Medicina

«Per migliorare il rapporto con gli animali bisogna sapere di cosa hanno bisogno e metterli in condizione di averlo». Intervista a Luca Giansanti

di Redazione

9 minuti

Le famiglie italiane che scelgono di condividere la propria vita con un amico a quattro zampe sono tante. I più recenti dati del 2023 parlano di 65 milioni di animali domestici. Amore e dedizione, cura e passione, sono solo alcuni degli aspetti che chi prende con sé un animale deve allenare quotidianamente, consapevole che quell’essere lì non è un pupazzo, ma un pezzo di vita da tutelare al pari (anzi, in molti casi, anche di più) di un umano. A trasmettere tutta la sua passione è stato, durante la nostra intervista, il Dott. Luca Giansanti, medico veterinario e divulgatore scientifico, conosciuto su Instagram, dove conta 193k di follower, e su TikTok, dove conta 119k di follower, come @dr.luca_vet.

Con il Dott. Luca Giansanti abbiamo parlato di quanto sia importante investire nell’educazione del proprio cane, delle pratiche da attuare in questa stagione di pollini e parassiti, del complesso mondo del comportamento felino, di come gestire cani e gatti in relazione alle vacanze estive, dando priorità al nostro benessere.

Chi è Luca Giansanti? E quando capisce di voler diventare un veterinario? 
«Sono un medico veterinario dalle mille passioni. Avrei bisogno di giornate di 72 ore per riuscire a fare tutto. Soprattutto considerando che il lavoro occupa gran parte del mio tempo. Capisco di voler diventare veterinario durante gli studi, ma la mia grande passione inizia nel momento in cui comincio a svolgere il mestiere. Non ti rendi conto di cosa significhi essere medico veterinario fino a quando non lo sei. Il mondo della veterinaria è immenso, ci sono mille sfaccettature, tanti diversi sbocchi professionali. Il fatto di essere cresciuto, grazie a mia madre, in mezzo a cani e gatti è sicuramente uno dei motivi per cui ho scelto di fare questo mestiere. All’età di sette anni avevo già otto gatti e cinque anni dopo ho adottato il mio primo cane! Ma non basta essere innamorati degli animali per diventare veterinario. Ce lo conferma il fatto che è un mestiere con un tasso di suicidi nel mondo molto alto, così come di depressione. È una vocazione che passa anche per l’amore, ma non solo».

Parliamo di cani, esistono davvero ‘razze cattive’?
«Non esistono. Esistono, piuttosto, razze predisposte a fare un certo tipo di lavoro perché selezionate geneticamente, frutto dell’unione di determinate caratteristiche comportamentali che poi sono state attribuite alla razza stessa. Per esempio, il cane corso nasce come cane da difesa personale per cui è portato, per sua natura, a difendere non solo il territorio, ma, soprattutto, il suo amico umano a cui si lega tantissimo. Il pastore tedesco idem, ma con una dinamica più di gregge, così come anche il pastore maremmano, che adora stare nella natura, allo stesso modo del cane cecoslovacco che sta stretto in un determinato ambiente. Il cane diventa cattivo quando percepisce una situazione di pericolo e si deve difendere oppure sta svolgendo il suo lavoro.

Per cui cani che sono addestrati ad essere aggressivi lo diventano nel momento in cui percepiscono una situazione di pericolo. Mentre quei cani che sono lasciati allo stato brado e diventano cattivi, lo sono semplicemente perché non gli è stata data un’educazione e, quindi, percepiscono la difesa del territorio o la difesa personale laddove, in realtà, non ce n’è bisogno. In ogni caso, per quanto un cane possa essere grosso e spaventoso, il miglioramento genetico e l’educazione soggettiva fanno la differenza. Basti pensare ai doberman, ad esempio, che sembrano spaventosi, ma in realtà sono dei bonaccioni. Investire i propri soldi non solo nella buona alimentazione, ma anche nell’educazione del cane è una scelta vincente. Rende il nostro amico a quattro zampe tranquillo, al di là della razza».

È arrivata la primavera. Consigli per i padroni durante le passeggiate con il proprio cane?
«È il periodo della ricomparsa dei pollini e dei parassiti. È importante iniziare i protocolli antiparassitari, non solo per pulci e zecche, ma soprattutto per le zanzare e i flebotomi. Per i cani che vanno in passeggiata è fondamentale un protocollo antiparassitario ben fatto che varia in base alla geolocalizzazione. Quindi, per avere un piano preciso e adeguato, bisogna consultare il proprio veterinario. Nei soggetti atopici, inoltre, è bene prevenire l’insorgere di allergie stagionali tramite integratori specifici da prendere prima del picco di allergia. Alcuni cani, ad esempio, sviluppano dermatiti da contatto anche solo con l’erba. In quel caso è possibile somministrare antistaminici e controllare, dopo la passeggiata, lo stato del cane, soprattutto se a pelo corto. Qualora non dovesse passare o aggravarsi è bene rivolgersi al proprio veterinario. Il consiglio è non farli avvicinare alle ortiche che possono fare loro del male. Questa stagione è anche quella più pericolosa per eventuali virus respiratori e gastroenterici, quindi il suggerimento è investire, in questo periodo dell’anno, in vitamine e integratori che possano aiutare a proteggere il cane da queste malattie».

