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L’irrigazione intensiva può salvare le falde acquifere? 

di Redazione

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09/06/2025

In un periodo in cui la siccità estiva è sempre più frequente e la scarsità d’acqua rappresenta una minaccia concreta per l’agricoltura e gli ecosistemi, una nuova ricerca mette in discussione alcune delle nostre convinzioni sulla gestione delle risorse idriche. Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Water, l’irrigazione intensiva, spesso considerata tra le principali cause di consumo idrico eccessivo, potrebbe in realtà avere un effetto benefico sulla stabilità delle falde acquifere in alcune aree, come la Pianura Padana.

Il lavoro è frutto di una collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche – attraverso l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR-IRPI) e l’Istituto di Ricerca sulle Acque (CNR-IRSA) – l’Università di Milano-Bicocca e l’Università di Berkeley. I ricercatori hanno analizzato due decenni di dati, dal 2002 al 2022, combinando osservazioni da oltre 1.000 pozzi di monitoraggio con informazioni satellitari raccolte dalla missione GRACE della NASA, dedicata allo studio del ciclo dell’acqua e dei cambiamenti climatici globali.

I risultati sorprendenti dello studio indicano che le aree agricole soggette a irrigazione intensiva mostrano una maggiore stabilità nei livelli delle falde acquifere rispetto a quelle meno irrigate. La spiegazione risiede nel fatto che parte dell’acqua utilizzata per irrigare i campi – in particolare quella che non viene assorbita dalle colture – finisce per infiltrarsi nel suolo, contribuendo alla ricarica degli acquiferi sotterranei.

Questa forma di ricarica “indotta”, spiegano i ricercatori, è alimentata principalmente da acque superficiali provenienti da fiumi e laghi subalpini, che a loro volta dipendono dalla fusione delle nevi alpine. È, quindi, l’intera filiera idrica – dalle Alpi alla pianura – a contribuire a questo effetto stabilizzante.

Ma c’è un elemento chiave che rende questo equilibrio precario: la copertura nevosa invernale. “Finché ci sarà un’adeguata copertura nivale in inverno, le falde saranno stabilizzate dall’irrigazione, anche in presenza di siccità estive”, spiega Marco Rotiroti, dell’Università di Milano-Bicocca, che ha contribuito allo sviluppo del modello idrogeologico dello studio. La diminuzione della neve sulle Alpi, già osservata negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale, potrebbe quindi compromettere la possibilità stessa di irrigare in estate e, dunque, anche di mantenere stabili le falde.

“Questo studio mette in luce l’importanza di comprendere a fondo il bilancio idrico in ambito agricolo”, commenta Christian Massari del CNR-IRPI. Non si tratta di promuovere indiscriminatamente l’irrigazione intensiva, ma di riconoscere che, in un contesto ben regolato, certe pratiche agricole possono avere effetti positivi sulla disponibilità d’acqua locale. La ricerca solleva anche interrogativi importanti sulla sostenibilità futura dell’irrigazione. Con risorse idriche sempre più limitate, sarà fondamentale adottare approcci integrati alla gestione dell’acqua, capaci di coniugare esigenze agricole, tutela ambientale e resilienza climatica.

La Pianura Padana si conferma un laboratorio naturale per studiare le sfide dell’acqua in Europa.

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Aggiornato il 06/05/2025

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