SostenibilitĂ 

Mangimi circolari per una maggiore sostenibilitĂ 

di Redazione

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Un recente studio condotto in collaborazione tra il Politecnico di Milano e l’UniversitĂ  degli Studi di Milano, pubblicato su Nature Food, ha evidenziato come l’adozione di mangimi piĂą circolari basati su sottoprodotti agricoli – prodotti secondari derivati dal processamento di colture primarie come cereali e zucchero – possa contribuire significativamente alla riduzione del consumo di acqua e suolo. Questa innovativa prospettiva bioeconomica offre soluzioni per mitigare la competizione tra settori e alleviare la pressione sulle risorse naturali.

Lo studio dimostra che sostituire l’11-16% delle colture ad alto contenuto energetico utilizzate attualmente come mangime animale con sottoprodotti agricoli potrebbe portare a risparmi significativi. Questa sostituzione consentirebbe di risparmiare tra i 15.4 e i 27.8 milioni di ettari di suolo, tra i 3 e 19.6 km3 di acqua di irrigazione e acqua piovana. Questo risparmio di risorse rappresenterebbe una strategia efficace per affrontare l’uso insostenibile delle risorse a livello locale e globale, promuovendo un commercio virtuale di suolo e acqua.

L’utilizzo di sottoprodotti agricoli nelle diete animali non solo ridurrebbe la competizione tra settori e la pressione sulle risorse, ma potrebbe anche aumentare la disponibilitĂ  di calorie per l’uomo. La ricercatrice Camilla Govoni sottolinea che questa transizione verso una maggiore sostenibilitĂ  potrebbe migliorare la sicurezza alimentare in diversi Paesi, promuovendo scelte alimentari piĂą salutari e sostenibili.

I sottoprodotti agricoli menzionati nello studio includono la crusca di cereali, la polpa di barbabietola da zucchero, la melassa, i residui di distilleria e la polpa di agrumi. Questi prodotti secondari derivano dal processo di lavorazione di colture primarie come cereali e zucchero.

Maria Cristina Rulli, docente di Idrologia e coordinatrice del Lab Glob3ScienCE del Politecnico di Milano, ha affermato: “L’utilizzo di ingredienti alternativi nelle diete animali comporterebbe un aumento della sostenibilitĂ  e una riduzione dell’impatto ambientale non solo a livello locale, ma anche su grandi distanze. Una diminuzione della domanda di mangime potrebbe determinare una minore importazione degli stessi con conseguenti benefici sia di tipo economico che socio-ambientale. Alla produzione di alcuni prodotti mangimistici, infatti, corrispondono sovrapressione sulle risorse idriche e deforestazione, con conseguenti effetti su concentrazione di gas serra in atmosfera e perdita di biodiversità”.

La liberazione di risorse e spazio per i cereali potrebbe avere un impatto positivo sull’approvvigionamento alimentare umano, particolarmente rilevante in un periodo segnato da carenze dovute a conflitti, pandemie ed eventi climatici estremi. “L’approccio deve essere quello di sviluppare una smart animal nutrition, in cui la ricerca deve proporre soluzioni per aumentare la produzione di proteine animali senza aumentare l’impronta ambientale delle stesse”, suggerisce Luciano Pinotti, docente di Nutrizione e Alimentazione della Statale di Milano.


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Aggiornato il 05/15/2024

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