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Una nuova speranza per contrastare la CTD, una rara malattia cerebrale

di Redazione

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19/10/2025

Una ricerca condotta dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In), in collaborazione con l’Irccs Fondazione Stella Maris e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), ha messo a punto una terapia genica preclinica capace di ridurre i sintomi della CTD (Cerebral Creatine Transporter Deficiency), una patologia rara che compromette lo sviluppo cerebrale e provoca disturbi simili a quelli dello spettro autistico. I risultati, pubblicati sulla rivista Brain, rappresentano un importante passo avanti verso la possibilità di applicazioni cliniche future.

La CTD è una malattia genetica legata al cromosoma X, causata dalla mancanza del trasportatore della creatina, una molecola essenziale per il metabolismo energetico del cervello. L’assenza di questo meccanismo altera la comunicazione tra le aree cerebrali, portando a disabilità intellettiva, crisi epilettiche e difficoltà comportamentali. Finora non esistevano terapie efficaci in grado di contrastarne gli effetti.

Il team di ricerca ha sperimentato una terapia genica somministrata in fase perinatale, cioè nel periodo immediatamente precedente o successivo alla nascita. La tecnica consiste nell’introdurre nel modello murino il gene umano che produce la proteina responsabile del trasporto della creatina, ripristinando così la funzionalità delle cellule cerebrali. “In questo modo siamo riusciti a ristabilire l’organizzazione funzionale del cervello e a migliorare in modo significativo le funzioni cognitive e comportamentali, con effetti che si mantengono fino all’età adulta”, spiega Laura Baroncelli, ricercatrice del Cnr-In e coordinatrice dello studio.

Uno degli aspetti più delicati del lavoro riguarda la calibrazione dell’espressione genica. Dosare in modo preciso la quantità di gene introdotta è fondamentale per evitare effetti collaterali indesiderati. Alcuni sintomi, come i deficit in specifiche forme di memoria, non sono stati completamente corretti, ma la terapia ha mostrato risultati promettenti in termini di recupero cognitivo e comportamentale.

Lo studio non solo apre la strada a nuove strategie terapeutiche per la CTD, ma contribuisce anche alla comprensione dei meccanismi cerebrali alterati da questa malattia. “La ricerca ci ha permesso di comprendere meglio come la carenza di creatina influenzi lo sviluppo del cervello. L’obiettivo ora è tradurre questi risultati in applicazioni cliniche che possano migliorare la qualità della vita delle persone affette da CTD”, conclude Baroncelli.

Questa scoperta dimostra come le terapie geniche, un campo in rapido sviluppo, possano rappresentare una nuova frontiera per la neurologia, offrendo speranze concrete per patologie rare e complesse che, fino a pochi anni fa, sembravano prive di soluzioni.

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Aggiornato il 10/08/2025

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