Sostenibilità

Cambiamento climatico e siccità estrema in Sicilia e Sardegna: un’emergenza crescente

di Redazione

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07/10/2024

Sicilia e Sardegna hanno subito precipitazioni eccezionalmente scarse e temperature molto elevate negli ultimi 12 mesi, culminando in condizioni di siccità estrema a partire da maggio 2024. Dopo un autunno con piogge molto inferiori alla media, il 2024 è stato caldo e secco in gran parte del Sud Italia, con allerte siccità già emesse a dicembre 2023 in Sicilia e da maggio in Sardegna. A seguito di misure settoriali per il bestiame e l’acqua potabile in alcune province tra febbraio e marzo, a maggio 2024 la Sicilia ha dichiarato lo stato di emergenza, seguita dalla Sardegna a luglio.

La siccità è proseguita e ad inizio settembre i bacini idrici delle due isole erano quasi vuoti, nonostante il razionamento dell’acqua sia stato introdotto già a febbraio. L’acqua non è stata disponibile per l’irrigazione in molte aree significative, con gravi conseguenze per l’agricoltura e l’allevamento.

Sebbene Sicilia e Sardegna siano abituate a estati calde e secche, la situazione sta peggiorando. In Sicilia, gli agricoltori hanno subito gravi perdite nei raccolti di grano e sono stati costretti ad abbattere il bestiame in anticipo, mentre in alcune zone gli ulivi stanno perdendo le olive con mesi di anticipo.

La crisi idrica ha colpito anche la popolazione e il turismo, costringendo entrambe le isole a razionare l’acqua per mesi. Inoltre, la siccità ha favorito lo scoppio di incendi che hanno devastato foreste e terreni agricoli.

Un gruppo di 15 ricercatori provenienti da Italia, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, Commissione Europea e Stati Uniti ha condotto uno studio dal titolo Climate change key driver of extreme drought in water scarce Sicily and Sardinia, recentemente pubblicato dal World Weather Attribution (Wwa), per valutare se e in quale misura il cambiamento climatico abbia influenzato la siccità di 12 mesi in Sicilia e Sardegna.

Esistono diversi criteri per definire una siccità: quella meteorologica si basa solo sulla scarsità di piogge, mentre quella agricola considera sia le precipitazioni sia l’evapotraspirazione o il livello di umidità del suolo. Poiché l’evapotraspirazione, accentuata dal riscaldamento regionale, può aggravare notevolmente gli effetti della siccità, lo studio ha analizzato la siccità agricola utilizzando l’Indice Standardizzato di Precipitazione-Evapotraspirazione (SPEI). Questo indice calcola la differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale per stimare l’acqua disponibile: più il valore SPEI è negativo, più severa è la siccità.

Lo studio evidenzia che le principali attività economiche in Sicilia, come l’agricoltura e il turismo, dipendono fortemente dalla disponibilità di acqua, rendendo le conseguenze economiche della siccità devastanti per molti e richiedendo tempo per la ripresa. In Sardegna, l’agricoltura è meno rilevante economicamente, ma ha un forte valore culturale, creando sfide nella gestione delle priorità tra l’uso domestico e agricolo dell’acqua su entrambe le isole.

Anche gli ecosistemi naturali sono colpiti. L’espansione agricola, soprattutto in Sicilia, ha aumentato la domanda d’acqua, riducendo di 62 ettari all’anno gli ecosistemi naturali, comprese le zone umide, dal 1990.

Secondo i dati osservativi, la siccità attuale è tra le più gravi mai registrate. In Sardegna non è insolita nel clima attuale, riscaldato di 1,3°C principalmente per l’uso di combustibili fossili, mentre in Sicilia eventi di tale gravità sono molto più rari. Su entrambe le isole, la probabilità di una siccità simile a quella del periodo agosto 2023-luglio 2024 è aumentata di circa il 50% a causa del cambiamento climatico indotto dall’uomo.

Per comprendere i fattori meteorologici alla base delle recenti siccità, sono stati esaminati i singoli componenti dell’indice di siccità: piogge, evapotraspirazione potenziale e temperatura. È emerso che le variazioni nelle precipitazioni sono minime e non statisticamente rilevanti, mentre i valori di evapotraspirazione e temperatura osservati quest’anno sarebbero stati quasi impossibili senza il cambiamento climatico causato dall’uomo. Pertanto, l’aumento della gravità della siccità è attribuibile principalmente all’incremento delle temperature estreme.

È noto che i modelli climatici tendono a sottostimare l’aumento delle temperature estreme in Europa, spiegando in parte la discrepanza tra la siccità osservata e quella prevista dai modelli. In un mondo più caldo di 2°C rispetto all’era preindustriale, situazione possibile entro il 2050 senza significative riduzioni delle emissioni, siccità come quelle di Sicilia e Sardegna diventeranno più frequenti.

Una gestione efficace del rischio di siccità in regioni come la Sardegna e la Sicilia richiede un’attenzione costante alla preparazione e all’adattamento a lungo termine. Investire in infrastrutture resilienti, strategie di conservazione idrica e gestione sostenibile delle risorse è essenziale per mitigare gli impatti della siccità. Tra le soluzioni proposte dalla ricerca scientifica, vi sono una gestione più efficiente delle risorse idriche, l’uso di tecnologie come la raccolta dell’acqua piovana e la desalinizzazione, oltre al riciclo delle acque reflue per ridurre la pressione sulle risorse di acqua dolce. Infine, la ricerca evidenzia come l’invecchiamento delle infrastrutture stia aggravando la crisi idrica. Infrastrutture verdi come tetti e giardini verticali, insieme allo sviluppo di spazi verdi urbani, possono contribuire a migliorare la gestione delle riserve idriche e ridurre l’effetto “isola di calore”.

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Aggiornato il 10/04/2024

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