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Artico, la tundra prende il posto del ghiaccio. E non è una buona notizia.

di Redazione

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10/03/2025

L’Artico sta diventando sempre più verde. A confermarlo è uno studio internazionale coordinato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), in collaborazione con Alfred Wegener Institute, Helmholtz Center for Polar and Marine Research e Joint Research Center Eni Cnr. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communication Earth & Environment, la tundra, tipica vegetazione delle regioni polari, è in rapida espansione a partire dall’inizio del XX secolo. Il fenomeno sembra strettamente legato alla riduzione della copertura di ghiaccio marino e al ritiro dei ghiacciai.

Gli scienziati hanno analizzato le firme chimiche presenti in un archivio sedimentario marino prelevato alle estreme latitudini delle Isole Svalbard, in Norvegia. “Abbiamo individuato segnali che indicano un importante cambiamento nella copertura della tundra tra la Piccola Età del Ghiaccio (1400–1900 d.C.) e gli ultimi 100 anni, in concomitanza con il riscaldamento globale di origine antropica”, spiega Tommaso Tesi, ricercatore del Cnr-Isp e coordinatore dello studio. I dati raccolti rappresentano la prima ricostruzione che collega il declino dei ghiacci marini all’incremento della vegetazione nelle Svalbard.

Lo studio ha evidenziato che la tundra ha iniziato a espandersi con l’inizio del XX secolo, ma il fenomeno ha subito un’accelerazione significativa negli anni ’90. Questo periodo coincide con il rapido aumento delle temperature globali e il declino della criosfera artica. La riduzione dei ghiacciai ha lasciato spazio a nuovi ecosistemi vegetali, modificando profondamente il paesaggio artico.

Le analisi geochimiche hanno mostrato che le prime forme di vita a colonizzare le terre emerse dallo scioglimento dei ghiacci sono stati muschi e licheni, tipici della tundra. Con il progressivo miglioramento delle condizioni del suolo, hanno fatto la loro comparsa anche le piante vascolari, ovvero quelle con radici, fusto e foglie. Tra queste, la Salix polaris, una piccola specie arbustiva, sta aumentando la sua distribuzione grazie alle condizioni climatiche più miti.

L’espansione della vegetazione potrebbe avere effetti contrastanti sull’ecosistema artico. Da un lato, un aumento della copertura vegetale potrebbe favorire l’assorbimento di carbonio atmosferico, contribuendo a mitigare il cambiamento climatico. Dall’altro, la trasformazione degli habitat potrebbe alterare i cicli biogeochimici e avere ripercussioni sulle specie animali autoctone.

Un ulteriore fattore critico è rappresentato dal permafrost, lo strato di suolo perennemente ghiacciato. Il suo scioglimento, accelerato dall’aumento delle temperature, potrebbe rilasciare grandi quantità di gas serra, come metano e anidride carbonica, vanificando i benefici derivanti dall’incremento della biomassa vegetale.

Lo studio, che rientra nei progetti PAIGE ed ENI–CNR Joint Research Agreement, rappresenta un passo avanti nella comprensione delle complesse dinamiche tra clima, criosfera ed ecosistemi terrestri. L’uso di marcatori vegetali ha permesso di colmare un’importante lacuna nella conoscenza della storia del greening artico, fornendo preziose informazioni sulla risposta della tundra ai cambiamenti climatici in corso. Se da un lato il fenomeno suggerisce una resilienza degli ecosistemi artici, dall’altro evidenzia le profonde trasformazioni in atto. Un Artico sempre più verde potrebbe sembrare una buona notizia, ma rappresenta anche un chiaro segnale d’allarme per la stabilità dell’intero sistema climatico globale.

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Aggiornato il 03/04/2025

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