Sostenibilità

Il cambiamento climatico ha rallentato la rotazione della Terra

di Redazione

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Gli effetti del cambiamento climatico e le sue conseguenze sulla Terra sono molteplici e invasivi ma non tutti ugualmente noti o facilmente percepibili. Tra questi, lo scioglimento dei ghiacci è senza dubbio uno dei più evidenti e preoccupanti. I dati scientifici indicano una rapida diminuzione delle masse di ghiaccio polari e glaciali negli ultimi decenni. Per esempio, dal 1979 il Polo Nord ha perso approssimativamente il 13% della sua copertura di ghiaccio marino ogni decennio. Inoltre, la Groenlandia ha assistito a una drastica riduzione dei suoi ghiacciai, con una perdita di oltre il 30% del loro volume totale dal 1978 a oggi. Questo fenomeno ha naturalmente gravi implicazioni per l’innalzamento del livello del mare e secondo i dati scientifici il livello del mare è aumentato di circa 21 centimetri dal 1900 a oggi, con un incremento significativo nell’ultimo periodo.

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature evidenzia una nuova prospettiva del problema: il cambiamento climatico ha inciso sulla velocità di rotazione del nostro pianeta e potrebbe influenzare il modo in cui teniamo il tempo.

Il geofisico Duncan Agnew dell’Istituto di Oceanografia di Scripps a La Jolla, in California, autore dello studio, spiega che il livello del mare è stato influenzato dallo scioglimento significativo dei ghiacci, il che ha alterato la velocità di rotazione della Terra, evidenziando un cambiamento osservabile.

Per secoli, il tempo è stato calcolato in base alla rotazione della Terra: le ventiquattro ore di un giorno corrispondono al periodo di rotazione della Terra sul suo asse, mentre l’anno rappresenta il tempo impiegato per completare la sua orbita intorno al sole.

Nel 1967, con il perfezionamento e l’uso diffuso degli orologi atomici, dispositivi di misurazione estremamente precisi in cui il tempo è determinato dalla frequenza di risonanza di un atomo che emette un segnale periodico di frequenza costante e affidabile, è stata adottata la definizione del secondo basata sul tempo atomico. Questo perché la rotazione della Terra è soggetta a variazioni per diverse ragioni, come le influenze gravitazionali del Sole e della Luna.

Oggi, un insieme di circa 450 orologi atomici determina il tempo ufficiale sulla Terra, noto come Tempo Universale Coordinato (UTC). Periodicamente, vengono introdotti i “secondi intercalari” per allineare l’UTC con la durata effettiva del giorno terrestre. Il primo secondo intercalare fu introdotto nel 1972 su indicazione dell’International Earth Rotation and Reference Systems Service. Da allora sono stati aggiunti 27 secondi, da inserire alternativamente il 30 di giugno o il 31 dicembre dopo le 23:59:59 UTC del giorno stabilito.

Lo studio condotto da Agnew ha utilizzato modelli matematici per distinguere i contributi dei fenomeni geofisici noti alla rotazione della Terra e per i loro impatti sui prossimi secondi intercalari. Secondo le sue analisi, il riscaldamento globale farà slittare la necessità di un altro secondo intercalare dal 2026 al 2029.

I secondi intercalari sono fonte di numerosi problemi per l’informatica, tanto che gli scienziati hanno proposto la loro eliminazione. In risposta a questa problematica, l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure (BIPM) ha deciso di interrompere l’introduzione dei secondi intercalari per un secolo a partire dal 2035.

I ricercatori sono particolarmente preoccupati per il prossimo secondo intercalare, poiché potrebbe essere il primo caso di un secondo negativo, ovvero un secondo saltato anziché aggiunto. Felicitas Arias, ex direttrice del Dipartimento del Tempo presso il BIPM, afferma: “Non sappiamo come gestire un secondo mancante. Ecco perché i metrologi del tempo sono in allarme.”

Da un punto di vista metrologico, il ritardo di tre anni è motivo di ottimismo, spiega Arias. “Perché anche se un secondo intercalare negativo è inevitabile, il fenomeno si verificherà però più tardi del previsto, e di conseguenza il numero di secondi intercalari che il mondo dovrà affrontare prima del 2035 potrebbe essere inferiore alle aspettative.”

Tuttavia, come evidenziato da Agnew, questa prospettiva positiva per gli esperti del tempo non dovrebbe far dimenticare l’urgenza di affrontare i molteplici aspetti e impatti negativi provocati dal riscaldamento globale.

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Aggiornato il 05/15/2024

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