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Una “molecola smart” contro l’Alzheimer

di Redazione

3 minuti

29/03/2026

Una piccola molecola di sintesi potrebbe aprire una nuova strada nella lotta contro la malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza neurodegenerativa. Invece di concentrarsi esclusivamente sulla rimozione delle placche amiloidi, un nuovo studio suggerisce di rafforzare le difese naturali del cervello, aiutandolo a eliminare in modo più efficiente le proteine tossiche che si accumulano nel tempo.

È questa la strategia proposta da una ricerca coordinata dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) di Pozzuoli e pubblicata sulla rivista Journal of Neuroinflammation. Il lavoro descrive lo sviluppo e i primi risultati preclinici di Sulfavant A, una piccola molecola di sintesi progettata per modulare il sistema immunitario del cervello.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’IRCCS Fondazione Santa Lucia.

L’Alzheimer è caratterizzato dall’accumulo nel cervello di aggregati proteici, tra cui il peptide beta-amiloide, che tende a formare placche extracellulari associate a neurotossicità e perdita di neuroni. Nonostante anni di ricerca, le terapie disponibili sono ancora limitate e spesso mirano a intervenire quando la malattia è già in fase avanzata. Secondo i ricercatori, il nuovo approccio potrebbe rappresentare un cambio di prospettiva.

«Il lavoro suggerisce di non concentrarsi esclusivamente sulla rimozione diretta delle placche amiloidi, ma di sostenere e potenziare i meccanismi endogeni di difesa del cervello, con particolare attenzione al ruolo dell’immunità innata», spiega Angelo Fontana, direttore del Cnr-Icb e coordinatore dello studio.

Al centro di questa strategia c’è la microglia, un tipo di cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale. Queste cellule svolgono una funzione di sorveglianza, riconoscono e rimuovono detriti cellulari, proteine anomale e aggregati tossici.

Nella malattia di Alzheimer, tuttavia, la capacità della microglia di eliminare le proteine dannose può risultare compromessa, contribuendo alla progressione della patologia. La molecola Sulfavant A è stata progettata proprio per modulare in modo selettivo l’attività della microglia, aumentando la sua capacità di rimuovere gli aggregati proteici nelle fasi iniziali della malattia.

Nei modelli preclinici utilizzati nello studio, il trattamento con Sulfavant A ha prodotto risultati incoraggianti. I ricercatori hanno osservato una riduzione significativa delle placche di beta-amiloide; una diminuzione dei segni di degenerazione neuronale e un miglioramento delle funzioni cognitive, in particolare nei test di memoria e apprendimento.

«I dati suggeriscono che il sostegno alla funzione microgliale possa contribuire al ripristino di un equilibrio fisiologico compromesso nelle fasi di malattia», spiega Marcello D’Amelio, responsabile dell’Unità di neuroscienze molecolari dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e responsabile della sperimentazione preclinica.

Sulfavant A non è una molecola completamente nuova nella ricerca biomedica. Si tratta di un composto sintetico brevettato dal Cnr che era già stato studiato per la sua capacità di potenziare la risposta immunitaria dell’organismo, ad esempio nel trattamento di alcuni tumori come il melanoma e nella risposta a infezioni batteriche. Il nuovo lavoro dimostra ora che la stessa proprietà immunomodulante potrebbe essere sfruttata anche nel sistema nervoso centrale.

Sebbene i risultati siano ancora limitati ai modelli preclinici, i ricercatori ritengono che questa strategia possa aprire prospettive interessanti non solo per l’Alzheimer, ma anche per altre malattie neurodegenerative. «Il potenziamento dell’immunità innata cerebrale rappresenta una strategia terapeutica promettente e complementare agli approcci tradizionali», conclude Fontana.

Il prossimo passo sarà la validazione clinica, per verificare sicurezza ed efficacia della molecola negli esseri umani. Il progetto, sostenuto da finanziamenti europei e dalla Regione Campania, punta ora a coinvolgere partner industriali per sviluppare nuove terapie capaci di intervenire precocemente sui meccanismi della malattia.

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Aggiornato il 03/10/2026

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