Sostenibilità

Incendi selvaggi estremi: frequenza raddoppiata in 20 anni

di Redazione

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14/07/2024

Un recente studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution, guidato dall’Università della Tasmania, evidenzia come la crisi climatica stia causando un aumento esponenziale degli incendi estremi in tutto il mondo.

L’analisi dei dati satellitari mostra che, dal 2003, l’intensità di questi incendi è raddoppiata, con i sei anni peggiori registrati a partire dal 2017. Gli incendi estremi, che sono più che raddoppiati in frequenza e intensità negli ultimi due decenni, provocano enormi perdite di vite, proprietà, infrastrutture, fauna, flora e biodiversità, con danni per miliardi di dollari. Inoltre l’aumento delle emissioni di carbonio causato da questi roghi alimenta ulteriormente il riscaldamento globale, creando un pericoloso circolo vizioso.

Ognuno dei 12 mesi tra giugno 2023 e maggio 2024 è stato il più caldo mai registrato nella sua categoria. Inoltre, sei degli ultimi sette anni sono stati tra i più intensi per gli incendi selvaggi, secondo il team di ricerca. Secondo lo studio Increasing frequency and intensity of the most extreme wildfires on Earth, dal 2003 il numero di incendi estremi è aumentato di 2,2 volte e la loro intensità di 2,3 volte mentre l’anno scorso, il 2023, ha segnato il record per gli incendi più intensi mai registrati.

Secondo Damian Carrington Calum Cunningham, piro-geografo dell’Università della Tasmania in Australia e autore principale dello studio, le cause sono da ricercare nel cambiamento climatico. “Da tempo vediamo le proiezioni dei modelli su come la frequenza degli incendi aumenti con il cambiamento climatico. Ma ora siamo arrivati al punto in cui gli incendi stessi, manifestazione del cambiamento climatico, si verificano davanti ai nostri occhi. Questo è l’effetto di ciò che stiamo facendo all’atmosfera, bisogna agire con la massima urgenza”.

Gli scienziati, analizzando i dati satellitari della NASA sul primo 0,01% degli incendi selvaggi per energia rilasciata al giorno, hanno identificato circa 2.900 eventi estremi tra gennaio 2003 e novembre 2023. Hanno rilevato che negli ultimi due decenni il numero di incendi nelle foreste temperate di conifere, come quelle di abeti rossi e pini del Nord America occidentale, è aumentato di 11,1 volte. Anche le foreste boreali della Russia e del Nord America hanno visto un aumento significativo, con incendi aumentati di 7,3 volte. Il disgelo del permafrost in queste regioni ha rilasciato carbonio, accelerando il riscaldamento dell’Artico, che sta avvenendo almeno il doppio rispetto al resto del mondo.

Anche il Mediterraneo, l’Oceania e l’Australia hanno registrato un aumento significativo degli incendi. Lo studio rileva che l’aumento delle temperature notturne, che normalmente aiuterebbero a contenere gli incendi, permette invece alle fiamme di bruciare intensamente anche dopo il tramonto. Gli incendi più intensi producono più fumo, mettendo a rischio la salute della fauna selvatica e delle comunità umane vicine.

Il fumo degli incendi boschivi rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica, causando numerosi decessi ogni anno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il fumo degli incendi contiene particolato fine (PM2.5), monossido di carbonio, e altre sostanze tossiche che possono aggravare malattie respiratorie e cardiovascolari. Uno studio ripreso su The Lancet stima che globalmente, il fumo degli incendi boschivi causi circa 339.000 morti premature all’anno, mentre secondo un rapporto di aprile del National Bureau of Economic Research, nell’ultimo decennio il fumo degli incendi boschivi ha contribuito a causare quasi 16.000 decessi in eccesso negli Stati Uniti.

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Aggiornato il 07/10/2024

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