Molti gatti vivono esclusivamente in casa e tanti padroni si chiedono se questo sia, per loro, motivo di sofferenza. È così?
«Il gatto ha dei punti di riferimento soprattutto di tipo ambientale, quindi, se ha dei richiami esterni, soffre l’interno, se, invece, è un gatto nato e cresciuto in casa, in cattività, che non sa neanche cosa c’è all’esterno, non lo richiede neanche. Però, anche in questo caso, deve essere messo in condizione di vivere in un ambiente particolarmente stimolante, arricchito per non soffrire, avere carenze o incombere in frustrazione e stress. Il cane, invece, ha dei punti di riferimento prevalentemente sociali, quindi al cane basta stare con il suo umano».

Il comportamento del gatto è spesso criptico. È difficile per l’uomo instaurare un rapporto sano. Qualche consiglio?
«Il comportamento felino è un mondo gigantesco e, talvolta, poco esplorato. Tra l’altro non esiste una regola universale, è molto soggettivo cosa si intenda per ‘relazione sana’. Per molti è sano far salire il gatto sul letto o sul piano cottura, per altri non lo è. Sicuramente è importante avere una casa a prova di gatto, cioè un ambiente che possa stimolarlo e farlo stare bene, pur non stando in mezzo alla natura. Un gatto che viene privato dell’esterno e messo dentro casa deve avere a disposizione determinate strutture come l’arricchimento verticale e giochi di vario genere. È importante giocare con il gatto, dedicargli del tempo, perché un gatto abbandonato a sé stesso è in realtà un gatto che tende a diventare frustrato e obeso. In una casa con un gatto le porte devono essere sempre aperte e, se ci sono più gatti, bisogna avere più di una lettiera.

Tutte quelle regole che servono per far stare il gatto a proprio agio come la disposizione delle ciotole, della lettiera, del tiragraffi devono essere rispettate. Diciamo che il rapporto tra uomo e gatto, per quanto non sembri così, diventa sano quando da parte dell’uomo c’è una conoscenza approfondita dell’universo felino ed ecco perché mi preme tanto divulgare sui social determinati concetti. In generale, per migliorare il rapporto con gli animali bisogna studiare, sapere, capire di cosa hanno bisogno e metterli in condizione di averlo. Per il gatto, che è un soggetto fortemente stress sensibile, è fondamentale limitarlo, anche perché probabilmente è da questo che dipende un buon 80% delle sue patologie, dall’eccessiva produzione di cortisolo per stress sociale e ambientale».

In vista delle vacanze estive, quali sono i modi migliori per lasciare cani e gatti pensando alla loro salute, sicurezza e benessere?
«Il cane oggi si può portare ovunque. Ti fai il cane e ti scegli le strutture che ti possono accettare, sennò non vai. Questa, per me, è l’unica opzione. Non esiste lasciare il cane una settimana da solo. Se proprio si deve andare all’estero e non si può portarlo con sé per problemi, ad esempio, di stiva sull’aereo, allora si può valutare di lasciarlo a una figura di riferimento. Ma il cane tende a soffrire molto, ci sono cani che si lasciano morire per questi traumi. Quindi, il consiglio è portarlo sempre, ovviamente in aereo no stiva, ma cabina. Per il gatto è diverso. Si stressa di più per il cambio di punti di riferimento ambientali che per il cambio di punti di riferimento sociali. Quindi, il consiglio è lasciarlo nel suo ambiente, con qualcuno che vada a cambiare lettiera e assicuri il ricambio di cibo e acqua quotidianamente».

Divulgare la medicina veterinaria. Cosa significa? E i social media che ruolo giocano?
«Divulgare la medicina veterinaria è fondamentale, serve a migliorare la cultura di base in materia, al momento, a mio avviso, deficitaria. Tutti hanno animali domestici, ma molti non ne conoscono i bisogni. Quindi, fare divulgazione è molto importante ed è il motivo per cui molti veterinari, specialmente quelli che appartengono alle nuove generazioni, stanno puntando sui social. Conoscere serve a migliorare non solo la vita del proprio amico a quattro zampe, ma anche la propria. Migliora il rapporto con l’animale, con la natura e si riducono anche spese e patologie. I social sono il mezzo che permette di arrivare a tutte le generazioni, dal bambino che non ha potere economico, ma può essere sensibilizzato all’amore e al rispetto degli animali, fino all’adulto che detiene il potere economico e, quindi, può prendere decisioni in virtù del miglioramento della vita del suo amico a quattro zampe.

