Non conta solo quante persone si vaccinano, ma anche quando ricevono le diverse dosi. Secondo uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), infatti, la gestione dell’intervallo tra la prima dose di vaccino (primer) e quella di richiamo (booster) può fare la differenza tra un’epidemia sotto controllo e una fuori controllo.
La ricerca, condotta dall’Istituto dei sistemi complessi (Cnr-Isc) e dall’Istituto per le applicazioni del calcolo (Cnr-Iac) e pubblicata su Physical Review Research, ha utilizzato modelli matematici per simulare scenari di distribuzione del vaccino in condizioni diverse, tenendo conto sia della disponibilità di dosi sia della velocità di somministrazione.
I risultati mostrano che in situazioni di risorse limitate, la strategia più efficace è dare priorità assoluta alla prima dose di vaccino. In questo modo si aumenta rapidamente la copertura vaccinale iniziale, riducendo il numero di persone completamente prive di protezione e abbassando il rischio di malattie gravi e ricoveri.
Al contrario, quando i vaccini sono più abbondanti e la capacità di somministrazione è elevata, diventa vantaggioso iniziare a distribuire anche le seconde dosi mentre una parte della popolazione sta ancora aspettando la prima. Lo studio identifica, inoltre, il punto di transizione tra i due scenari, una soglia oltre la quale è più utile combinare la somministrazione di prime e seconde dosi di vaccino.
Queste conclusioni aiutano a rileggere le scelte fatte durante la pandemia di Covid-19. In molti Paesi, infatti, le dosi disponibili erano poche e i governi hanno dovuto decidere come distribuirle al meglio.
Alcuni, come il Regno Unito, hanno scelto di prolungare l’intervallo tra le dosi, seguendo le raccomandazioni del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI): vaccinare più persone possibile almeno con una dose di vaccino era considerato il modo più rapido per ridurre ricoveri e decessi. Altri Paesi, invece, hanno rispettato le indicazioni iniziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), che suggerivano un intervallo più breve tra la prima e la seconda dose di vaccino.
«Una corretta strategia può perfino spostare la soglia epidemica e, in alcuni casi, sopprimere del tutto un’epidemia che con una pianificazione sub-ottimale sarebbe esplosa», spiega Francesca Colaiori, ricercatrice del Cnr-Isc e prima autrice dello studio.
Secondo gli autori, lo studio ha un valore che va oltre la pandemia recente. Le epidemie non si combattono solo con la disponibilità di vaccini, ma anche con scelte intelligenti di distribuzione. L’analisi mostra che ciò che è ottimale per l’individuo (un intervallo preciso tra le dosi per massimizzare la risposta immunitaria) non sempre coincide con ciò che è ottimale per la collettività , soprattutto quando le risorse sono scarse.
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Perché il tempo tra le dosi di vaccino può cambiare l’andamento di un’epidemia?
di Redazione
2 minuti
14/09/2025
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Aggiornato il 09/22/2025