Un importante passo avanti nella lotta contro l’Alzheimer arriva dai ricercatori dell’Università Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, in collaborazione con l’Università di Catania. Pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, la ricerca propone un’innovativa terapia nasale per contrastare il declino cognitivo e i danni cerebrali tipici della malattia.
Il team, guidato dal Professor Claudio Grassi e dal Professor Salvatore Fusco, ha scoperto che un enzima cerebrale, S-aciltransferasi (zDHHC7), è presente in concentrazioni eccessive nei cervelli di pazienti deceduti con Alzheimer. Questa condizione è correlata a un peggioramento delle performance cognitive. L’enzima è responsabile di una modificazione chimica, la S-palmitoilazione, che altera proteine fondamentali per le funzioni cognitive. I ricercatori hanno dimostrato che inibendo l’attività di zDHHC7, utilizzando uno spray nasale a base di un farmaco sperimentale chiamato 2-bromopalmitato, è possibile ridurre l’accumulo di proteine tossiche come la beta-amiloide, rallentare il declino cognitivo e migliorare la sopravvivenza nei modelli animali.
“I nostri dati dimostrano che, in modelli sperimentali di Alzheimer, l’inibizione sia farmacologica che genetica della S-palmitoilazione proteica è in grado di contrastare l’accumulo di proteine dannose per i neuroni e ritardare l’insorgenza e la progressione del declino cognitivo”, aggiunge la dottoressa Francesca Natale, primo autore dello studio.
La ricerca evidenzia, inoltre, il legame tra l’insulino-resistenza cerebrale e l’aumento di zDHHC7. Questo fenomeno, già noto per essere associato al diabete di tipo 2, sembra giocare un ruolo fondamentale anche nello sviluppo dell’Alzheimer, tanto che quest’ultimo è stato soprannominato “diabete di tipo III”.
Grazie a un finanziamento di 890.000 euro ottenuto dal Ministero della Salute nell’ambito del PNRR 2023, il team esplorerà nuove terapie più mirate. Tra queste, ci sono i “cerotti genetici”, piccoli oligonucleotidi progettati per legarsi all’RNA dell’enzima zDHHC7, bloccandone l’azione. Un’altra possibilità è rappresentata da proteine ingegnerizzate che interferiscono con l’attività dell’enzima.
“Ad oggi non esistono farmaci in grado di inibire selettivamente zDHHC7, ma i risultati ottenuti aprono la strada a terapie mirate, potenzialmente applicabili all’uomo in futuro”, spiega il Professor Grassi.
Questa scoperta rappresenta una svolta importante nella ricerca sull’Alzheimer, puntando non solo a rallentare la progressione della malattia, ma anche a migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti. L’approccio innovativo, combinato con le tecnologie genetiche avanzate, lascia intravedere un futuro in cui la lotta contro l’Alzheimer potrebbe essere più efficace che mai. Questa ricerca italiana sottolinea ancora una volta l’importanza degli investimenti nella scienza e nell’innovazione per affrontare le sfide delle malattie neurodegenerative.
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Uno spray nasale per combattere l’Alzheimer
di Redazione
2 minuti
11/12/2024
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Aggiornato il 12/02/2024