A mio parere, quello che sui social fa davvero la differenza è l’hashtag, che ti permette con un click di avere una mole di nozioni e informazioni esponenziale. Bisogna, poi, canalizzare, essere intelligenti e capire le fonti attendibili. I social hanno un grande potere, ma vanno usati con cervello».

In questi anni di divulgazione sui social, cosa può dire di aver imparato dal suo pubblico, sia a livello personale che professionale? 
«I social mi hanno insegnato tanto. Il format del “vetquiz” che ho ideato mi ha permesso di scoprire che le persone, ascoltandomi, imparano e, a distanza di settimane, se viene riproposta la stessa domanda, la percentuale di risposte corrette aumenta. Questo personalmente è un grande traguardo. Così come lo è anche il fatto che i miei clienti, guardando le mie storie, sono più consapevoli e, quando vengono a visita con i loro animali, sono più preparati. Questo mi aiuta, spesso, a saltare alcuni step diagnostici. Ad esempio, molti portano il cane dal veterinario per un episodio di diarrea. Tu, umano, se hai un episodio di diarrea non chiami il medico, ti prendi il fermento e, se il giorno dopo continua, vai dal medico. Questo in medicina veterinaria non succede, perché spesso un solo episodio di diarrea causa ansia nel padrone.

Il mio ruolo è anche questo, cioè saper indicare quelli che sono i momenti in cui correre dal veterinario e i momenti in cui la cosa è gestibile da soli. Quindi evitare di vivere nell’ansia per cose che non ne necessitano e evitare di prendere sottogamba le cose che, invece, devono essere affrontate con più coscienza e puntualità. Ad esempio, se un cane ingoia un osso e inizia a vomitare, evitare di farlo vomitare quindici volte prima di portarlo dal veterinario può salvargli la vita. Un cane di grande taglia che inizia ad avere ripetuti conati di vomito improduttivi è un cane che probabilmente ha una torsione gastrica, quindi bisogna correre! Un gatto che non riesce a urinare ha un’occlusione uretrale. Questi sono casi che devono essere affrontati nell’arco di poche ore. I miei clienti lo sanno e non mi fanno più determinate domande. Quindi se riesco, attraverso i social, a raggiungere tante famiglie italiane, invece di ripetere costantemente le stesse cose a sole dieci persone, ottimizzo anche la mia forza lavoro».

“Ogni gatto ne va matto” e “Cane Sano, Vita Felice”: quale approccio ha seguito nella stesura di questi libri e qual era il suo obiettivo? Ne ha altri in programma? Se sì, quali saranno gli argomenti?
«Durante il covid, la casa editrice mi ha contattato per pubblicare questa collana. Ho deciso di scrivere prima il libro sul gatto perché, in quel periodo, i gatti sono impazziti per l’alterazione dei punti di riferimento sociali e ambientali e hanno iniziato ad avere tanti problemi, soprattutto urinari. La casa editrice è stata brava a rendere, in entrambi i libri, il mio linguaggio scientifico alla portata di tutti. Sono libri che arrivano a tutti bene. È bello. Uniscono il lato medico al miglioramento della vita degli animali e del loro stile di vita.

Il mio prossimo libro, invece, sarà legato al format “vetquiz” che ho ideato sui social. Ho deciso di renderlo cartaceo, stile settimana enigmistica. Alla fine, ci saranno i risultati e tutte le spiegazioni del perché è giusta una risposta piuttosto che un’altra. Sarà una guida su come affrontare determinate situazioni».



Il Dottor Luca Giansanti nasce a Roma nel 1992. Dopo il diploma in studi classici, si laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Camerino, dove si appassiona alla medicina interna e all’ecografia. Inizia subito a lavorare come prontosoccorsista in varie cliniche.
Oggi opera a Roma come medico chirurgo veterinario ed ecografista freelance. Da circa 3 anni ha iniziato la sua attività divulgativa sui social con lo scopo di formare i proprietari di cani e gatti, e offrire videoconsulti per aiutare, anche a distanza, i proprietari nelle loro scelte mediche e gestionali. Nella stagione 2021/2022 ha condotto su Rai2 “La clinica degli animali”, rubrica dedicata alla medicina veterinaria nel programma “I Fatti Vostri”. È autore di due libri pubblicati con Newton Compton “Ogni gatto ne va matto” e “Cane sano vita felice”.

Instagram: @dr.luca_vet
TikTok: @dr.luca_vet
Facebook: Luca Giansanti

Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship

Aggiornato il 05/15/2024

Articoli correlati