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Etna e Stromboli: le variazioni chimiche dietro le eruzioni esplosive

di Redazione

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12/07/2024

Nel 2024, l’Etna e lo Stromboli hanno mostrato un’attività vulcanica significativa, con frequenti eruzioni ed emissioni di cenere. Questi eventi hanno attirato l’attenzione dei media, evidenziando l’importanza del monitoraggio continuo per la sicurezza delle comunità circostanti. La stampa ha seguito da vicino gli sviluppi, sottolineando l’impatto delle eruzioni sulla vita quotidiana e sui trasporti locali.

Una nuova ricerca condotta da un team multidisciplinare di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università degli Studi Roma Tre e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha evidenziato come i vulcani Stromboli ed Etna possono avere eruzioni più esplosive a causa di piccole variazioni nella composizione chimica del loro magma. Lo studio è intitolato Magma titanium and iron contents dictate crystallization timescales and rheological behaviour in basaltic volcanic systems ed è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment.

“Le concentrazioni di elementi chimici come titanio e ferro influenzano il comportamento del vulcano“, spiega Fabrizio Di Fiore, ricercatore INGV e primo autore dello studio. “Queste variazioni chimiche determinano la formazione di cristalli nel magma che ne aumentano la viscosità e la capacità di intrappolare le bolle di gas. Se le bolle non riescono a sfuggire, si accumulano nel vulcano aumentando la pressione e favorendo eruzioni esplosive”.

Alessandro Vona, vulcanologo dell’Università degli Studi Roma Tre, sottolinea come lo studio rappresenti un passo avanti nella comprensione del trasporto del magma, che determina lo stile eruttivo. “I magmi basaltici, come quelli di Etna e Stromboli, tendono a produrre eruzioni effusive, ma la nostra ricerca spiega perché si verificano eventi esplosivi”.

Danilo Di Genova, ricercatore presso l’Istituto di scienza, tecnologia e sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Issmc) ha invece rimarcato come l’interazione tra vulcanologia e scienza dei materiali abbia permesso di evidenziare che anche piccole variazioni nella concentrazione di ferro e titanio del magma possono influenzare il comportamento dei vulcani. “Questo perché alcuni magmi riescono a solubilizzare con grande efficacia questi due elementi, mentre altri magmi tendono ad espellerli rapidamente sotto forma di cristalli”.

La ricerca è stata condotta nell’ambito del Progetto INGV UNO sul vulcanismo esplosivo dello Stromboli. Piergiorgio Scarlato, ricercatore dell’INGV e coordinatore del Progetto ha sottolineato come i risultati raggiunti dimostrino l’importanza degli studi sperimentali in vulcanologia e in petrologia per migliorare la comprensione dei vulcani. “La collaborazione tra INGV, CNR e Università Roma Tre è stata fondamentale per questo avanzamento scientifico”.

La fase successiva dello studio mira a integrare le osservazioni sperimentali con i processi naturali, al fine di sviluppare modelli predittivi delle eruzioni vulcaniche basati su probabilità. Questo lavoro aiuterà a migliorare le previsioni delle eruzioni vulcaniche, contribuendo alla sicurezza delle comunità che vivono nelle vicinanze dei vulcani attivi.

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Aggiornato il 07/10/2024

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