppo sostenibile entro il 2050, con elevate ambizioni per prosperità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale.

– Promuovere l’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) attraverso accordi globali più forti e istituzioni più potenti.

Finanziarie gli SDGs con nuove tasse globali e un’architettura finanziaria rinnovata.

– Aumentare la rappresentanza dei popoli nelle Nazioni Unite attraverso nuovi forum di rappresentanza.

– Sfruttare i progressi scientifici e tecnologici per il bene comune, mantenendo una vigilanza costante contro gli abusi delle tecnologie avanzate, come biotecnologia, intelligenza artificiale e geoingegneria.

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Aggiornato il 07/11/2024

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